CONVERSANO

CONVERSANO - Trulli di Alberobello.

del relativo dispaccio di notifica e secca interruzione di ogni discussione al riguardo. In una protesta ai nunzi, il 19 nov., l'Antonelli faceva poi rilevare l'inconsistenza delle assicurazioni francesi e i pericoli a cui la S. Sede restava esposta per le prevedibili nuove complicazioni.

In Francia ed altrove molti giustamente sospettarono che la C. non fosse che un elegante pretesto per lasciare di nuovo, come nel 1859-60, il Pontefice in balia delle mire unificatrici e laicizzatrici italiane. A Vienna ci si limitò a rilevare con qualche ironia, che la C. avrebbe probabilmente avuto lo stesso valore del famoso trattato di Zurigo. La violenta reazione dell'opinione pubblica francese trasse nuova esca dalle conferme offerte da troppi fra i novatori italiani più violenti, meno disciplinati o semplicemente poco abili. I giornali della penisola affermarono chiaramente che Firenze non sarebbe stata che una tappa verso Roma. Il Gabinetto francese ne fu colpito in pieno e protestò.

Per evitare uno scandalo si ricorse d'ambo le parti ai sottintesi, ma questi presto sfumarono, quando per i moti di piazza a Torino, dovuti al dolore ed al risentimento per il trasporto della capitale, cadde il gabinetto Minghetti che fu dal re sostituito con il Lamarmora; e più ancora quando si dovette sottoporre il documento alle Camere per la ratifica. Firenze apparve sempre più come una capitale provvisoria, mentre a Roma ci si riprometteva di andare in ogni modo, salvo che con l'aperta violenza. Visconti Venosta, ministro degli Esteri, tenne a dire che il problema non era risolto, ma avviato ad una soluzione. Lanza, ministro degli Interni, sostenne che, privato delle baionette straniere, il potere temporale non poteva lungamente resistere. Lamarmora rilevò che si poteva avanzare lentamente, ma tornare indietro mai. Contro l'esecuzione della C. insorse Garibaldi, al quale fece degna eco con violente, fantastiche esagerazioni presso l'accesa opinione pubblica il Mazzini. Unico a far sentire una voce davvero sensata e

prudente fu Massimo D'Azeglio, cercando di dimostrare l'impossibilità d'ogni forzata coesistenza dei due poteri in Roma, ma solo per deferenza venne ascoltato. Così malgrado lo spirito e la lettera della C., il paese s'avviava verso l'occupazione della contesa città (1870).

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“CONVERSANO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 289. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/conversano.