DAVY, HUMPHREY. - N. a Penzance, in Cornovaglia, il 17 dic. 1778, m. a Ginevra il 29 maggio 1829. Di famiglia modesta, fu dapprima apprendista di farmacia e poi assistente e più tardi capo del laboratorio della Pneumatic Institution di Bristol per lo studio dell'azione fisiologica e terapeutica dei gas. Scopri l'azione inebriante del gas esilarante o protossido di azoto, che fu uno dei primi anestetici generali: tale risultato gli aperse la via all'insegnamento della chimica alla Royal Institution di Londra, ciò che gli permise di dedicarsi alla ricerca scientifica con risultati veramente eccezionali. Fu con Hisinger e Berzelius tra i primi elettrochimici.
Studiò l'elettrolisi dell'acqua; per mezzo della corrente elettrica isolò i metalli alcalini ed alcalino-terrosi (potassio, sodio, calcio, bario e stronzio), il boro ed il cloro, del quale riconobbe la natura di elemento chimico: contemporaneamente a Gay-Lussac isolò lo iodio e ne riconobbe la natura di elemento. Inventò la lampada di sicurezza che porta il suo nome e per la quale non volle prendere brevetti. Fu membro e poi presidente della Royal Society di Londra.
Di salute cagionevole (anche a causa delle esperienze fatte su se stesso con i gas), divenuto ricco per un matrimonio e celebre per le sue scoperte, fece due viaggi in Italia dove soggiornò a lungo e conobbe Volta e Morichini.
Di mente filosofica e di animo religioso, trovò le orme di Dio creatore e provvido nella natura e nella scienza; avversò il materialismo, e, benché protestante, mostrò schietta simpatia per il cattolicesimo; pubblicò un diario: Consolazioni di viaggio o gli ultimi giorni di un filosofo (trad. it., Milano 1928) dove espose le sue idee spiritualistiche; sulla sua tomba volle si scrivesse una sola parola: «spero».