CORNELLO. - Centurione romano, di stanza a Cesarea di Palestina, per diretto intervento di Dio convertito al cristianesimo e ammesso al battesimo da s. Pietro (Act. 10, 1-11, 8). Un angelo appare a C. e gli ingiunge d'inviare dei messi a Simono-Pietro, a Ioppe (Act. 10, 1-8). Pietro ha una visione simbolica e, mentre esita sull'interpretazione da darle, giungono gli inviati di C. che gli riferiscono quanto era accaduto a Cesarea. Lo Spirito Santo toglie ogni incertezza dall'animo di Pietro (Act. 10, 9-23). Questi a Cesarea ascolta il racconto di C., lo catechizza, dopo la discesa dello Spirito Santo manifestata con il dono delle lingue, fa battezzare lui e i suoi familiari (Act. 10, 24-48). Davanti alla comunità di Gerusalemme Pietro si giustifica d'avere ammesso alla Chiesa C. e i suoi, senza prima sottoporli alle osservanze mosaiche (Act. 11, 1-18).
La narrazione degli Atti è ricca di particolari e di quelle ripetizioni tipiche del raccontare semitico, che, mentre rivelano la fonte da cui attinge lo scrittore, ci danno anche la sensazione dell'importanza che il fatto riveste per la storia della Chiesa primitiva. Si tratta, infatti, di una svolta decisiva, data per manifesto intervento di Dio. Col centurione C. comincia a entrare ufficialmente nella Chiesa quel mondo pagano, che gli Ebrei guardavano con cordiale disprezzo, e non ammettevano mai ad un piano di
ugualianza nella vita religiosa, anche quando, come nel caso di C., si trattava di coloro che volevano sinceramente avvicinarsi al popolo di Dio.
C. era uno di quei «cultori» del vero Dio (Act. 10, 2), dei quali c'erano varie sfumature; PROSELITO (v.) propriamente detto. È più probabile che egli si distinguesse dagli altri pagani semplicemente per probità di vita e per notoria simpatia verso la religione d'Israele (Act. 10, 22). Che apparteneva alla Gens Cornelia è reso discutibile anche dal suo modesto grado di centurione. Egli non era, forse, che un discendente di liberti. L. Cornelio Silla, in una volta sola, emancipò oltre diecimila schiavi, i quali presero, perciò, il suo nome gentilizio (Appiano, I, 100).
C. era centurione in una coorte che s. Luca chiama «italica». Sulla presenza di tale coorte in Palestina all'epoca dei fatti (ca. il 40 d. C.) si è discusso molto. L'ina Cohors di Italica era in Siria tra il 69 e il 157 d. C. (cf. E. Jacquier, Les Actes des Apôtres, Parigi 1926, p. 312), ma non risulta in maniera positiva per il periodo precedente. Tuttavia il silenzio delle fonti non prova che detta coorte o un suo distaccamento non si trovasse già a Cesarea prima del 69; senza contare che, come ha notato giustamente R. J. Knowling (The Acts of the Apostles, in The Expositor's Greek Testament, II, 3ª ed., Londra 1904, p. 250) un centurione dell'«italica» poteva trovarsi a Cesarea per qualche servizio imprecisato. Talora gli ufficiali romani venivano incaricati dai socii di Roma dell'addestramento dei propri soldati.
S. Girolamo (Adv. Iovinianum, I, 39: PL 23, 277) sembra considerarlo come iniziatore della Chiesa etnico-cristiana di Cesarea; mentre Constit. Apost., VII, 46 (PG I, 1049) lo fanno secondo vescovo di questa città, successore di Zaccheo. Un'altra tradizione (PG 114, 1293-1312) lo fa vescovo di Skepsis in Misia, dove sarebbe morto santamente dopo aver confessato la fede di Cristo. Festa il 2 febbr. secondo il Martirio, giorno romano, il 13 sett. secondo i menologi greci.
TEODORICO da Castel San Pietro
ICONOGRAFIA. - Col nome di C. venne chiamato da alcuni iconografi uno dei soldati che nella scultura paleocristiana, sin dalla fine del sec. III, fuggono vicino alla sorgente che s. Pietro, come Mose, fa scaturire dalla rupe. Caratterizzati come soldati romani dalla clame di indossano e dal berretto rotondo (pileus pannonicus), essi di solito bevono alla sorgente prendendo l'acqua con le mani. In essi si riconoscono quel C., «centurio cohortis quae dicitur Italica», con i suoi compagni, che secondo gli Act. 10, 24 sgg., incontratisi con l'Apostolo, si fecero battezzare. Il bere l'acqua della fonte era espressione presso i primi cristiani equivalente a «farsi battezzare». La scena iconografica figura quindi il Battesimo e C. quale primo rappresentante dei gentili battezzati da s. Pietro. Si deve però osservare che non tutti gli studiosi sono d'accordo con questa identificazione: alcuni difatti persistono a vedere nei personaggi presso la sorgente semplicemente degli Ebrei.