DIOPLOMATICA. - La d. (da diploma, inteso nel senso lato di «documento»), è la scienza che studia gli atti pubblici e privati allo scopo di determinare i criteri occorrenti a stabilire l'autenticità. La critica diplomatica concorre alla critica storica, ma non si identifica con questa: tanto che un «falso» diplomatico può corrispondere ad una verità storica e viceversa. La d. si vale del sussidio di altre scienze come la paleografia, la cronologia, la sfruttazione, la storia del diritto.
La critica dei documenti allo scopo di riconoscere o negare l'autenticità è molto antica: si citano esempi del 590, dell'843, del 1125, del 1198 (bolla di Innocenzo III all'arcidiacono e canonico di Milano [4 sett.]), in cui si suggeriscono le norme per riconoscere i caratteri che danno autenticità ai documenti pontifici: Potestas, 365, del 1289 e molti altri dei secoli. XIV e XV si trattava però sempre (anche nel caso del Petrarca che si occupò, nel 1361, di pretesi privilegi di Giulio Cesare e di Nerone) di documenti presentati in giudizio o a sostegno di qualche diritto e privilegio, sui quali la critica si esercitava non già alla ricerca dell'autenticità e della verità, ma alla difesa di un interesse materiale; lo stesso dicasi dei bella diplomatica, che dopo la pace di Vestfalia inondarono la Germania di libri e libelli: non altro che memorie di avvocati e protetti di critica e chiese, dalle quali nessun impulso ricevette la scienza.
Alla critica dei documenti diede veste e organicità scientifica, cioè, contro la pratica fino allora invalsa, la rese disinteressata, il Mabilion (1632-1707).
Il gesuita Daniele van Papenbroeck, nella prefazione al vol. II degli Acta SS. Aprilis (ed. Anversa 1675, pp. 1-xxx), aveva inficiato di falso gli antichi documenti dei Benedettini francesi, raccolti da cui, un secolo nella Congregazione di S. Mauro, e specialmente quelli del monastero di St-Denis, stampati nel 1625. Il Papenbroeck si atteneva ad un sistema eccessivamente scettico ed all'aforisma del Marsham che i documenti siano tanto meno attendibili quanto più antichi. Il benedettino Giovanni Mabilion (v.) rispose al gesuita nel 1681 con l'opera De re diplomatica libri VI, nella quale non assumeva
DE
RE DIPLOMATICA
LIBRI VI.
IN QUIBUS QUIDQUID AD VETERUM
Infrummentorum antiquitatem, materiam, feriuparum, & filium;
quidquid ad figlia, monogrammata, subferiptiones, ac notam
chronologicas; quidquid inde ad antiquariam, historiam, forense-
que disciplinam pertinet, explicatur & illustratur.
ACCEDUNT
Commentariis de antiquis Regum Francorum Palatini,
Veterum feriuparum curia fietimae, tabulis & excerpibus,
Nova ducentorum, & amplius, monumentorum collata.
Operi & studio Domini Joannis Mabillon, Prebysteri ac Monachi
Ordinis S. Benedicti & Gregorius S. Mauri.
LUTECIAE PARISIORUM,
Sumtibus Ludovici Billaire, in Palatio Regis.
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