DENGOLLA, EUSTACHIO. - Sacerdote, l'ultima e più originale figura del giansenismo italiano, n. a Genova il 20 sett. 1761, m. ivi il 17 genn. 1826. Educato alla scuola del Molinelli, confluiscono in lui l'avversione antiromana di fra' Paolo Sarpi (al quale dedicò uno scritto apologetico: "Justification de fra' Paolo Sarpi ou Lettres d'un prêtre italien à un magistrat français sur le caractère et les sentiments de cet homme célèbre, Parigi 1811; all'Indice, decr. 22 dic. 1817) e la spiritualità di Port-Royal (sulle cui rovine tenne nel 1809 la commemorazione centenaria della distruzione).
Con i principi antiromani e le convinzioni giansenistiche ebbero ben presto presa su di lui gli ideali democratici della Rivoluzione Francese ed una politica ecclesiastica che lo spinse a stringere amichevoli contatti con il B.-H. Grégoire e O. Mouton. Ebbe infatti una posizione autorevole nella politica ecclesiastica della repubblica ligurie (1797-98) pubblicando gli Annali politico-eclesiastici (1797-99), e partecipò al secondo Concilio nazionale del clero costituzionale francese, in difesa del quale redasse un compendio dell'opera del Solari: L'ancien clergé constitutionnel jugé par un évêque d'Italie (Losanna 1844; all'Indice, decr. 26 ag. 1822). Solo dal 1791 fu in relazione col vescovo di Pistoia Scipione de' Ricci e non ebbe perciò parte nel celebre Sinodo da lui presieduto; ebbe rapporti amichevoli con i giansenisti toscani e con i teologi del Circolo universitario di Pavia. E quando con la bolla Auctorem Fidei del 1794 furono condannate le tendenze di cui tutti costoro erano fautori, mantenne vivi i reciproci rapporti viaggiando in Italia ed all'estero.
Visse in comunione con la Chiesa scismatica di Utrecht (1794-96) che professava «santa» e diceva di amare di
un tenerissimo amore. Considerò la Francia sempre come una seconda patria, ed affine a quello degli appellanti e dei gallicani francesi fu il suo pensiero religioso, ripetendo le ambiguità di P. Quesnel, il gallicanesimo del Grégoire, e, come già detto, l'anticurialismo di Paolo Sarpi. Iniziò la sua attività giansenistica nel 1792 traducendo con lo pseudonimo di Irenco Filarete l'opera del Guibaud: *Gemiti di un'anima penitente ricavati dalla S. Scrittura e dai SS. Padri*, collaborò agli *Annales de la Religion* del Grégoire, e, con quest'ultimo, in Parigi (1819-22) alla *Chronique religieuse* dando infine alle stampe in Lipsia (1820) il *Catechismo dei Gesuiti*. Compilò altri vari opuscoli, tra i quali alcuni ancora manoscritti (biblioteca Vaticana, codd. Vat. lat. 13136) sul millenarismo, sull'infallibilità pontificia, ecc., i quali confermano il suo contrasto con la dottrina della Chiesa.
Tra le varie amicizie ebbe quella insigne di Alessandro Manzoni. Apostolo per la conversione dei calvinisti, dopo quella della famiglia Geymüller (1805-1808), contribuì alla conversione di Enrichetta Manzoni Blondel (1810) e di Adele Sellon marchesa di Cour, Anima di singolari doti spirituali, distinti per cultura e purezza di vita, nel 1820 fondò con l'Assoluti in Genova l'Istituto dei sordomuti. Rimane di lui il copioso epistolario, vera miniera d'informazione sulle controversie ecclesiastiche del suo tempo, e documentò decisivo delle sue aberrazioni dottrinali.