DÉBORA (ehr. Débhôrâh «ape»; Settanta Δεβθώρα; Vol. Debora). - Profetessa, eroina e poetessa, terza con Barac fra i «Giudici» d'Israele (Iud. 4, 1-5, 31), che riscosse dalla oppressione di Iabin, re di Asor (Hádôr, presso il lago di Húleh, secondo i vari dati biblici e Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., IX, 11, 1), animando l'impresa di Barac e delle tribù nordiche nella battaglia di Thanach (presso Megiddo nella pianura di Esdrelon), e celebrandone quindi le gesta con il suo cantico (Iud. 5, 1-31), uno dei più preziosi documenti biblici.
D., sposa di Lapidoth (non menzionato altrove), risiedeva fra Rama e Bethel, a nord di Gerusalemme, nel territorio della tribù di Ephraim. Per l'autorità profetica che godeva, a lei, sotto «la sua palma» divenuta celebre, accorcia Israele per averne i responsi. Testimone della oppressione che gravava sulle tribù settentrionali, Nephthali, Zabulon, Issachar, e la metà cisgiordanica di Manasse (Machir), ella suscita la riscossa, ordinando a Barac della tribù di Nephthali di concentrare 10.000 uomini, specie di Nephthali e Zabulon, sul Tabor, e vi occorre anch'essa. Vi si uniscono altri volontori di Machir, Issachar, Ephraim e Beniamin, fra la ignava o forzata assenza delle tribù restanti. A parare la minaccia, Siara, capo delle milizie meridionali di Iabin, si schiera sul torrente Cison, che traversa la pianura di Esdrelon, fiero dei suoi 600 carri falcati. Ma l'impeto degli Israeliti animati da D. e Barac, e una procella provvidenziale che ingrossa il torrente, lo travolgono in rotta completa. Siara fugge verso il sud, e, sfinito, si rifugia presso Cades (di Esdrelon, probabilmente l'odierno Tell Abû Qudejs) ospite nella tenda di Giaele, moglie di Haber qenita. Ma Giaele, nel sonno, gli trafigge la tempia con un martello e un piolo di tenda, inchiodandolo al suolo.
Nella festa celebrativa dopo la vittoria, assistendo con Barac al corteo trionfale dei vincitori, D. intona il suo celebre cantico (Iud. 5, 1-31), epinicio solenne e inno religioso, di cui è concordemente proclamato lo splendore letterario. L'analisi del testo permette di ricostruire la tessitura in sette sezioni, ciascuna di due strofe, meno la centrale di tre, tutte identiche a quella della teofania (ibid. 4-5).
1. Proemio: a) protasi lirica, b) protasi epica. 2. La miseria d'Israele: a) rievocazione dolorosa, b) spiegazione profetica. 3. Descrizione del corteo trionfale: a) invito al popolo, b) invito ai condottieri. 4. Elogi e rampogne alle tribù: a) saluto ai primi combattenti, b) rampogna a Ruben, c) rampogne e lodi agli altri. 5. Rievocazione

della battaglia: a) l'assalto dei nemici, b) la piena disfatta.
6. L'impresa di Giaele: a) la scena della tenda, b) la morte
di Sisara. 7. Sgomento nemico e trionfo di Yahweh: a) l'at-
tesa della madre di Sisara, b) la delusione e inno finale.
Di riconosciuta importanza è il cantico di D. come
fonte storica antichissima, ciò che vale anche nella que-
stione documentaria del suo confronto con la narrazione
in prosa di Iudic. 4, 1-24. L'unico divario fra i comandi
nemici, Sisara nel cantico, Iabin re di Asor nella prosa,
può spiegarsi con la riedificazione di Asor, accennata già
ai tempi di Giosuè (cf. Jos. 11, 1-13 con 19, 36), come
consta in seguito ai tempi di Salomone (I Reg. 9, 15), di
Theglathphalasar (II Reg. 15, 29), di Tobia (Tob. gr. 1, 2)
e dei Maccabei (I Mach. 11, 67; ivi Nzsoq per diplo-
grafia del v finale precedente), nonché con le omonime
consuete nelle serie di re e con il carattere strategico del-
l'incarico di Sisara. Altra spiegazione è nell'apporto di
dati indipendenti della tradizione (cf. Ps. 83, 10), estranei
all'ambito lirico del carme.
Due altre donne bibliche omonime sono: D.
(Settanta: Δεβόπρα) nutrice di Rebecca, che segue
la sposa di Isacco in Canaan condividendone le sorti
(Gen. 24, 59; cfr. 35, 8); D. (Settanta: Δεβόπρα)
ava paterna di Tobia (Tob. gr. 1, 8).