DOROTEA di Montau (*Montovienis*), beata. - N. a Montau (presso Marienburg, Prussia) il 6 febbr. 1347, m. a Marienwerder il 25 giugno 1394. Sposò, a 19 anni, Albrecht di Danzica, da cui ebbe 9 figli; nel 1389 si recò a Roma per il giubileo del 1390, rimanendovi fino a Pasqua, nell'ospizio di S. Maria della Consolazione. Perduto il marito e i figli (una figlia si fece benedettina), si trasferì a Marienwerder, dove il 2 maggio 1393, con il permesso del Capitolo e dell'Ordine teutonico, fondò un eremitaggio presso la Cattedrale. Qui «reclusa», condusse vita austerissima, visitata da illustri personaggi e da poveri per conforto e consiglio, favorita da grazie mistiche.
Il suo processo di canonizzazione rimase interrotto; ma il popolo la venerò subito come taumaturga e celeste protettrice del paese dell'Ordine teutonico. Culto popolare. Festa il 25 giugno; in qualche luogo il 30 ott. Gli scritti riguardanti la beata, quasi tutti dovuti al confessore Giovanni, sono dieci; per le loro varie edizioni, cfr. BHL, I, pp. 350-51. Le varie *Vitae*, e alcuni altri scritti, in *Acta SS. Octobris*, XIII, Parigi 1883, pp. 472-84. Le *Rivelazioni* (in *Spellulum b. Dorotheae auctore Ioanne Marienwerder* [ed. F. Hipler], Bruxelles 1885; tutta la parte latina fu anticipata in *Analecta Bollandiana*, 2 [1882], pp. 383-472; 3 [1883], pp. 113-40, 408-48; 4 [1885], pp. 207-51). Quest'opera, di alto valore mistico, porta il nome di *spellulum*, perché tratta di sette grazie concesso a D. e sono ben rappresentate dalle qualità del giglio.