CORRADO IV, IMPERATORE

CORRADO IV, IMPERATORE. - N. ad Andria nel 1228 dal matrimonio di Federico II con Iolanda di Brienne, erede del regno di Gerusalemme; fu nominato dal padre, nel 1237, duca di Svevia e d'Alsazia, dopo la ribellione del figlio maggiore Enrico. Novenne, fu lasciato vicario in Italia durante la nuova dimora dell'imperatore in Germania. Da Vienna questi, nel febbr. del 1237, lo nominò re dei Romani.

Quindi fu vicario in Germania: ma ben scarsa poteva essere la resistenza della Svevia all'opposizione, intensificata dalla Curia romana e dagli antichi da essi sostenuti. Erede, per il testamento paterno, dell'Impero e del Regno di Sicilia, continuò la politica contraria al papato ed ai comuni, ma si vide sfuggire di mano, in Germania come in Italia, il predominio, già reso precario alla morte di Federico. Gli era appena nato l'erede Corradino, quando dovette porsi in cammino per la penisola, nell'ott. del 1251. Nel nov., a Goito, radunava a parlamento i rappresentanti delle città di parte imperiale; la pochezza delle forze lo obbligò (per raggiungere il Regno di Sicilia dove intanto il fratellastro Manfredi, lasciato vicario generale da Federico II, si sforzava di sedare la grande rivolta delle città e dei baroni) ad imbarcarsi da Pola per Siponto, in Puglia, dove giunse l'8 genn. 1251. Riuscito vano ogni tentativo di accordo col pontefice Innocenzo IV e coi ribelli, condusse con energia la guerra alla testa dei fidi Saraceni: le terre dei d'Aquino, Capua, la stessa Napoli caddero; nel dic. 1253, a Melfi, in solenne parlamento, poté celebrare il ricupero dei domini di Puglia. Intanto, le relazioni con Manfredi si erano rese difficili per la diffidenza, insinuata dai grandi di C. verso di lui; e molte simpatie, anche fra il popolo, vennero a mancare. Un rinnovato tentativo d'intesa con la Curia romana fallì: Innocenzo confermava anzi, il Giovedì Santo del 1254, la scomunica contro C., mentre affrettava le trattative per infedare ad altri il regno di Sicilia, che egli stimava devoluto alla Chiesa alla morte di Federico. Ma proprio allora, quasi improvvisamente, le febbri malariche stroncavano la giovinezza del re; venti-scienne egli moriva a Lavello, nella Basilicata, il 21 maggio 1254, affidando, per il figlio infante, la reggenza del regno di Sicilia non a Manfredi, ma a Bertoldo di Hohenburg.

Bibl.: J. W. Schirrmacher, Die letzten Hohenstaufen, Lipsia 1871; S. Jordan, Les origines de la domination angélique en Italie, Parigi 1909; A. Finocchiaro Sertorio, Le leggi di C. IV, Catania 1909; K. G. Hugelmann, Die Wahl Konrads IV. zu Wien, Weimar 1914; R. Pirone, La fuga di Manfredi attraverso l'Impero, in Sannium, 12 (1931), pp. 161-77. Pier Fausto Palumbo