Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Diritto canonico e civile Questioni particolari

DEGRADAZIONE

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DEGRADAZIONE. - Etimologicamente privazione del grado o retrocessione ad un grado inferiore, è in diritto canonico la più grave delle pene vendicative applicabili soltanto ai chierici, in quanto essa importa la deposizione del colpevole, il divieto perpetuo di usare l'abito ecclesiastico (v.), e la riduzione allo stato laicale: gli effetti della d. sono perciò simultaneamente quelli di queste tre pene (cf. CIC, can. 2305 § 1).

Nel diritto vigente possono essere puniti con la d. soltanto i chierici colpevoli di uno dei seguenti delitti: a) ascrizione ad una setta acattolica e persistenza in essa sebbene ammoniti (can. 2314 § 1, n. 3); b) violenza personale contro il sommo pontefice (can. 2343 § 1 n. 3); c) omicidio (can. 2354 § 2); d) sollecitazione, nei casi più gravi (can. 2368 § 1); e) matrimonio, se si tratta di chierico maggiore (can. 2368 § 1); e inoltre tutti quelli che, dopo essere già stati depositi e privati dell'abito ecclesiastico, continuino a dare grave scandalo per almeno un anno (can. 2305 § 2).

La d. può essere inflitta solo in seguito a processo giudiziario, mediante sentenza pronunciata da un tribunale di cinque giudici (can. 1576 § 1 n. 2). Nel Pontificale Romanum (parte 3°) è prevista una solenne cerimonia, per la d. di un chierico; esso viene spogliato delle vesti sacre, gli si rade la tonsura, gli si tolgono di mano gli instrumenta consegnatigli nell'ordinazione; la d. seguita da tale cerimonia si chiama d. reale, quella invece applicata mediante la sola pronuncia della sentenza si chiama d. verbale (can. 2305 § 5).

Quando per un delitto è prevista dalla legge la pena della d., non è applicabile il rimprovero giudiziale (v.; can. 1948 § 1); e non può essere disposta la sospensione condizionale della pena della d. (can. 2288).

Fino al sec. XII non fu distinta dalla pena della deposizione (v.); ma con Innocenzo III e Bonifacio VIII (cf. nel Corpus Iuris Canonici: c. 7, X, V, 20; c. 27, X, V, 40; c. 2, V, 9 in Sext.) la distinzione fu posta nettamente, e rimase poi nei secoli successivi. Il CIC ha ridotto il numero dei delitti punibili con la d., ed ha equiparato in tutto gli effetti della d. verbale e di quella reale (distinzione introdotta da Bonifacio VIII).

Bibliografia2 opere
BIBL.: Wernz-Vidal, VII, pp. 371-75, 384-95; E. Jombart, Degradation, in DDC, coll. 1071-74.

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Di Pio Ciprotti

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 1331–1332.

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Pagina 780
vol. 4, coll. 1331–1332

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Ciprotti, Pio. “Degradazione.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 1331–1332. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/degradazione.

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Ciprotti, Pio. “Degradazione.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1331–1332. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/degradazione.

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