NEVRASTENIA (NEURASTENIA). - Di tutti i termini della medicina scientifica pochi hanno avuto
la fortuna e la diffusione di cui ha goduto e gode tuttora questo, introdotto dal medico americano Beard (1869), come concetto etiopatogenetico, sinonimo di « esaurimento nervoso »; ma pochi termini hanno suscitato maggior numero di distinzioni nosografiche e di diversità di opinioni.
Allo stato attuale delle conoscenze, si può ritenere che la n. propriamente detta è una forma morbosa caratterizzata da una peculiare emozione (diversa dall'ansia), che si designa con il nome di « allarme ». L'allarme nevrastenico (Bini) è un « sentimento prevalente, spiacevole, di sfiducia e di timore, con significato di dubbio, indirizzato alle proprie capacità o, genericamente, alla propria salute, spesso giustificato da psichentesie », cioè da sensazioni anormali la cui erroneità si origina a un livello psichico.
Tale sindrome di allarme nevrastenico può comparire: 1) come reazione psicogena, cioè come una manifestazione inabituale, anomale, ma comprensibile, che compare in seguito ad avvenimenti ricchi di carica emotiva (Erlebnis), influenzabile per via psichica, e che scompare senza lasciar tracce dopo la rimozione dell'avvenimento-causa; 2) come connaturale in un tipo di personalità psicopatica, cioè in quella personalità stabilmente abnorme che, secondo la definizione di K. Schneider, « soffre o fa soffrire »; 3) come episodio psiconevrotico, cioè come forma morbosa in cui mancano le note di una chiara personalità psicopatica e in cui non c'è un vero avvenimento-causa, quale si ha nelle reazioni psicogene. Nelle descrizioni più antiche della n. le distinzioni erano fatte secondo il distretto corporeo cui venivano riferiti i disturbi con la loro reazione d'allarme, e si parlava quindi di n. cerebrale, spinale, sessuale, gastrica, ecc. Tali denominazioni si sostenevano sul concetto patogenetico dell'« esaurimento di un determinato distretto del sistema nervoso ». Con il tramonto di questa teoria, le descrizioni nosografiche specifiche più recenti aboliscono tali distinzioni, sebbene in alcuni autori sia ancora presente una suddivisione in rapporto al prevalere dei sintomi somatici o psicopatici: p. es., K. Schneider distingue gli « astenici somatici » dagli « astenici psichici ». Nel termine « somatopatia » vanno comprese e distinte: 1) le reazioni vegetative dell'emozione (p. es., il nevrastenico che si polarizza nel tormentoso dubbio di una cardiopatia, contando ansiosamente i battiti del suo polso, per questa sola emozione può modificarli obiettivamente); 2) PSICONEVROSI (v.) e le distonie neurovegetative, senza una genesi emotiva cosciente (p. es., tachicardia parossistica, stipsi spastica, ecc.); 3) le psichentesie d'allarme, cioè una folla di sensazioni anomali cui non fa riscontro alcuna modificazione obiettiva. Accanto alla « n. d'allarme psichentesico » che è la n. propriamente detta, si distinguono due varietà: la « n. d'allarme fobico » e la « n. ipocondrica » (in cui la credenza tenace di malattia sta in primo piano).
Nei riguardi della causalità della n., molti nevrastenici riferiscono l'inizio dei loro disturbi ad avvenimenti di particolare valore emotivo, p. es., lutti, rovesci finanziari, delusioni sentimentali, iperlavoro in condizioni non soddisfacenti, strapazzi psichici in genere. Spesso tali riferimenti corrispondono a quel « bisogno di causalità », a quel « post hoc ergo propter hoc » cui vanno generalmente incontro i giudizi dei pazienti e dei familiari. Spesso queste situazioni di disagio affettivo sono riferite e vissute con tinte più fosche della realtà: lo stato di sofferenza per la situazione ambientale è più effetto che causa delle alterazioni emotive, le quali hanno una base fondamentalmente costituzionale. Non rara è un'eredità psicopatica, generica, o specifica. La n. può comparire in tutte le costituzioni somatiche, in tutti i ceti, sebbene siano gli intellettuali a soffrire più intensamente dell'allarme, per la possibilità di un'elaborazione più complessa della situazione. L'età più colpita è quella adulta con una puntata massima tra 25 e 35 anni (Braun, 1935) e, nelle donne, un'altra puntata nel periodo climaterico. Tutte le statistiche concordano nell'affermare che durante i periodi bellici non si osserva un aumento della n.
Nei riguardi della sintomatologia, il nevrastenico reagisce ai suoi disturbi con un comportamento caratteristico. Le psichentesie vengono dapprima interpretate come dovute a malattia organica e l'allarme come espressione emotiva adeguata; egli consulta quindi l'intermista, non lo psichiatra. Riferisce con acutezza e ricchezza di particolari i suoi disturbi che, spesso, vengono scritti su un foglio (« malade au petit papier » di Charcot) per evitare dimenticanze. Esige ricerche speciali, l'esito negativo delle quali lo tranquillizza solo per poco; il miglioramento che segue alla « cura ricostituente » è lieve e transitorio. Subentra la sfiducia verso il giudizio del medico, si cercano le « celebrità », accumulando esami di laboratorio e medicinali. A poco a poco anche i familiari lo tacciano di « fissazioni », di « suggestioni », lo considerano « pusillanime », « privo di buona volontà ». Il nevrastenico reagisce con vivacità e asprezza a queste critiche, assumendo un atteggiamento esigente ed ostile. Per lo più la sua attività sociale e di lavoro non viene gravemente menomata, anche se il suo giudizio è esageratamente pessimista. La minorazione del lavoro intellettuale non dipende da un deficit primario dell'attività intellettiva, ma dal turbamento emotivo.
L'esame obiettivo non rileva nulla di anomale; solo nella sindrome pseudo-nevrastenica si possono obiettare piccoli segni nella sfera vegetativa.
Nelle « PSICONEVROSI (v.) post-traumatiche » e « da indennizzo » (v. PSICONEVROSI) è molto frequente una sindrome nevrasteniforme. Si tratta di forme morbose che insorgono dopo incidenti o disgrazie, in cui si dava (Oppenheim) importanza etiopatogenetica prevalente al trauma fisico; oggi invece si pone in primo piano la successiva elaborazione psichica del trauma e si sottolinea la natura « funzionale » dell'affezione. Soprattutto nelle psiconevrosi da indennizzo (« sinistros ») l'importanza del trauma è del tutto secondaria rispetto alla situazione assicurativa dell'infortunato. Un decorso subscuto di 4-5 mesi non è raro; ma è più frequente che la forma duri qualche anno, con notevoli variazioni d'intensità.
La terapia medicamentosa è priva d'utilità causale; ha solo un valore sintomatico. L'elettroschock (v. SHOCK) può essere tentato se esiste una componente ansiosa o disforica. psicoterapia (v.) è la cura di elezione.