D ESPREZ, Josquin. - Il maggior compositore dei Paesi Bassi, vissuto nella seconda metà del sec. XV, n. intorno al 1450 nell'Hainaut, m. il 27 ag. 1521 a Condé-sur-Escaut, canonico decano del Capitolo della Cattedrale. Fu puer cantus nella collegiata di St. Quintin e quindi allievo di J. Ockegem, per cui scrisse un elogio funebre (La déploration de J. Ockegem, 1495) e, in senso più lato, discepolo anche di Dufay (v. Cambrai 1465-70). Giovanissimo venne in Italia, dove svolse la sua principale attività dando alla sua arte un carattere di chiarità melodica, squisitamente italiano per la mirabile altezza dei rapporti espressivi fra parola e suono, con cui risolse la complessità contrappuntistica che derivava dalla tradizione artistica dei Paesi Bassi.
Lo si trova dapprima a Milano, alla corte del duca Galeazzo M. Sforza (1475) poi a Roma quale cantore nella cappella Sistina durante il pontificato di Innocenzo VIII e Alessandro VI (1486-94), quindi a Firenze, Modena (1499) e Ferrara (1503) per la cui corte estense compose la famosa messa «Hercules Dux Ferrariae». Nel frattempo era anche stato a Cambrai quale direttore del coro della Cattedrale (1495-99) e a Parigi, a servizio del re Luigi XII (1500). Ai primi del 1500 tornò in Borgogna e si stabilì a Condé-sur-Escaut, dove morì. Fu sepolto nella Cattedrale, dove si conservò il suo epitafio.
Compose messe, motetti, chansons françaises, ecc. riunendo nella sua arte le peculiarità stilistiche delle due correnti fiamminga e italiana in una tecnica compositiva che va dalla più complessa architettura alla più limpida e melodica tessitura omofona delle parti.
Con D. la polifonia vocale continua la sua emancipazione dagli strumenti, che sino allora, nei due secoli precedenti, avevano sostituito o accompagnato le voci per divenire sempre più la classica e pura polifonia vocale a cappella del glorioso '500 italiano.
La sua vasta produzione di musica sacra è sparsa in manoscritti di Roma (biblioteca Vaticana), di Monaco, di Cambrai, del Seminario Maggiore di Aosta ecc. e in stampa dell'epoca. Otto motetti furono editi nell'Harmonica musica ed Odeaton del Petrucci (Venezia 1501) ed altri in altre raccolte; le sue messe impresse dapprima con i tipi del Petrucci (ivi 1502, 1505, 1514), furono poi ristampate a Roma dal Giunta (1526). In edizioni moderne, oltre alcuni frammenti stampati in raccolte varie da Commer, Choron, Schering, Blum, ecc. è di fondamentale importanza l'edizione delle opere complete intrapresa nel 1921 da A. Smijers ad Amsterdam, a cura della Vereening voor Nederlandsche Muziekgeschiedenis.