CORREGGIO, ANTONIO ALLEGRI, detto il. - N. a Correggio di Reggio Emilia prima del 30 ag. 1489, m. ivi, il 5 marzo 1534.
Forse iniziò in patria la sua educazione artistica con lo zio Lorenzo Allegri, mediocre pittore, per passare, si crede, a Modena, alla scuola di Francesco Bianchi Ferrari (1503-1507). Di qui sembra certo sia andato a Mantova, ove molto attinse dal Mantegna, la cui profonda influenza persiste anche nelle opere della maturità, mentre dal Costa, succeduto al maestro padovano alla corte dei Gonzaga, trasse l'elemento emiliano-ferrarese più immediato ai suoi inizi. Leonardesco, per quanto inteso in radiosità di luce, non in veli d'ombra, è il suo modo pittorico di intendere i volumi, ma l'atomismo, che è poi la chiave di volta del suo peculiare, illimitato colore, cioè di tutta la sua arte, è un suo carattere precipuo.
Le sue opere si possono così raggruppare: dipinti della prima giovinezza ispirati al Mantegna ed agli emiliano-ferraresi, dalla Deposizione dell'attrio di S. Andrea a Mantova, e dalla Madonna col Bambino ed i ss. Francesco e Quirino, affresco distaccato, ora nella galleria Estense di Modena, allo Sposalizio di s. Caterina di Detroit, all'altro della collezione Kress a Nuova York, ove si abbinano alle forme mantegnesche quelle di Leonardo, permeate da una grazia infantile e spontanea, fino alla pala di S. Francesco a Dresda, il suo primo dipinto datato, che è del 1514, del quale periodo sono pure la Ginditta della galleria di Strasburgo, la Madonna col Bambino tra due angolii musicanti e serafini della galleria degli Uffizi, il Presepe notturno e l'Adorazione dei Magi a Brera, la Madonna Bolognini nel museo del castello Sforzesco a Milano, la Madonna Malaspina nella pinacoteca di Pavia, ecc.
Gli anni che vanno dall'esecuzione della pala di S. Francesco alla sua prima grande decorazione, la volta della camera della Badessa nel convento di S. Paolo a Parma (1518-19), comprendono una serie di opere di un colore più lieto e vivo: il rosa, il viola ed il cilestrino, come nella Madonna Campori della galleria Estense di Modena, uno dei dipinti più rappresentativi di questo periodo, ove agli emiliani ed a Leonardo si aggiunge certo la conoscenza di Raffaello che, proprio in questo tempo, aveva mandato a Bologna la pala di S. Cecilia, alla quale si ispirano pure la Madonna di Casalmaggiore nel museo Städel a Francoforte, quella della galleria d'arte di Orléans, l'altra di Hampton Court e la deliziosa Madonna col Bambino e s. Giovannino del museo del Prado a Madrid, il vero capolavoro di questo periodo.
Sia che sia stato a Roma e ne abbia attinto nuovo vigore per la sua arte, o che l'improvvisa robustezza si debba al naturale potenziamento della maturità, è certo che nel convento di S. Paolo a Parma, eseguendo per la badessa Giovanna Piacenza la decorazione della volta di una saletta, egli rivela con una intensità viva di colori, nei quali comincia a dominare l'intonazione dorata che sarà a lui peculiare, una forza insospettata.
Dello stesso tempo è l'affresco staccato con la Madonna della scala nella galleria di Parma, che appare seduta in controluce, radiosa di grazia e di autonomo lume,
tradotto in duttili accordi di rosa e d'oro, caldo ambientamento che pervade tutte le opere della maturità, come si scorge già in due piccoli, deliziosi quadri della pinacoteca di Napoli, la Zingorella e lo Sposalizio di s. Caterina, o nel Riposo sulla via dell'Egitto della galleria degli Uffizi, o nel S. Girolamo che è nella chiesa di S. Fernando a Madrid.
Nella decorazione della cupola di S. Giovanni Evangelista a Parma (1520-22), crea, con nuovi audacissimi scorci, effetti d'infinito. La stessa grandiosità ed intensità di espressione è nel S. Giovanni seduto con ai piedi l'aquila nella lunetta presso la sagrestia, e nell'Incoronazione dell'abside di cui è rimasta solo la parte centrale, più volte trasportata con tutto il supporto murario e che solo il recente restauro e la pulitura ha restituito alla sua originale essenza, con tutte le velature trasparenti ed intatte, intensa nell'espressione del Redentore, dolcissima nel volto dell'Assunta, ove le commissioni romane e mantegnesche, evidenti in tutta la composizione, sono come sommerse nell'impeto ispirato delle sue superbe figure.
Tra i quadri eseguiti durante la decorazione della cupola di S. Giovanni o negli anni tra questa e quella del Duomo, molti segnano un evidente regresso, dovuto soprattutto ad un'accentuazione di dolcezza espressiva piuttosto convenzionale anche negli atteggiamenti. Così nel Noli me tangere al Prado, nell'Adorazione del Bambino agli Uffizi, nel Cristo nell'orto a Londra, nella Deposizione e nel Martirio dei ss. Placido, Flavia, Eutichio e Vittorino a Parma, e nella ben nota pala di S. Sebastiano a Dresda, ove, per contemplare la divina visione, S. Sebastiano si attorce al tronco cui è legato, mentre Gemignano l'addita al riguardante.
Più aderenti al passato, se pure arricchite dall'opulenza del disegno, lo Sposalizio di s. Caterina al Louvre e la S. Caterina leggete del palazzo Reale di Hampton Court, spontanea, come l'Educazione di Amore della galleria Nazionale di Londra, con cui si inizia la serie dei quadri profani.
Ma è nella cupola del duomo di Parma, eseguita dal 1526 al 30, che meglio si determina il suo particolare colore, che permea cose e figure. E questa atmosfera, che avvolge nubi e figure, è veramente un cielo di ametista e di rosa, apertosi improvvisamente per lasciar passare l'osannante coro di angoli che fanno corona all'Assunta, mentre intorno alla balaustrata si celebrano i funerali della Madonna, con Apo-
stoli in arditi scorci ed efebi che reggono fumose fiaccole e rami di pino sprizzanti faville.
Certo contemporaneo alla cupola del Duomo sono la restaurata lunetta a fresco con l'Annunciazione della galleria di Parma, la mirabile pala della Madonna del s. Gerolamo nella stessa galleria, tra le massime opere del C., e la Madonna della scodella ivi, che, con quella di S. Giorgio a Dresda, ugualmente riflette i caratteri più salienti della cupola del Duomo, mentre
nella Sacra Notte, della stessa galleria, le ricerche luministiche dei primi tempi sono portate ad una soluzione precaravaggesca.
Informate ad una più serena ed intima familiarità sono altre opere dell'ultimo periodo, quali la Madonna della cesta della galleria Nazionale di Londra e la Madonna del latte a Budapest, di una realtà divinamente umana come il gruppo degli Amori di Giove; tele commessegli da Federico Gonzaga ed incompiute per la morte del pittore; tra di esse: l'Antiopo del Louvre, che ha lo stesso volto dell'Assunta del duomo di Parma, ma solcato di pagana sensibilità: la Danae della galleria Borghese a Roma, la Leda di Berlino; l'Io e il Ganimede rapito dall'aquila della galleria di Vienna. - Vedi tav. XXXII.
Per la

(Int. Alinari) CORREGGIO, ANTONIO ALLEGRI - La Santa Notte - Dresda, pinacoteca.