CISTERCENSI (SACRO ORDINE CISTERCENSE)

CISTERCENSI (SACRO ORDINE CISTERCENSE). - Tale nome proviene da Cistercium (Citeaux) dove il 22 marzo 1098 s. ARDIGO, ROBERTO (v.), abate di Molesme (1075-98), fondò la prima abbazia dell'Ordine (benché

G. Müller, Der Grundr. d. Abtei Citeaux, in Cist. Chronik., 10 [1898], p. 105 e J.-O. Ducourneau, Les orig. cisterc., Ligugé 1933, gli neghino tale merito); però al b. ALBERIGO (v.), secondo abate di Citeaux (1099-1109), ed ai suoi successori va attribuito il merito dell'esecuzione della riforma ed a s. Stefano Harding quello di averle dato il suo definitivo ordinamento. Delle origini ci è giunta una narrazione contemporanea nell'Exordium Cisterciensis coenobii che intese esporre « quam canonice, quanta auctoritate, a quibus personis, quibusque temporibus coenobium et tenor vitae illorum exordium sumpserit ». Passato un primo periodo di difficoltà, grazie soprattutto all'ingresso a Citeaux di s. Bernardo di Fontaines e dei suoi trenta compagni, l'abbazia madre ebbe le sue prime « quattro figlie »: i monasteri di La Ferté (1113), Pontigny (1114), Clairvaux e Morimond (1115); si ebbero così le abbazie madri che, coi loro abbates primarii, mantennero una primazia su tutti i monasteri che in seguito furono fondati da loro direttamente od indirettamente.

Quelle prime fondazioni sorsero col proposito di osservare la Regola di s. Benedetto nella sua forma originale

Quelle prime fondazioni sorsero col proposito di osservare la Regola di s. Benedetto nella sua forma originale

ed austera, eliminando gli usi introdotti in molti monasteri; perciò nella prima Charta caritatis si parla della « rectissima via sanctae Regulae » (J. Turk, Charta carit. prior, in Analecta S. O. Cister., 1 [1945], p. 31). Infatti i primi organizzatori pretesero che nell'osservanza monastica si avesse presente anzitutto la purezza della Regola, sulla quale aveva specialmente insistito il b. Alberico negli Instituta monachorum Cisterciensium de Molismo venientium; e la libertà da ogni ingerenza ecclesiastica e secolare, quale era stata assicurata ai primi C. dal Privilegium Romanum di Pasquale II il 19 ott. 1100. L'Exordium magnum S. O. Cist., della fine del sec. XII, ne dà la enunciazione precisa: « notum fiat posteris nostris, quantam statim in initio fundationis suae ab Apostolica Sede gratiam, favorem et libertatem Cisterciensis ecclesia promeruit ». Era questo un inizio della esenzione che, ancora relativa, crebbe con la conferma della prima Charta caritatis fatta da Callisto II il 23 dic. 1119, fino a divenire assoluta con la bolla di Lucio III del 21 nov. 1184. L'unità fra i diversi monasteri dell'Ordine riposa sulla uniformità delle osservanze: « una caritate, una regula similibusque vivamus moribus » (Charta caritatis, I, capp. 53, 35). Di recente J. Turk ha ritrovato la prima Charta caritatis edita e commentata nei citati Analecta (p. 11 sgg.), dove a p. 50 afferma: 1) La prima Charta caritatis fu compilata nel 1118. 2) Fu modificata nel 1134-52, ma probabilmente non molto prima del 1º ag. 1152. 3) Motivi di questa modificazione furono le mutate circostanze, quali il progresso e la evoluzione dell'Ordine, la aspirazione degli « abbates primarii » ad una maggiore indipendenza nei rapporti con l'abate di Citeaux e con gli stessi Capitoli

