CONTARINI, GASPARÉ. - Cardinale, n. a Venezia da Luigi del ramo dei C. di S. Maria dell’Orto il 16 ott. 1483, m. a Bologna il 24 ag. 1542; studiò a Padova interessandosi assai alle questioni filosofiche allora agitate con fervore in quella Università; diede la sua collaborazione alla repubblica negli affari di Stato e particolarmente nelle ambascerie che gli furono affidate, fra le quali notevole quella a Roma nel 1528 e conclusa a Bologna presso Carlo V.
Opere giovanili furono: un trattato De magistratibus et Republica Venetorum che fu stampato più volte, ed un secondo, De officio Episcopi, composto nel 1516, in cui espone i doveri di un vescovo per corrispondere alla sua missione. Paolo III per averne un valido collaboratore nel rinnovamento ecclesiastico che intendeva compiere, lo creò cardinale il 21 maggio 1535, sebbene fosse ancora semplice laico, e gli diede il vescovato di Belluno il 23 ott. 1536. Il C. stette a fianco del Papa nel predisporre la riforma della Chiesa e togliere gli abusi che la contristavano, e consigliò anzitutto la creazione di cardinali che fossero di valido aiuto col loro sapere e con l’integrità della vita e dei propositi. Promosse quindi l’attività di quella commissione che elaborò un radicale progetto di riforma noto come Consilium de emendanda Ecclesia 1536; fu amico di s. Ignazio di Loyola e dei primi Gesuiti, e si adoperò per far approvare il loro istituto: nel creare un ambiente di vera riforma spirituale ebbe merito altissimo.
Quando Carlo V ritornò al proposito di riprendere le trattative per ridurre ad unione i protestanti, favorì colloqui di religione fra i più illustri maestri delle due parti averse; colloqui che si tennero a Spira ed a Worms nel 1540 in preparazione della dieta imperiale di Ratisbona; ma la dieta si aprì prima ch’essi fossero giunti ad una conclusione e la dieta non ne fu che una continuazione. Il 10 genn. 1541 Paolo III vi inviò il C. perché insieme col nunzio Giovanni Morone vi sostenesse le parti dei cattolici. Il C. sperò di attirare i luterani, per i quali il dogma della giustificazione stava al centro del sistema teologico, con l’accostarsi ad un temperamento delle opposte concezioni, sostenuto in ciò dai teologi cattolici della scuola di Colonia fra i quali primeggiavano G. Gropper ed A. Pigghe, e giunse a concedere che la giustificazione non è dovuta propriamente alle opere buone ma alla fede, nel senso che la fede è il mezzo per cui otteniamo la giustificazione. Perciò c’è in noi una doppia giustizia; quella inerente per cui cominciamo ad essere giusti, ma è insufficente, e l’altra donata a noi da Cristo, cioè la stessa giustizia di Cristo ed il suo merito: in questa soltanto si deve credere di essere giustificati davanti a Dio; il C. usa la frase inutilità nobis donata et imputata, spiegando la seconda parola con la prima. Il C. propose questa dottrina come espressa, sperando non dispiacesse ai luterani, e la espressione del suo scritto De iustificatione che pubblicò in questo momento insieme con altre operette di circostanza: Confutatio articulorum Lutheri, Catechesi sive christianae instrucito, e realmente sull’argomento parve che fosse possibile un accordo; ma l’artificiosità della dottrina si manifestò ben presto evidente. Del resto v’erano ben altri articoli di fede che trovarono i luterani risolutamente avversi, particolarmente sull’Eucaristia, sulla Confessione, sulla Chiesa ed il Papa. Il C. compose un opuscolo, De auctoritate Pontificis, e propose un programma di riforma; ma ogni accordo riuscì impossibile e Carlo V il 29 giugno sciolse la dieta ed emanò il cosiddetto Interim di Ratisbona che doveva valere fino al concilio ecumenico o nazionale o ad un’altra dieta. Quanto alla dottrina del C. sulla giustificazione, essa, sebbene lodata dal card. Polo e dagli amici suoi, non incontrò favore ed il C. dovette giustificarsi. Ritornato a Roma il 9 sett., il C. fu da Paolo III, il 21 genn. 1542, inviato legato a Bologna dove morì, proprio quando il Papa lo aveva destinato legato in Spagna. La sua sepoltura è a Venezia in S. Maria dell’Orto.
Le opere del C. furono raccolte dal nipote Luigi C. e stampate a Parigi nel 1571 e ristampate poi a Venezia. A Firenze nel 1558 erano state stampate Quattro lettere. Nella raccolta di E. Alberi, Relazioni degli ambasciatori
CONTARINI GASPARO — CONTEMPLATIVA VITA
veneti al Senato, IV, Firenze, p. 11, si ha quella del C. dopo l'ambasciata a Carlo V, letta il 16 nov. 1523; al vol. VII, p. 255, la «Relazione di Roma» del 1530, letta l'8 marzo. Quanto ai negoziati di Bologna, cf. ibid., p. 147 sgg. Lettere del C., in G. B. Morandi, Monumenti di varia letteratura, I, Bologna 1799, parte 2ª; II, p. 61 sgg.
Dei contemporanei ne scrisse la vita Lod. Beccadelli nei sopraddetti Monumenti, p. 9 sgg.