COURTOIS, JACQUES, detto il BORGOGNONE. - Pittore e incisore, n. il 12 febbr. 1621 a St-Hippolyte nella Franche-Comté e m. a Roma il 14 nov. 1675. Allievo del padre, il pittore Jean-Pierre C., venne adolescente in Italia (1636) e, a Milano, si arruolò nell’esercito spagnolo non tralasciando però di dipingere.
Lasciate le armi e recatosi a Bologna nella bottega di un paesista lorense, certo Jérôme, vi conobbe Guido Reni e l’Albani, sull’esempio dei quali si prefisse di divenire pittore di quadri religiosi. Ma dopo esser passato per Firenze e per Siena, nel 1640 ca. si trasferì a Roma dove l’amicizia di Pieter van Laer detto il Bamboccio, di Michelangelo Cerquozzi e di Pietro da Cortona - che egli conobbe mentre dipingeva nel refettorio del convento di S. Croce in Gerusalemme, dove, appena giunto, era stato ospitato - lo riconduce sulla sua vera strada che era quella del pittore di battaglie, dipinte con «furia francese» utilizzando i molti schizzi presi dal vero durante la vita militare. A Roma, ca. il 1647, sposò una Maria Vaiani, ma gravi attriti gli amareggiarono la vita e lo spinsero fuori di casa. Fu nuovamente a Firenze e a Siena (1652 e 1654-55) al servizio di Mattia dei Medici. Recatosi per breve tempo in patria verso i primi del ’55, dipinse, assieme al fratello Gianfrancesco, alcuni quadri per il convento delle Orsoline di Friburgo dove erano monache due sorelle. Di ritorno in Italia, passò per Bergamo e per Venezia, fu forse a Padova e attraverso Siena e Firenze tornò a Roma dove il 13 dic. del ’57, entrò come coadiutore temporale tra i Gesuiti di S. Andrea al Quirinale e qui pronunciò gli ultimi voti il 2 febbr. 1668.
Frattanto aveva continuato a dipingere. Nel 1658, assieme al fratello Guglielmo, incominciò la decorazione della cappella della Congregazione Prima Maria al Collegio Romano che può essere considerata la migliore delle sue opere religiose e che dimostra ancora la sua predilezione per le scene agitate di battaglia. Alcuni quadri, oggi perduti, dipinse per il refettorio della casa professa al Gesù, altri per il noviziato di S. Andrea al Quirinale e negli ultimi anni di vita attese a preparare i disegni per un’opera che avrebbe dovuto dipingere nella tribuna del Gesù. Poi lo si trova a Genova; nella Quaresima del ’75 è a Pisa, quindi a Firenze, dove lasciò al granduca Cosimo III il suo autoritratto, poi, tornato a Roma, la morte lo colse improvvisamente.
Si è già avuto occasione di accennare come il C. si sia a volte servito della collaborazione dei fratelli, anche essi pittori: Guglielmo, n. a St-Hippolyte nel 1628 e m. a Roma il 15 giugno 1675, era stato allievo di Pietro da Cortona ed ha lasciato varie incisioni oltre a pitture nelle chiese romane di S. Marco, di S. Giovanni in Laterano, di S. Passede, di S. Lorenzo in Lucina e in qualche altra; Gian Francesco (e non Giambattista, come è stato spesso ripetuto) fu cappuccino in un convento romano e dipinse prevalentemente quadri religiosi per le case del suo Ordine.