CORRADO III, IMPERATORE

CORRADO III, IMPERATORE. - Duca di Francia, nipote di Enrico V e fratello di Federico di Svevia, rappresentante della tradizione e del partito salico, cui la Dieta di Magonza antepose nel 1125 il candidato dell'alto clero, Lotario di Sassonia. Il partito degli Staufen però, il 18 dic. 1127, proclamò C. re di Germania; e questi si volse tosto verso l'Italia, per farvi una salda base di resistenza. Milano al colosse e l'arcivescovo Anselmo della Pustella, il 29 giugno 1128, lo incoronò re d'Italia. Ma l'ostilità di Onorio II e poi anche, a scisma insorto, d'Anacleto II, e la fiera rivalità suscitata da Milano, resero a C. la situazione precaria, e lo costrinse nel'autunno del 1130 a ritornare in Germania. Ancora per alcuni anni gli Staufen, forti dell'appoggio bavarese e svevo, poterono sostenersi contro Lotario; poi Federico sul finire del 1134 e C. nel 1135, dovettero cedere, contribuire nelle Diete di Bamberga, Merseburg, Mühlausen, alla rinnovata potenza di Lotario e partecipare in fine alla seconda spedizione in Italia di Lotario nel 1136-37.

Moro nel ritorno Lotario, il 3 dic. 1137, C. fu in Germania eletto re nella Dieta di Coblenza (7 marzo 1138). Le lotte contro il duca di Baviera provocarono tosto la scissione della Germania nei due partiti guelfo (bavarese) e ghibellino (svevo), e nonostante i lievi successi esterni in Boemia e in Polonia, mostrarono la debolezza del potere centrale, ed impedirono inoltre a C., quando Innocenzo II ricorse a lui contro la rivoluzione democratica di Roma, di scendere nella penisola per l'incoronazione e la consueta sistemazione degli affari italiani. Notevoli trattative intercorse in quegli anni tra Manuele Comneno, imperatore d'Oriente, e C. che, senza risolvere i contrasti tra i due «imperatori romani», condussero però, come già sotto Lotario, ad un'intesa anti-normanna e alla preparazione, animata da S. Bernardo, d'una nuova Crociata. C. vi partecipò di persona dopo aver presa la croce il Natale del 1146. Seguendo il cammino di terra, passò il Bosforo con l'intento di raggiungere la Terra Santa attraverso l'Asia Minoe, esponendosi, oltre che alle difficoltà della marcia, agli assalti dei Turchi Selgiucidi. L'esercito, per la maggior parte, si sbandò: solo un piccolo nucleo poté tornare con C. a Costantinopoli e attendervi, per riprendere l'impresa, l'arrivo dei Francesi condotti da Luigi VII. Raggiunse, per mare, Gerusalemme, ma la scarsità dei successi dopo tanto sacrificio e tante perdite scoraggiava C. che nel 1148 ritornava in Germania.

Tra il rinnovarsi delle lotte con i guelfi, C. non

trascurò i preparativi della sempre prorogata discesa in Italia, ma il 25 febbr. 1152 moriva, lasciando al suo nipote ed erede, Federico Barbarossa, la via dischiusa al rafforzamento dell'autorità imperiale.

Bibl.: Per l'azione di C. precedente alla elezione imperiale, cf. W. Bernhardt, Lothar III., Lipsia 1879 (Jahrb. d. deutsch. Gesch.): P. F. Palumbo, Lo scisma del MCXXIX, Roma 1942 (v. indice, s. V. C. di Hohenstaufen). Sul regno, cf. W. Bernhardt, Konrad III., Lipsia 1883 (Jahrb., cit.): J. Jastrow e G. Winter, Deutsche Geschichte im Zeitalter der Hohenstaufen, 2 voll., Berlino 1893-K. Hampe, Deutsche Kaisergesch. im Zeitalter der Salier u. Staubfenn, 2a ed., Lipsia 1912.