DIADOCO DI FOTICEA, SANTO

DIADOCO di FOTICEA, santo. - La vita di s. D., vescovo di Foticca, nell'antico Epiro, ci è pervenuta solo attraverso tre testi: una menzione di Fozio, che nomina D. tra gli avversari dei monofisiti al Concilio di Calcedonia (451); la lettera indirizzata all'imperatore Leone I in occasione della morte di Proterio d'Alessandria (458), lettera di cui D. è uno dei firmatari, forse perfino l'autore; infine, il prologo della Historia persecutionis Africanae Provinciae scritta da Vittore di Vita nel 486, ove D. è lodato per la sua difesa del dogma cattolico.

Quest'ultimo testo ha fatto supporre recentemente che egli fosse stato strappato dai Vandali alla sua città episcopale (identificata, in base a due iscrizioni, con Limboni, a nord-ovest di Paranythia, oggi Adonat, in Tesproti) e condotto a Cartagine, sarebbe morto in Africa? In ogni caso, la sua opera rispecchia la vita dei monasteri d'Oriente; nel sec. v c'erano ancora in Grecia dei cenobiti, degli eremiti e dei solitari; ma soprattutto in Egitto egli poté conoscere il monachesimo: il suo maestro, Evagrio il Pontico, era vissuto nel deserto di Scetea.

Di D. restano le seguenti opere: Capita centum de perfectione spirituali o Capita gnosticum centum, una specie di guida spirituale, di sentiero della perfezione. Temi principali: Dio e la Grazia; il discernimento degli spiriti, la vita spirituale; Visio, collezione di aporie su di una conversazione di s. Giovanni Battista: elogio del deserto, e discussione sulla natura delle apparizioni divine; Sermo de ascensione D. N. Iesu Christi in cui alla fine rigetta il monofisismo.

La polemica, così rappresentata alla fine del Sermone, è ancora più evidente nei Capitani centum in cui D. attacca costantemente il messianismo delle omelie pseudomacariane. Questa eresia, grossolano materialismo di origine storica, considerava la preghiera continua come l'unico modo di esorcizzare la presenza di Satana, coabitante insieme alla Grazia nell'anima del cristiano. D. non negava l'efficacia della preghiera; al contrario, egli raccomanda la reiterata invocazione del nome di Gesù (preghiera monologista); ma proibisce la reiterazione del Battesimo, che colma di grazia l'anima e ne scaccia il demonio. Una tale polemica, tuttavia, non spiegava da sola il successo dei Capitani centum; l'influenza da essi esercitata sui monasteri della Grecia e d'Oriente deriva dall'equilibrio della loro dottrina spirituale; essi, inoltre, con le parti consacrate al discernimento degli spiriti, hanno preparato l'insegnamento di s. Ignazio da Loyola e di s. Teresa del Bambin Gesù.

Bibl.: Edizioni: dei Capitani centum: J. E. Weis-Liebersdorf, Lipsia, 1912, con la trad. lat. di F. Törés; della Visio: V. N. Benechevitch (Mémoires de l'Académie impériale des sciences de St-Petersbourg, 8° serie, Classe storico-filologica, 8, xii, 1908; del Sermo: PG 65, 1141-48, con la trad. lat. di A. Mai. Trad. franc. delle tre opere: in E. des Places, D. de Photicé (Sources chrétiennes, 5), Parigi 1943. Studi principali, Sens de l'esprit d'après Diadogue de Photicé, in Revue d'ascétique et mystique, 8 (1927), pp. 402-19; I. Hausherr, Les grands courants de la spiritualité orientale, in Orientalia Christiana periodica, 1 (1935), pp. 114-38; M. Rothenhäusler, La doctrine de la théologie chez Diadogue de Photicé, in Irenikon, 14 (1937), pp. 536, 553; H.-I. Marrou, Diadogue de Photicé et Victor de Vita, in Revue des études anciennes, 45 (1943), pp. 225-32.