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(de J. Ludda, Life and teaching of st. Bernard, Dublino 1917, p. 1) CISTERCENSI - Castello di Fontaines-lès-Dijon dove nacque s. Bernardo.
generali nel monastero di Citeaux. 4) Autore della prima Charta caritatis fu indubbiamente s. Stefano Harding, abate di Citeaux. 5) La Charta caritatis data da s. Stefano era una legge, non una convenzione fra lui e gli «abbates primarii»; né la Charta caritatis posteriore si può ritenere come un patto fra gli abati. Palese invece è l'influsso degli altri abati nel mutare la prima Charta caritatis. 6) Il potere del Capitolo generale e degli «abbates primarii», stando alla prima Charta caritatis, non era tanta quanta nella seconda: al contrario, l'autorità del monastero di Citeaux e del suo abate era maggiore nella prima Charta caritatis che non nella seconda. 7) L'aspirazione degli abbates primarii ad una maggior potestà, non rispondeva alla mente di s. Stefano. Lo sviluppo dell'Ordine, infatti, dimostra che essa riuscì dannosa. 8) La

bolla di Clemente IV (1265), va considerata come qualcosa di mezzo fra la prima e la seconda Charta caritatis. Nel suo contenuto la Charta caritatis costituisce il vincolo dell'unità; nel cap. 1, si parla infatti dell'obbligo e del modo di custodire ed osservare la Regola di s. Benedetto in maniera uniforme; nel cap. 2, delle visite, della legge delle figliazioni e della precedenza degli abati; nel 3, del Capitolo generale di tutti gli abati; nel 4, dell'amministrazione del monastero in periodo di sede vacante

e della elezione del nuovo abate; nel 5, della rinuncia degli abati e dell'azione disciplinare verso di essi. Con forma di unità cresce il centralismo nell'Ordine, non è assoluto come a Cluny, ma relativo, in quanto ogni abbazia o monastero gode della sua autonomia. L'Ordine dei C. tiene raggruppati i singoli monasteri, ad ognuno dei quali riconosce un abate proprio: tuttavia essi conservano una particolare dipendenza dall'abate dell'abbazia madre e dal Capitolo generale di tutti gli abati. Chi convoca e presiede il Capitolo generale è l'abate di Citeaux quale padre di tutto l'Ordine. L'osservanza si pratica nella solitudine o nell'eremo. Perché questa solitudine sia rispettata, s. Stefano stabilisce che «nessun capitano o principe del luogo giammai ponga la sua sede in quella chiesa». Per mantenere lo spirito della semplicità e dell'unione con Dio, vuole che si osservi la povertà anche nella suppellettile ecclesiastica. Così nacquero le Consuetudini dei C. che furono redatte nel sec. XII. Esse abbracciano cinque parti: 1) origine del monastero c.; 2) Charta caritatis; 3) bolla di Callisto II del 23 dic. 1119 che approva la Charta caritatis; 4) statuti del Capitolo generale dei C.; 5) uffici ecclesiastici.

In seguito furono fissati gli statuti dei C. nei Libelli definitionum del 1256, del 1316, del 1350. La «rectissima via sanctae Regulae» armonizzò perfettamente fra di loro l'Opus Dei (il divino Ufficio), la lettura spirituale ed il lavoro manuale, dando così alimento al corpo e all'anima nell'ordine naturale e spirituale, secondo la parte di ciascuno. Già Abelardo aveva ben compreso tutto questo, scrivendo a s. Bernardo (PL 178, 340): «Institutio Regulae novum opus de veteri facere compellit». Con questo principio, infatti, i primi C. per riguardo alla «rectitudo» l'secondo la Regola, stabilirono e riformarono in primo luogo il modo e l'ordine del servizio divino in tutto secondo le tradizioni della Regola, omettendo completamente le aggiunte ai salmi, le orazioni e le litanie che padri poco discreti avevano fatte di loro arbitrio.

