DEMONIACHE, MANIFESTAZIONI. - Posta l'esistenza del demonio, si chiede se, oltre
le operazioni indirette o morali di cui è indubbiamente capace nella sua opera tentatrice e istigatrice
al male, Satana abbia il potere e la libertà d'intromettersi, e di fatto s'intrometta, nell'ordine della natura
con manifestazioni fisiche e biologiche, comprese
quelle proprie della vita psichica.
I. I FATTI
Ora, su tal punto non può ammettersi dubbio ragionevole, come si vede da parecchi argomenti, p. es., dalla testimonianza storica e dall'esame scientifico dei fatti.Storicamente risulta che in tutti i tempi molti fenomeni furono attribuiti al demonio, oppure, in genere, a
spiriti malefici. Facendo anche un'abbondante tara a
queste affermazioni - attribuendone, cioè, un gran numero all'ignoranza, alla suggestione, all'errore - non
possiamo però allargare il processo a tutto e sempre,
semplicatamente: si tratta, infatti, di attestati non soltanto di gente rozza, raccolti in epoche di oscurità scientifica, ma spesso, invece, di testimonianze rese da eminenti persone, da scienziati di chiara fama, anche dei
tempi nostri. Inoltre non si può ammettere che un'attestazione così vasta nel tempo e nello spazio, sia priva
di serio fondamento, senza con ciò contraddire alle basi
medesime e più certe della ricerca storica scientifica.
Inoltre, e sempre nel campo della storia, interviene
la testimonianza della S. Scrittura: dai Vangeli infatti
si ricava come Gesù guarisse molti indemoniati, e li dichiarasse tali, ben distinguendoli dagli ammalati comuni
(Mc. 1, 23-28; Mt. 8, 28-34; 9, 32-34; 12, 22; 15,
22-28; Lc. 6, 18-19; 7, 21; 9, 37-44; 13, 12-17; ecc.).
Questa affermazione ha un valore enorme: è irrefragabile per i cristiani in quanto per essi la parola di Cristo
è la parola stessa di Dio; ma è pure assolutamente certa
per chiunque, tenendo conto che i Vangeli costituiscono
un complesso di documenti autentici, la cui verità è
dunque ineccepibile.
L'altro elemento di prova sorge dall'esame intrinseco,
scientificamente condotto, dei fatti certi, cioè del «materiale d'esperimento», sia passato che presente. Alla
domanda se da tale indagine si è potuta trarre l'evidente
dimostrazione dell'azione diabolica, è da rispondere affermativamente, rimandando alla bibliografia per quanto
riguarda l'autentica narrazione degli esami scientifici
eseguiti in proposito e i risultati ottenuti.
Dimostrata in genere la realtà dell'azione diabolica,
resta da esaminare la terminologia tecnica in uso per quanto riguarda l'attività del demonio nell'ordine fisico, biologico e della vita psichica. Si può classificarla come segue: a) infestazione diabolica locale, cioè azione del demonio sulla natura fisica e organizzata inferiore (piante e animali); b) infestazione diabolica personale (in francese: obsession): consiste in una serie di tentazioni più violente e più continue delle tentazioni ordinarie. È esterna se agisce sui sensi esterni del soggetto (ad es., con apparizioni reali, intese cioè come una reale modificazione dell'ambiente esterno al soggetto, oppure come la reale immissione nell'ambiente esterno di una «forma» oggettiva). È interna quando opera sui sensi interni (ad es., l'immaginazione) producendo interne impressioni. Nello stesso soggetto può essere simultaneamente duplice: esterna e interna; c) ossessione diabolica (in francese: possession): «è costituita da due elementi: dalla presenza del demonio nel corpo dell'ossesso e dal dominio che esercita su questo corpo e per esso sull'anima. Quest'ultimo punto ha bisogno di essere spiegato. Il demonio non è unito al corpo come vi è unita l'anima; non è rispetto all'anima che un motore esterno, e, se opera su di lei, lo fa solo per mezzo del corpo in cui abita. Può operare direttamente sulle membra del corpo facendo fare ogni sorta di movimenti; e opera indirettamente sulle facoltà per quel tanto che nell'operare dipendono dal corpo» (A. Tanqueray, Compendio di teologia ascetica e mistica, 7ª ed., Roma-Tournai-Parigi 1928, p. 940).
