DŁUGOSZ, JAN (JOHANNES LONGINUS)

DŁUGOSZ, JAN (Johannes Longinus). - Storico, n. a Brzeźnica nel 1415, m. a Cracovia il 19 maggio 1480. Segretario del vescovo di Cracovia Zbigniew Oleśnicki e ordinato sacerdote nel 1440, compì missioni diplomatiche per il suo vescovo e per il re Casimiro IV, dal quale fu nominato arcivescovo di Leopoli, ma morì prima di prenderne il possesso canonico. Il D. è il più celebre storiografo polacco del medioevo.

In Italia ebbe relazioni con gli umanisti e portò in Polonia manoscritti di classici latini. Diligente raccoglitore di fonti, non è sempre critico nel servirsene ed il suo patriotismo prevale talora a scapito della imparzialità. Tra le opere del D. sono principali: Annales seu cronicae inclyti Regni Poloniae, libri XII, scritti negli aa. 1455-80 (Lipsia 1711-12); Liber beneficiorum dioecesis Cracoviensis (3 voll., scritti fra il 1470 e l'80).

BIBL.: Opere: Ioannis Dlugosii senioris canonici Cracoviensis opera, ed. A. Przedzieck, 14 voll., Cracovia 1863-1887; non comprende tutte le opere del D. Studi: J. Caro, Johannes Longinus, Jena 1863; H. Zeissberg, Die polnische Geschichtsschreibung des Mittelalters, Lipsia 1873, pp. 197-344; Al. Semkowicz, Krytyczny rozbiór dziejów polskich Jana Długosza (do r. 1324, Cracovia 1887; M. Bobrzynski-St. Smolka,

Jan D., jego życie i stanowisko w piśmiennictwie, ivi 1893; E. Perlecki, L'histoire polonaise de J. D. et les Annales russes, Praga 1932. Giuseppe Olir

D. M. S. - Questa sigla si legge d(is) M(anibus) s(acrum) ed è scritta raramente per disteso; per lo più si omette il terzo elemento s(acrum). Il senso è sempre lo stesso, che la sepoltura e il cippo o monumento sono consacrati agli dèi Mani e messi sotto la loro protezione contro eventuali violazioni. La formola greca corrispondente alla latina è θ(εσίς) κ(αταχθονίοις) ovvero χ(θονίοις).

Si premette per regola all'iscrizione, in alto, come titolo. Venne in uso già durante il sec. I d. C., ma fu veramente frequente e come di prammatica nei secc. II e III, naturalmente nelle sepolture dei pagani.

Tuttavia questa formola compare anche sopra un numero notevole d'epitaffi certamente cristiani (e in alcuni giudaici) particolarmente in Roma, e nel resto dell'Italia a Chiusi,

e nell'Africa sotto la forma più piena D. M. S. Grandi sforzi si fecero dagli eruditi del passato per spiegare in modo cristiano quelle sigle (ad es., D(eo) M(agno), d(igno et) m(erito), θ(εσί) κ(τιστῆ), ma invano. Bisogna dire che tali sigle con l'uso erano diventate prive del loro specifico significato pagano, servendo solo ormai a indicare che si trattava d'una iscrizione funebre; per molti doveva persino essere ignota la loro vera lettura, ad es., per quell'africano che la traduce donis memoriae spiritantium(CIL, VIII, n. 20780).

In molte lapidi, accanto e in mezzo al D. M. furono incisi segni o parole specificamente cristiani. Si è detto che i cristiani, comprando la lapide già preparata con quella titolatura, vollero in certo modo annullare con quelle giunte il senso pagano del D. M.

Ciò non può essere vero in generale, perché quelle lapidi o sono fattura di cristiani o mostrano ad evidenza una medesima scrittura d'una stessa mano.

Bisogna dunque concludere che anche in questo caso l'accostamento di cose si eterogenee mostra che non si capiva più la giusta portata di D. M. Lo stesso dimostrano certe forme strane come D.I.B.M., D.O.M. e l'affiancamento al monogramma di Cristo, cose tutte che inducono al sospetto che chi scriveva leggesse quelle sigle in modo assai diverso dal vero.

Si può pensare che procedano per certe filiazioni dal D. M. le simili titolature degli epitaffi cristiani più tardi B. M. (molto comune) e B. M. S. (in Calabria).

BIBL.: A. M. Lupi, Epitaphium Severae martyris illustratum, Palermo 1734, pp. 104-108; F. Becker, Die heidnische Weiheformel D. M., Gera 1881; B. Santoro, Il concetto dei «Dii Manes» nell'antichità romana, in Riv. di filos. ed istr. classica, 17 (1889), pp. 1-62; G. Greven, Die Siglen DM auf altchristlichen Grabschriften, Reydt 1897; E. Diehl, Inscript. lat. Christ. veteres, II, Berlino 1927, pp. 288-312 e III, ivi 1931, pp. 425-27 (collezione di testi). Antonio Ferrua
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“DŁUGOSZ, JAN (JOHANNES LONGINUS).” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 1021. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/dlugosz-jan-johannes-longinus.