DALGAIRNS, JOHN DOBREE

DALGAIRNS, JOHN DOBREE. - In religione Bernard; teologo oratoriano, di origini scozzesi e non-manne, n. nell'isola di Guernesey il 21 ott. 1818, m. a Burgess Hill, vicino Brighton, il 6 apr. 1876.

Entrò a Oxford nel Exeter College nel 1836. Ardente seguace di Newman, scrisse una lettera in francese nel giornale di Parigi «L'Univers» sul movimento di Oxford; ne seguì una corrispondenza col padre Domenico Barberi passionista. Nel 1842 raggiunse Newman a Littlemore, e scrisse parecchie delle Vite di sant'anna e Newman pubblicava. Padre Domenico lo ammise nella Chiesa il 29 sett. 1845, varie settimane prima di Newman. Dimorò poi a Langres in Francia con l'abate Jovain, che aveva incontrato a Oxford nel 1841; il suo ordine sacerdote nel dic. del 1846. Nella Pasqua del 1847 raggiunse Newman a Roma e entrò nel noviziato oratoriano sotto il prof. Rossi. Tornato in Inghilterra visse a Maryvale e a Londra, poi nell'oratorio di Birmingham (1853-56); poi rimase a Londra, ove successe per breve tempo a P. Faber come superiore (1863). Fu eminente come predicatore, scrittore e direttore di anime. Fu inoltrato per erudito storico e filologo. Dal 1869 partecipava alle riunioni della «Metaphysical Society», ove la sua prezizia, scienza ed umiltà nelle discussioni destava l'ammirazione degli acattolici.

Pubblicò la Scale of Perfection di W. Hilton; oltre a varie traduzioni e altri scritti, lasciò tre opere classiche di spiritualità: The Devotion to the Sacred Heart of Jesus (Londra 1853); The German Mystics of the Fourteenth Century (ivi 1858); The Holy Communion (Dublino 1861).

Bibl.: W. Ward, W. G. Ward and the Oxford Movement, Londra 1889; S. Bowden, s. V. in Cath. Enc., IV (1908), p. 604 sq.

DALILA (ebr. Delilah = «esile, delicata», secondo l'etimologia più probabile; Settanta: Δαλιαδά).

Donna, si discute se ebrea o filista, moglie o compagna (probabilmente filista e amante) Sansone (v.) e certo causa fatale della sua fine, secondo il racconto di Judd. 16, 4-18. Era di Sorec (oggi rovine di Sürk?) al confine nord della Filista con il territorio di Dan, a qualche km. da Saraa (oggi Sar'ah), patria di Sansone.

Con le arti della seduzione, D. tentò più volte di carpire al gigante il segreto della sua forza prodigiosa. Delusa tre volte con false rivelazioni del segreto, come se il forte potesse venire domato legandolo con fresche funicelle d'arco, o con funi nuove, e con sette dei suoi lunghi capelli legati al telaio, alla fine, con le sue insistenze pagate dall'oro dei Filistei, seppe che Sansone poteva essere domato rasandogli i lunghi capelli di nazireo. Il gigante, da lei raso nel sonno e poi venduto per 5500 scili, accecato dai nemici e costretto in ferri a girare la mola in Gaza, si vendicò poi, rinati i capelli e l'animo di nazireo, con il crollo del tempio di Dagon, affollato per un insultante festeggiamento della sua sconfitta. Vedi tav. LXXV.

Bibl.: M.-J. Lagrange. Le livre des Juges, Parigi 1903, pp. 246-56; C. F. Burney, The book of Judges, Londra 1920, pp. 377-91; A. Schulz, Das Buch der Richter (Die Welt. Schrift. d. Alt. Test., 4), Bonn 1926, pp. 86-89; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, Torino 1934, pp. 306-10.