Per quanto riguarda l'infestazione diabolica locale i Vangeli sinottici descrivono, ad es., l'episodio dei porci invasi dal demonio (Mt. 17, 14-17; Mc. 5, 2-13; Lc. 8, 27-33). Inoltre molti casi li troviamo nella vita di alcuni santi (s. Giovanni della Croce, s. Teresa d'Avila, s. Giovanni Bosco, il curato d'Ars, ecc.).
Relativamente all'infestazione personale e all'ossessione diabolica i Sinottici ci parlano dei ripetuti incontri di Gesù con gli indemoniati, della loro liberazione al comando divino (Mt. 8, 16; 12, 22; 15, 22; 17, 14-17; Mc. 1, 23-26; 5, 2-13; 9, 16; Lc. 4, 33-35; 6, 18; 7, 21; 8, 2, 27-33; 9, 30, 43; ecc.); gli Atti Degli Apostoli (5, 16; 8, 7; 16, 16-18) ci attestano il perdurare del fenomeno dell'ossessione anche dopo l'Ascessione di Gesù.
In base ai criteri d'indagine, atti a identificare, quando c'è, l'azione del demonio, e dei quali si parlerà appresso, è indubitato che molti fra i fenomeni cosiddetti «medianici» e più generalmente «metapsichici», hanno come causa l'azione diretta di Satana (v. METAPSICHICA; SPIRITISMO).
Sulla base, dunque, dei fatti, e soprattutto sull'esempio del Divino Maestro, la Chiesa, dai tempi apostolici, seguita ad ammettere la possibilità dell'infestazione e dell'ossessione diabolica, curando la liberazione degli indemoniati con mezzi spirituali, in particolare con gli esorcismi. Guidata, però, da profonda saggezza, ammette la possibilità dell'equivoco, che cioè manifestazioni dell'ordine puramente naturale — come sono, p. es., le malattie nervose o psichiche — possano essere scambiate per manifestazioni del demonio; mentre, al contrario, casi di autentica vessazione diabolica siano confusi con le suddette malattie. Di tale prudenza fanno fede le ammonizioni del Rituale romano (De exorcizandis a daemonio, nn. 3-7) che pone i criteri di distinzione e inculca all'esorcista: in primis ne facile credat aliquem a daemonio obsessum esse.
II. CRITERI DIAGNOSTICI
Primieramente, e in ogni caso, perché l'azione del demonio possa essere ammessa, bisogna che i fenomeni si estrinsechino con tali manifestazioni da escludere qualunque altra causa possibile. Tale giudizio, quando lo si possa fare, nonostante sia negativo, atteso il suo carattere di esclusività, è certamente sufficiente per una diagnosi rigorosa. Però l'esclusione delle altre cause all'infuori del demonio non è semplice, anzi richiede somma cautela e profondità di dottrina. Per questo i riferimenti che qui si riportano non possono essere che sommari. Dio, dun-que, sarà escluso ogni qualvolta le manifestazioni, sia per la loro finalità e per il loro intrinseco contenuto (immorale, empio), sia per le circostanze in cui avvengono (sedute spiritiche, ecc.), siano incompatibili con gli attributi di Dio (infinita sapienza, maestà, ecc.). Analoghi criteri valgono per gli spiriti puri, ma buoni (angeli) e per le anime dei defunti, anche dannate, se si ritiene, come insegna la Rivelazione, che ogni loro azione sui viventi e sulle altre creature terrene non possa verificarsi senza un intervento positivo di Dio. Così pure, l'azione dei viventi non può ammettersi quando i fenomeni rivelano un contenuto materiale e intellettuale, superiore alle possibilità del vivente stesso: tale, ad es., sembra certamente la «xenoglossia», tanto più se avviene in fanciulli che ancora, per l'età, sono incapaci di parlare. Certamente l'applicazione di questi criteri negativi, non potrà farsi senza l'ausilio di norme positive atte a dirimere gli errori in quanto esse, per i singoli fenomeni, determinano, sulle basi della scienza, che cosa eccede, oppure ne le possibilità della natura umana.
