DORIA, FAMIGLIA

DORIA, FAMIGLIA. - Schiatta genovese le cui prime notizie risalgono all'inizio del sec. XII: un MARTINO si fece promotore e realizzatore della chiesa di S. Matteo. I D. si distinsero per le forti virtù mariane e per l'accesso spirito ghibellino. ANSALDO fu il capo della flotta nella guerra contro i Mori di Spagna (1147-49). Suo figlio SIMONE si distinse nell'assedio di S. Giovanni d'Acri. Tra i discendenti di Simone è PIETRO, figura di primo piano nella preparazione tecnica delle Crociate di Luigi IX. Il più illustre rappresentante della famiglia è senza dubbio ANDREA (v. sotto). Discussa fu l'opera nella battaglia di Lepanto di un altro D.: GIAN ANDREA (1539-1606). Il primo cardinale della casata è GIROLAMO (v. sotto), il secondo GIOVANNI, creato cardinale da Clemente VIII (1604), vescovo di Palermo, m. nel 1642. Altri cardinali: SINIBALDO (1664-1733) arcivescovo di Benevento, GIORGIO (1708-59) legato a Bologna, GIUSEPPE MARIA segretario di Stato di Pio VI. La famiglia D. Pamphili Landi si è originata nel sec. XVIII dal matrimonio di GIOVANNI ANDREA D. con Anna Pamphili Landi: cardinali di questa casata sono stati GIUSEPPE (1751-1816, v.); ANTON MARIA (1749-1821), GIORGIO (1772-1837). V. PAMPHILI, famiglia.

Bibl.: V. A. Vitale, s. V. ENOCH. Ital., XIII (1932), p. 163-168; A. De Marsico, D., estratto da Celebrazioni liguri, Urbino 1939.

DORIA - Esterno del Palazzo D. Opera di G. Valvassori e Raguzzini (primi anni del sec. XVIII) - Roma.

I. D. Andrea. - Ammiraglio, n. a Oneglia il 30 nov. 1466, m. a Genova il 25 nov. 1560. Iniziò la sua carriera militare a Roma, nel 1483, come capitanato delle guardie di Innocenzo VIII, poi passò al servizio del duca d'Urbino e del re di Napoli. Dopo un viaggio in Terra Santa si pose al soldo del governatore di Roma, Giovanni della Rovere. Tornato a Genova, nel 1504, represse l'insurrezione dei Corsi. Nel 1513, con le galee genovesi, bloccò Genova occupando dai Francesi e la costrinse alla resa. Dopo Marignano, al servizio della Francia, disperse i pirati di Barberia a Biserta. Nel 1521 batté le galee papali e spagnole che tentavano una sorpresa contro Genova. Quando questa città cadde in potere di Carlo V, pose la sua base a Marsiglia, che difese contro gli imperiali. Al servizio di Clemente VII dopo Pavia, tornò con la Francia nel 1527.

Ma nell'anno successivo si urtò con Francesco I, e, scaduta con il 1 luglio la sua condotta, nell'ag. passò al servizio di Carlo V. Oltre a vantaggi personali, egli ottenne l'indipendenza di Genova e delle due riviere sotto la protezione cesarea e la libertà del commercio marittimo. Capovolte le sorti a vantaggio degli imperiali, il D., occupata Genova, ne riordinò il governo, rifiutando il grado di principe. Nel 1535 combatté contro il Barbarossa, al quale tolse la Goletta e Tunisi. Nel 1538, formata una lega cristiana, invocata da Venezia attaccata dai Turchi nei suoi possessi d'Oriente, le galee del D., si lasciarono sfuggire, presso Prevesa, la flotta avversaria. Nel 1541 il D. diresse l'impresa di Algeri, che si conclude con un grave insuccesso per l'affrettato sbarco delle truppe ed una tempesta che distrusse buon numero di navi. Ritiratosi a Genova, il D. represse nel 1547 la rivolta di Gian Luigi Fieschi e riformò la Costituzione della Repubblica. Nei suoi ultimi anni il D. diresse ancora una spedizione in Corsica, dove i Francesi avevano fomentato una nuova ribellione, e ottenne che con il trattato di Cateau-Cambrésis l'isola ritornasse alla Repubblica di Genova. - Vedi tav. CXVI.

