DOLCE, LUDOVICO. - N. a Venezia il 1508 e
ivi m. il 1569, fu scrittore versatile e di vari interessi
anche se non profondo; scrisse commedie, tra cui
sono degne di nota il Ragazzo e la Fabrizia e tra-
gedie; tradusse e commentò opere greche e latine,
scrisse opere di carattere storico, linguistico, peda-
gogico. Di pedagogia si interessò soprattutto nelle
opere: Dialogo della istituzione delle donne (Vene-
zia 1545), Quattro libri delle osservazioni (ivi 1562),
e Dialogo del metodo di conservare la salute (ivi 1562).
Senza tracciare un vero sistema il D., attingendo
largamente ai classici e ai Padri della Chiesa, vuole una educazione delle fanciulle che sia innanzi tutto cristiana; il che non impedisce però che esse si accostino anche ai classici (soprattutto Platone e Seneca), oltre che agli autori cristiani (Prospero, Prudenzio, Paolino), e agli autori volgari (Boccaccio, Bembo, Sannazzaro, Castiglione).
Nella sua concezione cristiana il D. riconosce soltanto in Cristo l'intercessore misericordioso e solo nella Bibbia l'unica fonte di salute dell'anima. Il rito, le cerimonie del culto vuole riportati alla fonte dello spirito. Ciò ha fatto giustamente pensare ad una visione evangelico-protestante del D. anche se, in realtà, nessun contatto egli ebbe con l'eresia luterana. Nel suo piano di educazione delle fanciulle il D. si ispira ad Aristotele e ne segue, in generale, le massime e i consigli: vuole innanzi tutto che la famiglia si fondi su una buona costituzione morale; che si usino tutte le cautele nel contrarre i matrimoni; che la madre allatti la sua prole o, se deve ricorrere ad una nutrice, che questa sia scelta con massima cura.
Inoltre, essendo la destinazione della donna diversa da quello dell'uomo, diversa deve essere la sua cultura: educata alla vita familiare la donna deve essere sobria e modesta, e preferire la compagnia delle donne a quella degli uomini. La sua istruzione deve essere per un verso intellettuale, religiosa e morale, per un altro pratica: filare, essere, cucire, saper fare da cucina, essere, in altre parole, buona massaia.
Il ballo e il canto sono ornamenti della donna ma debbono essere usati con moderazione a tempo e luogo. Nel piano di educazione della fanciulla manca un adeguato insegnamento delle scienze e della matematica, difetto che, si può dire, era, salvo qualche eccezione, nella tradizione della scuola umanistica.