Alla luce delle indagini moderne non possono, ad es., essere considerate preternaturali manifestazioni spiegabili con l'esercizio di particolari attività psichiche, sia pure non comuni a ogni individuo, quali la telepatia, la psicometria, ecc. (v. CHIAROVEGGENZA), e nemmeno moltissimi tra i fatti d'ordine fisico (telecinesia) che si riscontrano nella cavistica medianica. Tali fenomeni, che pure hanno del meraviglioso, sono attualmente considerati di carattere naturale, oppure con molta probabilità dovuti a cause naturali (v. Boyer, Cursus philosophiae, 2ª ed., Roma 1944, p. 220).
Per tali motivi, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non sembra possano essere accettati in blocco, cioè senza discriminazione, i criteri d'ordine fisico e psicologico enumerati nel Rituale romano: «...signa autem obsidentis daemonis sunt: ignota lingua loqui pluribus verbis, vel loquentem intelligere; distantia et occulta patefacere; vires supra netatis seu conditionis naturam ostendere... et alia id genus, quae cum plurima occurrant, maiora sunt indicia». Oggidi... «les progrès de la métapsychique ne nous permettent plus d'utiliser les critères de la possession comme on le faisait au XVIIᵉ siècle... Nous sommes obligés d'être plus réservés» (R. Dahliez, in Etudes carmélitaines, 23 [1938, II], p. 229).
Questa prudenza tanto più è da consigliarsi se si ritiene presente come, dal progresso delle scienze mediche, fatti che ieri venivano sospettati per diabolici oggi senz'altro sono accertati come naturali. Sarà dunque necessario che l'esorcista, ad evitare equivoci perniciosi, ricorra a medici integri, profondamente versati nella scienza delle malattie nervose e mentali. Nei riguardi di questi morbi va detto che la loro sintomatologia, particolarmente agli occhi d'un profano, può rivestire tali caratteristiche di straordinarietà e di inspiegabilità da assumere l'aspetto del preternaturale. Così, le illusioni e le allucinazioni possono essere equivocate per apparizioni, incubi, comandi, minacce demoniache; i deliri possono susseguirsi e concatenarsi tra loro in una costruzione apparentemente logica e verosimiliante, che può accompagnare il corso della vita dell'individuo, senza disturbo della sua normale attività giornaliera, così che la sua vita conservi un tal quale aspetto normale: ciò particolarmente nei deliri lucidi sistematizzati, propri del quadro della paranoia. La «demonomania» appartiene a queste forme, scambiabili con l'ossessione e la possessione diabolica: forme, queste, in cui la confusione è facile per le calme, circostanziate, coerenti e ripetute affermazioni del soggetto che al profano appare tanto più normale quanto più sono assenti dalla sua sintomatologia le smanie violente, gli attacchi convulsivi, gli episodi di sospensione della coscienza («trance»), nella comune credenza presunti attributi del pazzo dichiarato.
