DÉMONE

DÉMONE. - Presso Omero d. indica la natura
del dio, il suo modo di esplicarsi, la sua potenza,
mentre θεός (=dio) indica la divinità nel culto e nel
mito.

Il significato divenne poi più ampio: d. fu usato
dai tragici come sinonimo di destino e, spesso, per indicare esseri semidivini, superiori all'uomo, ma inferiori
agli dèi: così per Esiodo sono d. gli eroi dell'età dell'oro,
che servono gli dèi e proteggono i mortali; per Eschilo
è un d. Dario, per Euripide Alcesti. Per i filosofi il d. fu una
forza che veglia sull'uomo fin dalla nascita, ne guida la
volontà, l'ispira al bene e al male; per Socrate è anche la
coscienza. Nel culto fu dato questo nome a divinità minori, ad es., Mitra, i Sileni, ecc. La religione popolare
dette grande importanza ai d., in cui vedeva degli spiriti
individuali all'ultimo rango della gerarchia divina, protettori o oppositori dell'attività umana, personificazioni
di forze naturali, origine prima delle malattie. I d. malefici (anime dei defunti, spiriti e spettri al seguito di
Ecate) portavano la pazzia e la morte a chi li vedeva.

BIBL.: P. Regnaud, Le Zaïgava, histoire d'un mot et d'une idée, in Revue de l'histoire des religions, 15 (1887), p. 156 agg.; Waser, s. V. in Pauly-Wissowa, IV, II, coll. 2010-12; A. Michel, Les bons et les mauvais esprits dans les croyances populaires de l'ancienne Grèce, in Rev. de l'hist. relig., 37 (1910), pp. 193-215; H. Rose, Numen inest, in Harvard Theological Review, 28 (1935), p. 243 agg.; M. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, p. 201 agg. Luisa Banti
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“DÉMONE.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 829. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/demone.