CONSIGLIO, DOXO del. - Uno dei sette doni dello Spirito Santo. Si classifica tra i doni intellettuali, illuminando esso l'intelletto. E quel dono che "perfeziona la virtù della prudenza, facendoci giudicare prontamente e sicuramente, per una specie d'intuizione soprannaturale, ciò che conviene fare, specialmente nei casi difficili» (A. Tanquerey, n. 1331).
Essendo i doni dello Spirito Santo, come insegna s. Tommaso, disposizioni mediante le quali l'anima è resa docile e mobile dallo Spirito Santo ($2^{a} 2^{ac}$, q. 52, a. 1), ed essendo la virtù della prudenza, sia acquisita sia infusa, "quella che dirige l'uomo per ricercare mediante un oculato esame e un'accurata riflessione sugli esempi del passato e sulla situazione presente,
i mezzi per raggiungere uno scopo prefissosi, il del c. perfeziona al sommo la virtù della prudenza «secundum quod regulatur et movetur a Spiritu Santo» (2a 2a c, q. 52, a. 2). Il d. del c. fa conoscere in particolare i mezzi migliori per conseguire il fine, «e anche là dove la prudenza resterebbe titubante ci mostra quello che dobbiamo dire o tacere, quello che bisogna intraprendere e abbandonare» (R. Garrigou-Lagrange, p. 330). Onde, nota s. Tommaso, «donum consilii facit certitudinem a Spiritu Santo de iis de quibus eubulia inquirit et conjecturat» (2a-2a c, q. 51, a 1).
Il d. del c. ci guida in tutte le cose ordinate alla vita eterna, e, come nota Dionigi Certosino (Trattato dei doni dello Spirito Santo, in Opera omnia, XXXV, Tournai, pp. 157-260, tr. 3, a. 7), nel primo grado ci dirige nelle cose di stretto obbligo, nel secondo ci inclina alla pratica generosa dei consigli evangelici, nel terzo ci fa intraprendere opere sante con una perfezione veramente eroica.
Corrisponde, come nota s. Tommaso (Sum. Theol., 2a-2a c, q. 52, a. 4), alla beatitudine della misericordia, perché solo i misericordiosi sanno dare il buon consiglio.
Il d. del c. può essere considerato «passivamente», come dono esistente in tutti coloro che sono in grazia, oppure «attivamente», in quanto operativo, e allora appartiene all'ordine delle grazie gratis (Sum. Theol., 2a 2a c, q. 47, 14, 2; 51, 1, 3).
L'oggetto proprio del d. del c. è la direzione delle azioni particolari, mentre i doni della scienza e dell'in- telletto ci danno i principi generali.
A tutti è necessario questo dono in certi casi più importanti e più difficili, quando si tratta della eterna salute e della propria santificazione, ad es., nella vocazione in certe occasioni di peccato, che si incontrano nell'esercizio del proprio ufficio, poiché «nel d. del c. l'anima cristiana ha il sicuro discernimento dei mezzi, vede la propria via e la batte intrepida, per ardua e ripugnante che sia» (M. Landrieux, Le Divin Méconnu, Parigi 1921, p. 163).
Il d. del c. è in modo tutto particolare necessario ai sacerdoti direttori spirituali e ai superiori, per bene e sufficientemente associare la severità e la bontà, non moltiplicando i precetti, ma piuttosto muovendo per via dell'amore che per quella del timore.
Come osserva il p. Saint-Jure (La vie spirituale, I, Parigi 1889, parte 1, c. 4 § 7, pp. 495-514) la mancanza di un tale dono nell'anima «rende confusi nei pensieri, ciechi nei disegni, precipitosi nelle risoluzioni, imprudenti nelle parole, temerari nelle opere».
Nella storia della mistica, numerosi sono i santi che appaiono in modo tutto particolare e caratteristico oranti di questo dono. Sia sufficiente ricordare s. Antonino da Firenze per la sagacia dei suoi consigli detto «Antoninus consiliorum», Caterina da Siena, Angela da Foligno, Margherita da Cortona, e, fra gli illetterati, s. Felice da Cantalice e il b. Francesco Maria da Camporosso, laici cappuccini.