Le forme neuro-psicasteniche (v. NEVRASTENIA) possono dar luogo a quadri morbosi interpretabili come m. d., particolarmente nella forma d'infestazione diabolica personale. L'idea ossessiva (v. PSICOSI OSSESSIVA) che s'incastra prepotentemente nella coscienza dell'individuo, dolorosissima e invincibile, cui s'aggiunge nella fobia
il timore angoscioso che possa avverarsi; gli impulsi ossessivi, che sembrano spingere irresistibilmente, e a dispetto d'ogni volontà contraria, il soggetto a compiere un'azione detestata o a impedirgli l'attuazione di quanto fortemente desidererebbe, possono essere ritenuti azioni vessatorie del demonio. In particolar modo, inscenatore di quadri pseudo-diabolici è l'isterismo, cui può dirsi, senza esagerare, vadano attribuiti la grande maggioranza dei casi di falsa ossessione e infestazione: è buona regola, in ogni caso di presunta azione diabolica, ricercare nell'individuo i segni eventuali della suddetta nevrosi. La caratteristica tendenza all'imitazione e alla suggestione («pitiatismo»), alla menzogna sistematizzata (v. MITOMANIA), agli sdoppiamenti della coscienza, ai curiosi disturbi della sensibilità, alle crisi convulsive, sono le pietre elementari con cui l'isterismo costruisce i quadri delle false m. d., caratteristici spesso per la forma teatrale ed esibizionistica. Altra malattia capace di generare equivoci, è l'epilessia di cui bisogna tener presente non soltanto le grandi crisi convulsive, ma le forme di «petit mal», le «assenze», gli episodici impulsi di violenza, gli stati demenziali.
Per sommi capi si sono indicati i criteri fondamentali atti a dirigere la diagnosi di m. d.: tuttavia, giunti a questo punto, occorre aggiungere come in non pochi casi sia impossibile istituire un'indagine differenziale capace di raggiungere la certezza, potendo infatti esistere quadri che presentano identità di manifestazioni esterne, variando solamente la causa determinante, preternaturale l'una, naturale l'altra. Basta a convincersi di ciò lo studio di due casi, esternamente simili, guariti da Gesù: il cieco di Bethsaida (Mc. 8, 22-26) e il cieco muto indemoniato (Mt. 12, 22); mentre nel primo egli ottiene la guarigione miracolosamente risanando, nel secondo l'effetto è ottenuto liberando l'infermo dalla infestazione diabolica. Ciò, però, che alla sapienza scrutatrice di Gesù riusciva così facile, può perfino essere impossibile all'esorcista. In tale evenienza, la regola veramente saggia da seguire è quella di presumere, in primo luogo, essere i fatti d'ordine naturale, applicando ciò il «principio d'economia», per cui va fatto ricorso alla spiegazione preternaturale, e alla conseguente terapia, solo allorché quella naturale risulta pienamente insufficiente.
Nel dubbio, dunque, falliti i mezzi di cura suggeriti dalla medicina - il che non può avere valore di prova assoluta, posta la limitatezza dei mezzi dell'arte medica - l'esorcista agirà cautamente, graduando gli esorcismi man mano risultino inefficaci le cure naturali, ed evitando sempre quelle forme esternamente suggestive e impressionanti, che potrebbero dannosamente influire sull'equilibrio psichico del colpito, qualora questi non fosse che un neuropatico.
III. I VARI MODI DI M. D. - Si scorge abitualmente una violenta sovraccitazione del sistema nervoso, sia nella sua attività vegetativa che della vita di relazione, con un potenziamento più o meno grande, a volte veramente straordinario, delle funzioni sensitive intellettive volitive, e spesso uno sviluppo inesplicabile dell'energia fisica del soggetto, capace di
manifestare un'agilità, una forza, una subitaneità di azione più che belluina. Non raramente tutto ciò è inquadrato nelle linee di una ben riconoscibile malattia naturale, come, del resto, si ricava dal Vangelo, nel caso dell'indemoniato lunatico epilettico (Mt. 4, 24; 17, 14); nelle differenti forme di paralisi e contratture localizzate (Lc. 13, 11-16), di cecità, sordità, mutismo (Mt. 9, 32; 12, 22; Mc. 7, 32; 9, 24) e del colpito da crisi di agitazione maniacale (Mc. 1, 26; 9, 17-21; Lc. 9, 39).
A queste forme pseudonaturali spesso si associano fenomeni prodigiosi, come gli aspetti più strani e impensati di chiaroveggenza, la xenoglossia, la levitazione del proprio corpo, ecc.