CORRADO di GELNHAUSEN. - Teologo e canonista, n. nel Palatinato ca. il 1320 da famiglia di media condizione, m. a Heidelberg il 13 apr. 1390. Si iscrisse nel 1344 alla facoltà filosofica di Parigi; nel 1359 era canonico in Magonza; nel 1369 procuratore della nazione germanica, nonché lettore di diritto canonico, allo Studio di Bologna; nel 1380 fu prevosto del duomo di Worms, finché tornò maestro a Parigi dov'era stato discepolo.
Dal 1388 al 1390 insegnò nella nuova Università di Heidelberg, della quale fu il primo cancelliere e alla quale legò la sua ricca raccolta di libri, nucleo originario della poi celebre biblioteca, ed una forte somma per la fondazione di un collegio al modo della Sorbona. Partecipò attivamente al movimento suscitato dallo scisma d'Occidente, ed a Parigi nel 1380 compose, su invito del re di Francia, Carlo V, quel Tractatus de congregando concilio tempore schismatis che, insieme con l'Epistola concordiae, gli diede fama e fece di lui l'enunciatore della teoria conciliare. Spinto dalle circostanze egli usciva dalla tradizione che affermava l'assoluto primato e la plenitudo potestatis del pontefice, successore di Pietro, per stabilire l'autorità del Concilio, al di sopra del papa, come supremo organo della Ecclesia fidelium.
C., insieme col suo principe Roberto I del Palatinato, stava con Urbano VI contro l'antipapa Clemente VII. Egli sostenne la tesi che il vero capo della Chiesa era il Cristo, reale e vivente nella Chiesa stessa, e che questa perciò non poteva mai considerarsi acefala; mentre solo su un piano secondario e inferiore agisce il pontefice e non da lui perciò né dal collegio dei cardinali dipendono
i fedeli, essendo la Ecclesia universalis rappresentata dal Concilio generale, operante anche al di sopra del pontefice, quando casi eccezionali lo rendano necessario.
Questa teoria, che aveva il suo fondamento nelle dottrine di Guglielmo di Occam, ebbe in seguito tra i più fervidi sostenitori un altro teologo tedesco, Enrico di Langenstein.