DANIELE, SANTO

DANIELE, santo. - Stilita del sec. V. Si è bene informati delle vicende di questo anacoreta, il primo a introdurre in Bisanzio l'uso delle colonne di penitenza, da una Vita contemporanea, la quale, malgrado il suo carattere taumaturgico e leggendario, comune all'agiografia orientale, collima ottimamente con le date e con i fatti storici del tempo. D. nacque a Meratha (Samosata in Siria) il 409, e fanciullo di 12 anni abbracciò la vita monastica. Conobbe il primo stilita s. Simeone e ne fu ammiratore; arrivò a Costantinopoli e abitò dapprima come solitario in un antico tempio pagano, poi montò sulla prima colonna (ne ebbe tre) l'a. 460, e in questo genere di vita, ammirato dal popolo, dai vescovi e dagli imperatori, perseverò fino alla morte, nel 493.

Tra i fatti della Vita di D. il caso più interessante per gli usi ecclesiastici di quell'epoca viene dato dalla sua ordinazione sacerdotale a distanza, e perfino contro l'umile riluttanza del Santo, eseguita dal vescovo Gennadio per volontà di Leone I imperatore.

BIBL.: H. Delchaye, Vita s. Danielis Stylitos, in Analecta Bolland., 32 [1913], pp. 121-229; id., Les saints stylites, Bruxelles-Parigi 1923, con l'ed. critica della Vita antica; E. Dawes-N. Baynes, Three Byzantine saints, Oxford [1928], pp. 1-87.

Emanuele Candal

DANIELE. - Abate in Scete, vissuto nel sec. VI e m. dopo Giustiniano (565). Nei testi che ci restano sulla vita di D. è difficile distinguere i fatti storici dai leggendari. I seguenti potrebbero sembrare storici. Ancor giovane si fece monaco nello Scete (Wädi en-Naträn). Fu fatto schiavo chi nomadi, ma poi poté ritornare in Scete. Fattasi una gran fama, abbandonò Scete e pose la sua dimora nel Delta presso il villaggio di Zambok (cf. E. Amélineau, La géographie d'Égypte à l'époque copte, Parigi 1893, p. 476), dove costruì un piccolo monastero; ivi morì e fu sepolto. È molto venerato dai Copti e dagli Abissini (Sinassario arabo, 8 del mese di basceno e Sinassario etiopico, 8 del mese di Gënböt).

I testi che ci sono restati sulla vita di D. sono i seguenti: il testo greco, originale, edito da L. Clugnet Vie et récits de l'abbé Daniel (in Revue de l'Orient chrétien, 5 [1900], pp. 50, 254-370); il testo siriano edito da F. Nau (ibid., p. 391); quello copto da I. Guidi (ibid., p. 553 e 6 [1901], p. 51); quello arabo, ancora inedito (cf. G. Graf, Geschichte der christlichen arabischen Literatur, Città del Vaticano 1944, p. 403); quello etiopico edito da L. Goldschmit e E. Pereira (Vita do Abba Daniel, Lisbona 1897) e corretto da I. Guidi Vie de l'abbé Daniel (in Revue de l'Orient chrétien, 6 [1901], p. 54).

BIBL.: Oltre le note premesse dai vari editori alle edizioni suddette, cf. P. van Cauwenbergh, Etude sur les moines d'Égypte depuis le Concile de Chalcedoine jusqu'à l'invasion arabe (541), Parigi-Lovano 1914, pp. 10-29, 84-85; L. T. White, The monastery of Wädi en-Naträn, Nuova York 1922, pp. 241-48. Saverio Pericoli Ridolfini
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“DANIELE, SANTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 682. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/daniele-santo.