CONGREGAZIONE CISTERCIENSE D'ITALIA

CONGREGAZIONE CISTERCIENSE D'ITALIA. - Ales- sandro VI, nel 1497, stabilì l'unione dei monasteri cistercensi dell'alta Italia in una Congregazione, denominata S. Bernardo; ma essa divenne effettiva solo con un nuovo intervento di Giulio II (1501). Fu chiamata anche Congregazione lombarda. Ur- bano VIII nel 1631 ne approvò gli statuti e l'abate presidente della Congregazione ebbe il primo posto nel Capitolo generale di Cîteaux, dopo i quattro abati primari. Alla Congregazione appartenne, fra l'altro, il celebre monastero delle Tre Fontane a Roma, e, dal 1560 in poi, quello di S. Croce in Gerusalemme. La sede dell'abate presidente era a Chiaravalle Marche.
Intanto il Capitolo generale dell'Ordine del 1613 dispose l'unione dei monasteri cistercensi nell'Italia centrale e del Regno di Napoli, che non si erano uniti alla Congregazione lombarda e Gregorio XV nel 1623 ne rese effettiva la decisione; nacque così la Congregazione romana.
Finalmente, Urbano VIII nel 1632, secondo una deci- sione del Capitolo generale dell'Ordine del 1605, rese efficiente l'unione dei monasteri cistercensi della Cala- bria e della Lucania, istituendo la Congregazione della Madonna di Calabria, o di Flori, o Florense.
Intanto ebbe principio in Francia, per opera di Gio- vanni de la Barrière, una particolare riforma cistercense, con sede all'abbazia di N.-D. de Feuillant, approvata da Si- sto V nel 1586 e da Clemente VIII nel 1592 ed eretta in Con- gregazione. Il fondatore ottenne a Roma una sede nelle vi- cinanze delle Terme diocesianee (1598), ove fu poi co- struita la chiesa di S. Bernardo alle Terme. Urbano VIII, nel 1630, divise questa nuova Congregazione in due rami indipendenti, i Cistercensi di Notre-Dame-de-Feuillant in Francia e i Riformati di S. Bernardo in Italia (43 mo- nasteri) chiamati dal popolo «Bernardoni», che ebbero a Roma, oltre la chiesa di S. Bernardo, la procura generale a S. Vito e la chiesa di S. Pudenziana.
La Rivoluzione Francese e i gravi sconvolgimenti po- litici susseguenti causarono la rovina quasi completa della Congregazione lombarda e provocarono la chiusura di molti altri monasteri. Ragion per cui, Pio VII, nel 1802, un le case italiane superstiti alla Congregazione romana, oggi chiamata Congregazione cistercense d'Italia, inti- tolata a S. Bernardo. La sede dell'abate presidente è a S. Croce in Gerusalemme.

BIBL.: H. Chrysostomus, *Fasciculus sanctorum Ordinis Cisterc., Colonia 1631*, Acta Cap. Gen. Congr. Italiae, Roma 1820; *Constitutiones monarchorum Cisterciensium Italiae*, 1813; M. Caffi, *Dell'abbazia di Chiaravalle in Lombardia*, Mi- lano 1842; G. Moroni, *Dizionario di erudizione storico-ecclesia- stica*, XIII, pp. 215, 217, 219; L. Janauschek, *Originum Cisterciensium tomus I*, Vienna 1877; P. Lugano, *Italia benedettina*, Roma 1929, pp. 487-512; M. Heimbucher, *Die Orden und Kon- gregationen der katholischen Kirche*, 1, 3a ed., Paderborn 1933, p. 341 ser. Giuseppe Löw.

ARCHITETTURA CISTERCIENSE - Il senso di austerità che è a base della riforma cistercense si riflette profon- damente sull'aspetto delle chiese erette dall'Ordine. Le regole contengono anzi numerose norme a questo riguardo: ogni decorazione scultorea, ogni rappre- sentazione simbolica doveva essere bandita, limitato lo sviluppo verticale, improntata alla massima eco- nomia tutta la costruzione, le stesse campane ridotte di numero e di mole. La coincidenza dei primi sviluppi del gotico in Francia fu un fattore decisivo per l'archi- tettura delle nuove chiese che da esso trassero disposi- zioni costruttive, come l'arco acuto adottato sin daquel- la di Cîteaux. Più particolarmente i monaci si attennero allo stile borgognone come più semplice e disadorno, riallacciandosi per la disposizione generale agli anti- chi modelli benedettini, a cominciare da S. Gallo.
Le prime chiese cistercensi presentano quindi una grande semplicità nell'organismo a croce latina o più spesso egizia con tre navate coperte da vòlte a crociera soste- nute da pilastri polisti di quali le semicolonne dal lato della navata centrale proseguono sino ai peducci d'im- posta delle vòlte stesse. All'incontro tra la navata e il transetto si innalza il tiburio con funzione di campanile per consentire agli stessi monaci officianti di suonare le campane, essendo il coro antistante all'altare maggiore. L'abside ha generalmente pianta quadrata.
A sinistra della chiesa e in diretta comunicazione con essa sorge il grande chiostro che costituisce il disimpegno tra tutti gli ambienti del convento: sala capitolare, re- fetorio, locali di studio, ecc.
A questo schema si attengono Chiaravalle Milanese, Fossanova, S. Paolo alle Tre Fontane, ecc.
Data la grande diffusione della riforma di Cîteaux, i C. influiscono su tutta l'architettura religiosa europea del sec. XII, anche come divulgatori delle forme non solo nei paesi confinanti con la loro terra originaria, ma con quelli d'oltre Manica e persino in Scandinavia.
All'inizio del sec. XIII si vanno individuando varie correnti architettoniche in seno allo stesso Ordine per la sovrapposizione alle forme tradizionali di altre locali che talora si traducono in ulteriori semplificazioni co- struttive, come nel Lazio meridionale.
Invece nella Borgogna i monaci seguono gli sviluppi dell'evoluzione stilistica del gusto gotico non solo nelle forme costruttive che sono anzi da essi perfezionate con abilità tecnica, ma anche nei motivi decorativi, in parte da essi accettati. Una nuova ondata di goticismo si dif- fonde così nell'Italia settentrionale e centrale, come ci attestano le chiese abbaziali di S. Galgano e di S. Martino al Cimino, ove si trova associato ad un maggiore slancio un senso più raffinato della decorazione, e quella di S. An- dre a Vercelli nella quale appare anche l'arco rampante.
BIBL.: G. Canestrilli, *L'abbazia di S. Galgano*, Firenze 1896, passim; A. Michel, *Histoire de l'art*, I, II, Parigi 1905 e II, I, ivi 1906, passim; P. Toscana, *Storia dell'arte italiana*, I, Torino 1927, p. 679 ser.; M. Aubert, *L'architetture cister- cienne en France*, 2a ed., 2 voll., Parigi 1946. Mario Zocca

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Cistercensi Biformati - L'abate Armand-Jean Le Bouthillier de Rancé. Dipinto di Hyacinthe Rigaud - Abbazia di Notre-Dame de la Trappe.