DANIELE da Volterra (Daniele Ricciarelli). - Pittore e scultore, n. a Volterra ca. il 1509, m. a

Roma il 4 apr. 1566. La sua prima educazione pittorica, attestataci dal Vasari e soprattutto dal giovane dipinto della Giustizia (Volterra, pinacoteca), avvenne alla scuola del Sodoma e del Peruzzi. Recatosi giovanissimo a Roma fu scolaro di Pierin del Vaga e suo aiuto nella cappella del Crocifisso in S. Marcello, la cui decorazione condusse a termine.
A contatto con l'ambiente artistico romano, sentì profondamente l'influsso di Michelangelo pur accogliendo nella sua arte motivi ed accenti raffaelleschi, come è possibile riscontrare nel bellissimo fregio con le Storie di Fabio Massimo (Roma, palazzo Massimo) ineguale di tono e pieno ancora di ricordi del Sodoma e del Beccafumi. Tra il 1541 e il 146, D. da V. affresca con Storie della Croce la cappella Orsini nella chiesa della Trinità dei Monti in Roma: non ne resta oggi che una Deposizione - assai male conservata - nella quale l'arte di D. da V. raggiunge la sua più alta espressione nell'ambito di una intelligente e profonda aderenza spirituale e formale al mondo di Michelangelo. Esegui nella stessa chiesa un'Assunta (unico dipinto di sua mano nella decorazione della cappella Della Rovere interamente contorta da scolari), opera meno sentita e macchinesa. La tavoletta degli Uffizi con la Strage degli Innocenti da lui firmata, se nel digradare dei piani e nel rigoroso bilanciarsi delle masse fa pensare piuttosto a Raffaello, nella potenza scultorea dei singoli gruppi è sempre profondamente michelangiolesca. Per ordine di Paolo IV, D. da V. rivestì i nudi nel Giudizio universale di Micheleangelo onde fu detto «Braghettone». Michelangelo scelse anche come scultore, le uniche opere di scultura che di lui ci restino sono il vigoroso busto in bronzo del Buonarroti e le eleganti decorazioni in stucco della sala Regia Vaticano.