Nella liturgia eluniacense prevaleva la solennità e la pompa, in quella dei C. la semplicità, come manifestazione della vita interiore. In ossequio alla verità i primi C. intrapresero la correzione della Bibbia e la riforma del canto gregoriano. Dimostrazione di questo spirito è l'architettura cistercense. Ma in grande considerazione era tenuta la lettura spirituale che aveva il primo posto dopo il divino Ufficio e prima del lavoro manuale, eccetto nella stagione estiva. Il tempo era occupato nella lettura non solo della sacra Bibbia, ma anche dei Padri e di altri autori che facevano meglio comprendere la vita monastica. Specialmente nel sec. XII fiorirono fra i C. scrittori illustri di opere ascetiche e mistiche. Degni di nota in questo campo i commenti al Contico dei Contici ed i trattati De anima. Dalla lettura scaturi una profonda

devozione, da molti monaci ed in molti modi coltivata, verso la Passione di Gesù, il S. Cuore, la S.ma Eucaristia, la Madonna. Fra gli antichi C. vi furono anche illustri storiografi, come Ottone di Frisinga; molti annalisti e cronisti, quali Elinando di Montefreddo e Alberico delle Tre Fontane, gli autori del Chronicon Villariense e degli Annales Waverleenses. I C. furono anche compilatori e divulgatori di leggende, quali la Collectio miraculorum Ioannis prioris Clarendalesis (1179), il Liber miraculorum

Herberti (1178), il Liber miraculorum Goswini (prima del 1200), Exordium magnum S. Ord. Cist. di Corrado di Eberbach (prima del 1221). L'influsso della pietà eucaristica dei C. si avverte anche nella famosa Queste dou Graal (cf. P. Browe, Die eucharistischen Wunder des Mittelalters, Breslavia 1938, pp. 22-23, 102-106). Non pochi C. sono stati dei buoni teologi. Per favorire lo studio furono fondati molti collegi in Francia, Germania, Inghilterra e Spagna. Celebre è il collegio di S. Bernardo, fondato a Parigi verso il 1242 per iniziativa dell'abate Stefano Laxington. Il lavoro manuale, secondo il cap. 48 della Regola di s. Benedetto, fu tenuto in grande considerazione, e con esso fu dato vigoroso impulso anche alla vita sociale. Spinti dal b. Alberico, i primi C. stabilirono negli Statuta di accogliere, dietro licenza del vescovo, laici con la barba, e di trattarli come loro stessi, fatta eccezione della vita monastica, e di prendere anche i braccianti, perché sapevano che senza la loro collaborazione non sarebbe stato possibile osservare sempre i precetti della regola. Così nel medioevo divennero buoni agricoltori ed apportarono alla civiltà un notevole contributo, specialmente nelle regioni del settentrione, in Boemia ed in Ungheria. Come appare dagli statuti dei Capitoli generali, i C. furono degli ottimi organizzatori che promossero il prosciugamento delle paludi in Italia ed in Olanda, l'estirpamento delle grandi selve in Francia, Germania e Boemia, e anche lo sfruttamento delle miniere di ferro e carbone dei monti Pennines (H. C. Darby, An historical geography of England before 1800, Cambridge 1936, pp. 243 e 257).

L'armonia istituita fra l'Opus Dei, la letteratura spirituale ed il lavoro manuale, ordinata dalle Consuetudines e confermata dal Capitolo generale di ogni anno, ma molto più la personalità di s. Bernardo, inclita gloria dell'Ordine, fecero sì che esso si propagasse meravigliosamente. Alla morte di s. Stefano nel 1134 esistevano già 80 monasteri dei quali 55