BIBL.: E. Petit, Un amiral condottiere au XVIe siècle, Parigi 1887; A. von Czibulka, A. D. ein Freibeuter und Held, Monaco 1925; C. Bornate, I negoziati per attirare A. D'O. al servizio di Carlo V, in Giornale storico e letterario della Liguria, 18 (1942), pp. 51-75; I. Luzzatti, A. D., Milano 1943. Roberto Palmarocchi

II. D. Girolamo. - Primo cardinale della nota famiglia genovese, nipote di Andrea. Alla morte della moglie Luisa Spinola passò allo stato ecclesiastico, nel 1529 ebbe il titolo cardinalizio di S. Tommaso in Parione (non senza resistenza da parte del S. Collegio), come compenso per la promessa fatta a Clemente VII dallo zio Andrea di rimediare alla grande carestia di Roma (Pastor, IV, 11, p. 329). Fu amministratore di varie chiese tra cui Tarragona dove celebrò un sinodo di cui pubblicò gli atti. Intervenne all'incoronazione di Carlo V. e m. a Genova il 25 marzo, o maggio, 1558.

BIBL.: A. Cicanous, Vitae et res gestae Pontificum Romano rum et S. R. E. cardinalium, III, Roma 1677, coll. 501-502; G. B. Semeria, Secoli cristiani della Liguria, II, Torino 1843, pp. 331-332; F. Celesia, La congiura del conte Gian Luigi Fieschi, Genova 1865, p. 162.

III. D. Pamphili, Giuseppe. - Cardinale, n. a Genova l'11 nov. 1751, m. a Roma il 10 febbr. 1816. Di non grande ingegno, la sua debolezza di carattere lo portò ad essere proclive a cedere alla prepotenza napoleonica.

Giovanissimo fu nunzio a Parigi (1773), dove rimase fino al 1785, quando fu eletto (11 febr. 1790), e, di l'istituto di Torino, segretario di Stato di Pio VI (apr. del 1797), ma il suo atteggiamento troppo sottomesso ai Francesi fu motivo di aspirare critiche (J. Gendry, Pie VI, II, Parigi [1907], pp. 287-88). Da Pio VII, di cui partecipò all'elezione, fu nominato prefetto della Congregazione del Concilio, e fece parte della commissione dei 12 cardinali per il Concordato del 1801, tra la S. Sede e il governo francese, e tra quelli che proponeva in fine la ratifica del testo integrale (cf. E. Silvestre, L'histoire, le texte et la destiné du Concordat de 1801, 2a ed., Parigi [1905], p. 22, nn. 1 e 37, n. 1; e I. Rinieri, La diplomazia

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Doria - Capitale d'istruzione inviata dal card. D. Pamphili a nome di Pio VII, ai diversi cardinali esiliati da Roma per comando del governo francese (Roma, 23 marzo 1808). Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 13.657, f. 2887.

pontificia nel sec. XIX, I, Roma 1902, pp. 92, 288). Fu di nuovo prosegretario di Stato nel febbr. del 1808, ma alla fine del mese successivo ebbe anch'egli l'ordine, come gli altri cardinali non romani, di lasciare la città. Andò a Parigi, dove, avendo assistito a tutte le cerimonie del secondo matrimonio di Napoleone, fu tra i 14 cardinali che furono detti «rossi». Nel 1811 ebbe l'ordine che, secondo il Consalvi, accettò con piacere, di recarsi a Savona con altri 4 cardinali «rossi», e con la commissione dei vescovi francesi per ottenere dal Papa prigioniero la firma del Concordato uscito dal Concilio di Parigi. Due anni dopo (genn. del 1813), essendo in grazia di Napoleone, fece da intermediario per la ripresa dei negoziati che condussero a quello che fu impropriamente detto Concordato di Fontainebleau. Fu vescovo di Frascati (1803) e di Porto (1814).

BIBL.: Alcune sue lettere sono pubblicate in: Documenti relativi alle contestazioni insorte tra la S. Sede e il governo francese, III, s. 1, 1833, pp. 42-82 e in Documente sur la négociation du Concordat de la France avec le St-Sige en 1800-1801, pubbl. da Boulay de la Meurthe, II, Parigi 1892, p. 491; III, 1819, p. 1833, p. 1902,