1489, m. ivi, il 5 marzo 1534.
Forse iniziò in patria la sua educazione arti-
stica con lo zio Lorenzo Allegri, mediocre pittore,
per passare, si crede, a Modena, alla scuola di Fran-
cesco Bianchi Ferrari (1503-1507). Di qui sembra
certo sia andato a Mantova, ove molto attinse dal
Mantegna, la cui profonda influenza persiste anche
nelle opere della maturità, mentre dal Costa, suc-
ceduto al maestro padovano alla corte dei Gonzaga,
transe l'elemento emiliano-ferrarese più immediato
ai suoi inizi. Leonardo, per quanto inteso in ra-
diosità di luce, non in veli d'ombra, è il suo modo
pittorico di intendere i volumi, ma l'atonalismo, che
è poi la chiave di volta del suo peculiare, illimitato
colore, cioè di tutta la sua arte, è un suo carattere
precipuo.
Le sue opere si possono così raggruppare: dipinti
della prima giovinezza ispirati al Mantegna ed agli emi-
liano-ferraresi, dalla *Deposizione dell'atrio* di S. Andrea
a Mantova, e dalla *Madonna col Bambino ed i ss. Fran-
cesco e Quirino*, affresco distaccato, ora nella galleria
Estense di Modena, allo *Sposalizio di s. Caterina* di De-
troit, all'altro della collezione Kress a Nuova York, ove
si abbinano alle forme mantegnesche quelle di Leonardo,
permette da una grazia infantile e spontanea, fino alla pura
di S. Francesco a Dresda, il suo primo dipinto datato,
che è del 1514, del quale periodo sono pure la *Giuditta*
della galleria di Strasburgo, la *Madonna col Bambino tra*
due angioli musicanti e serafini della galleria degli Uffizi,
il *Presepe notturno* e l'*Adorazione dei Magi* a Brera, la
*Madonna Bolognini* nel museo del castello Sforzesco a
Milano, la *Madonna Malaspina* nella pinacoteca di Pa-
via, ecc.
Gli anni che vanno dall'esecuzione della pala di
S. Francesco alla sua prima grande decorazione, la volta
della camera della Badesa nel convento di S. Paolo a
Parma (1518-19), comprendono una serie di opere di un
colore più lieto e vivo: il rosa, il viola ed il cistertino,
come nella *Madonna Campori* della galleria Estense di
Modena, uno dei dipinti più rappresentativi di questo
periodo, ove agli emiliani ed a Leonardo si aggiunge certo
la conoscenza di Raffaello che, proprio in questo tempo,
aveva mandato a Bologna la pala di S. Cecilia, alla quale
si ispirano pure la *Madonna di Casalmaggiore* nel museo
Städel a Francoforte, quella della galleria d'arte di Or-
léans, l'altra di Hampton Court e la deliziosa *Madonna
col Bambino e s. Giovanni* del museo del Prado a
Madrid, il vero capolavoro di questo periodo.
Sia che sia stato a Roma e ne abbia attinto nuovo
vigore per la sua arte, o che l'improvvisa robustezza si
debba al naturale potenziamento della maturità, è certo
che nel convento di S. Paolo a Parma, eseguendo per la ba-
dessa Giovanna Piacenza la decorazione della volta di
una saletta, egli rivela con una intensità viva di colori,
nei quali comincia a dominare l'intonazione dorata che
sarà a lui peculiare, una forza insospettata.
Dello stesso tempo è l'affresco staccato con la *Ma-
donna della scala* nella galleria di Parma, che appare se-
duta in controluce, radiosa di grazia e di autonomo lume,
(Corregio, Antonio Allegri - S. Antonio abate.
Napoli, museo Nazionale.)
tradotto in duttili accordi di rosa e d'oro, caldo ambientato che pervade tutte le opere della maturità, come si scorge già in due piccoli, deliziosi quadri della pinacoteca di Napoli, la Zingarella e lo Sposalizio di S. Caterina, o nel Riposo sulla via dell'Egitto della galleria degli Uffizi, o nel S. Girolamo che è nella chiesa di S. Fernando a Madrid.