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(da J. Luddy, Life and teaching of st. Bernard, Dublin 1857, p. 546) CISTERCENSI - Veduta d'assieme dell'abbazia di Mellifont. Prima abbazia cistercense d'Irlanda, fondata nel 1142.
in Francia. In Italia, la prima abbazia fu quella di Tiglieto in Liguria (18 ott. 1120). Vennero poi le fondazioni in Germania (Kamp), in Inghilterra (Waverley), Svizzera (Bonnont), Spagna (Moreruela). Nel 1132 sorse il primo monastero delle monache cistercensi a Tart in Francia eui tennero dietro, specialmente nel sec. XIII, quelli della Francia, Germania, Belgio, Olanda, Spagna e Svizzera (in questa ultima, monasteri di quell'età durano ancora ininterrottamente). Le monache cistercensi vivevano con le medesime Consuetudines dei monaci, anche rispetto alla clausura, la quale, specialmente per l'influsso delle Clarisse, con l'abbandono del lavoro manuale, e per le disposizioni del Concilio di Trento, fu mutata in clausura papale, benché internamente fosse considerata sempre clausura dell'Ordine. Le monache non formano il Second'ordine, ma un solo Ordine con i monaci, con la esenzione dall'autorità del vescovo diocesano, con la approvazione del Sommo Pontefice e con l'accettazione o incorporazione all'Ordine fatta dal Capitolo generale. Erano oltre 1000 monasteri, dove la vita fioriva secondo lo spirito e l'uso dei C., anche se non tutti incorporati all'Ordine. Massima cura essi avevano della vita interiore e mistica, specialmente in Germania, Belgio, Olanda. Le badesse tennero anche dei Capitoli generali a Tart, Tulembras, Las Huelgas presso Burgos, Vallebona (Lerida), ma queste riunioni non erano Capitoli generali in senso stretto, bensì adunanze delle badesse regionali. Molti fra i monaci e le monache cistercensi raggiunsero le vette della santità e 1215 religiosi morirono in fama di santità o vissero una vita esemplare.

L'anno avanti la morte di s. Bernardo (1152) esistevano 339 monasteri di monaci ed alla fine del medioevo ca. 750, in tutti i paesi d'Europa.

Benemeriti della Chiesa furono non solo s. Bernardo, ma anche molti monaci e conversi: tre papi, Eugenio III, già abate delle Tre Fontane, Celestino IV, Benedetto XII, abate di Font Froid in Francia, 44 cardinali, fra i quali Giacomo da Pecorara (1244) e Giovanni Bona (1647), illustre scrittore di ascetica e di liturgia; ca. 580 vescovi (cf. G. Willi, Cist. Päpst. Kardinäle u. Bischofe, in Cist. Chron., 23 [1911], p. 255 sgg.). Molti conversi servirono regolarmente la Curia romana quali bollatori. Abati e monaci si recarono anche fra i maomettani e gli albigesi a predicare il Vangelo.

Molti monasteri furono attratti all'Ordine dei C. dalla buona fama che esso riscuoteva: così il Capitolo generale nel 1147 incorporò la Congregazione di Savigny con 28 monasteri e quella di Obazina con 3 monasteri, nel 1162 il monastero di Dalon con i filiali. Aderirono all'Ordine anche alcuni ordini equestri, come quello di Calatrava in Spagna.

Per i servizi resi alla Chiesa, l'Ordine ebbe molti privilegi. Da Innocenzo III quello dell'esonero dalle decime, modificato poi da Adriano IV, Alessandro III e dal Concilio Lateranense IV. Lucio III concesse il privilegio di esenzione, Innocenzo VIII (bolla Exposcit tuae devotionis), che però da alcuni è messa in dubbio, diede facoltà all'abate generale di conferire il suddiaconato e diaconato, di consacrare calici e patene e di benedire gli abati (cf. T. Abele, Die Erteilung der Subdiakonats- und Diakonatsweihe durch den Abt von Citeaux und die Primaräbe, in Cist. Chron., 37 [1925], p. 169 sgg.).

Il XII e il XIII furono i secoli d'oro dell'Ordine, ma è facile comprendere come in tanto numero di monasteri e di religiosi non siano mancate debolezze ed errori. Nel sec. XII alcuni monasteri acquistarono, contro gli statuti del b. Alberico, diritto di decima, e non potendo più lavorare direttamente i campi per la loro grande estensione, una parte ne cedettero dietro corresponsione di canoni, in modo che la osservanza delle regole e delle consuetudini ne subì grave danno. Con l'abbandono del

lavoro manuale si ruppe l'armonia creata fra il divino Ufficio e la lettura spirituale. In molti monasteri lo studio fu abbandonato e l'Ufficio fu prolungato, con conseguenti altre novità contro gli statuti dell'Ordine. Tuttavia alcuni monasteri per molto tempo rimasero fedeli all'insegnamento dei Padri, come nel sec. XVI quello di S. Urban. Per intervento dei romani pontefici ed a cura dei Capitoli generali, nel corso dei secoli furono fatti molti tentativi per restaurare la disciplina, come ne fan fede la costituzione di Clemente IV, Pareus fans del 9 luglio 1265, a commento della Charta caritatis; quella di Benedetto XII, Fulgens sicut stella del 12 luglio 1335, sulla riforma dell'Ordine; le definizioni del Capitolo generale del 1601 per la riforma dell'Ordine e delle persone; la costituzione di Alessandro VII del 19 apr. 1666 per una riforma generale dell'Ordine e per dirimere le controversie sorte fra la stretta e la comune osservanza (il suo testo forma tuttora la base degli statuti della Congregazione Augiense).

A ravvivare lo spirito dei Padri, alcuni monasteri esperirono altri mezzi, fra i quali la formazione delle Congregazioni. Alcune di esse restarono intimamente unite alla casa madre di Citeaux, altre invece se ne separarono. Prima è la Congregazione generale del riformatore Martino di Vargas del 1425 (Congregazione del monte Sion o della regolare osservanza di Spagna), la Congregazione di S. Bernardo in Italia, cioè la lombardo-toseana del 1497, la lusitana del 1567 e la fogliense fondata da Giovanni de la Barrière nel 1589. Queste, la Congregazione aragonese, la romana del 1613 e la calabro-lucana del 1633, introdussero usi estranei all'Ordine, mentre la Congregazione della Germania superiore del 1595 restò fedele ai principi e all'abate di Citeaux. Così l'Ordine, un giorno tanto unito e glorioso, ne risultò diviso, ma lo spirito dei padri visse in molti monasteri con ottimi frutti. Nel sec. XVIII il sistema di vita dei C. era ancora identico a quello dei C. riformati, fatta eccezione del silenzio perpetuo, dell'astinenza completa e del lavoro manuale. Circostanze diverse favorirono questo dissolvimento dell'Ordine, quali in Francia la guerra dei Cento anni (1339-1453), le pestilenze e le famose «commende» che, specie nei monasteri di Francia e d'Italia, dove era possibile dare da vivere solo a un esiguo numero di religiosi, portarono detrimento alla osservanza regolare ed agli usi dell'Ordine. Molti abati non intervenivano al Capitolo generale, che in tal modo non poté più esser tenuto regolarmente; si aggiungano le persecuzioni degli hussiti in Boemia, Slesia ed Austria. Per la forza e per la violenza dei laici, ma anche per la fragilità dei monaci, la riforma protestante estinse la vita dei C. in tutti i monasteri di Inghilterra, Scozia, Scandinavia, Olanda, Ungheria ed in non pochi della Germania e della Svizzera. In Austria molte abbazie furono chiuse da Giuseppe II; in Francia e nel Belgio la soppressione fu universale ad opera della Rivoluzione. Nel 1803, per la fine dell'Impero germanico, molti monasteri furono soppressi, fatta eccezione di alcuni di monache; nel 1810 tutte le abbazie di Prussia, Polonia e Slesia, nel 1830-35 tutte quelle di Portogallo e Spagna, nel 1841-48 tutti i monasteri della Svizzera furono ugualmente soppressi. Alcuni monasteri si salvarono emigrando, come i C. della stretta osservanza (Trappisti). Anche il convento di S. Bernardo a Scaldin e quello di Stella Maris a Wettingen poterono salvarsi.

Attualmente l'Ordine consta di 8 Congregazioni: 1) Sacro Cuore di Gesù (Austria); 2) Augiense (Mehrerau, già elveto-germanica); 3) Italica; 4) Belga; 5) Gallica; 6) Ungarica; 7) Purissimo Cuore di Maria in Boemia; 8) Casamari. Qualche monastero non

appartiene a nessuna Congregazione. In 63 monasteri vivono oggi 1500 religiosi.

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“CISTERCENSI (SACRO ORDINE CISTERCENSE).” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 1009. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/cistercensi-sacro-ordine-cistercense.