Nella decorazione della cupola di S. Giovanni Evangelista a Parma (1520-22), crea, con nuovi audacissimi scorci, effetti d'infinito. La stessa grandiosità ed intensità di espressione è nel S. Giovanni seduto con ai piedi l'aquila nella lunetta presso la sagrestia, e nell'Incoronazione dell'abside di cui è rimasta solo la parte centrale, più volte trasportata con tutto il supporto murario e che solo il recente restauro c'è la pulitura ha restituito alla sua originale essenza, con tutte le velature trasparenti ed intatte, intensa nell'espressione del Redentore, dolcissima nel volto dell'Assunta, ove le commissioni romane e mantegnesche, evidenti in tutta la composizione, sono come sommerse nell'impeto ispirato delle sue superbe figure.
Tra i quadri e seguiti durante la decorazione della cupola di S. Giovanni o negli anni tra questa e quella del Duomo, molti segnano un evidente regresso, dovuto sopratutto ad un'accennazione di dolcezza espressiva piuttosto convenzionale anche negli atteggiamenti. Così nel Noli me tangere al Prado, nell'Adorazione del Bambino agli Uffizi, nel Cristo nell'orto a Londra, nella Deposizione e nel Martirio dei ss. Placido, Flavia, Eutichio e Vittorino a Parma, e nella ben nota pala di S. Sebastiano a Dresda, ove, per contemplare la divina visione, S. Sebastiano si attorce al tronco cui è legato, mentre Genignano l'addita al riguardante.

dra, nella Deposizione e nel Martirio dei ss. Placido, Flavia, Eutichio e Vittorino a Parma, e nella ben nota pala di S. Sebastiano a Dresda, ove, per contemplare la divina visione, S. Sebastiano si attorce al tronco cui è legato, mentre Genignano l'addita al riguardante.
Più aderenti al passato, se pure arricchite dall'opulenza del disegno, lo Sposalizio di S. Caterina al Louvre e la S. Caterina leggente del palazzo Reale di Hampton Court, spontanea, come l'Educazione di Amore della galleria Nazionale di Londra, con cui si inizia la serie dei quadri profani.
Ma è nella cupola del duomo di Parma, eseguita dal 1526 al 30, che meglio si determina il suo particolare colore, che permea cose e figure. E questa atmosfera, che avvolge nubi e figure, è veramente un cielo di ametista e di rosa, apertosi improvvisamente per lasciar passare l'osannante coro di angioli che fanno corona all'Assunta, mentre intorno alla balaustrata si celebrano i funerali della Madonna, con Apollo e rami di pino sprizzanti faville.
Certo contemporanee alla cupola del Duomo sono la restaurata lunetta a fresco con l'Annunciazione della galleria di Parma, la mirabile pala della Madonna del s.Gerolamo nella stessa galleria, tra le massime opere del C., e la Madonna della scodella ivi, che, con quella di S. Giorgio a Dresda, ugualmente riflette i caratteri più salienti della cupola del Duomo, mentre nella Sacra Notte, della stessa galleria, le ricerche luoministiche dei primi tempi sono portate ad una soluzione precaravaggesca.
Informate ad una più serena ed intima familiarità sono altre opere dell'ultimo periodo, quali la Madonna della cesta della galleria Nazionale di Londra e la Madonna del latte a Budapest, di una realtà divinamente umana come il gruppo degli Amori di Giove; le commesse gli fa Federico Gonzaga ed incompiute per la morte del pittore; tra di esse: l'Antioppe del Louvre, che ha lo stesso volto dell'Assunta del duomo di Parma, ma solcato di pagana sensibilità; la Danae della galleria Borghese a Roma, la Leda di Berlino; l'Ioe il Ganimede rapito dall'aquila della galleria di Vienna. - Vedi tav. XXXII.
Per la