DOMUS CULTA

DOMUS CULTA. - L'impoverimento dei redditi della Chiesa romana, dovuto al malanimo degli imperatori d'Oriente, alla concessione in enfiteusi delle terre e ad altre cause, costrinse i papi a supplirvi con uno sfruttamento più razionale dei patrimoni rimasti loro nelle vicinanze di Roma.

A cominciare da papa Zaccaria (m. nel 752) organizzarono a cultura diretta, eliminando i grandi fittuari, dei grandi possedimenti, raggruppandoli ciascuno intorno ad un centro abitato, provvedendoli di chiesa, mulino, depositi e di quant'altro si richiedeva per la vita spirituale, economica e sociale, mettendoli in vicendevole relazione per lo scambio dei prodotti necessari. I coltivatori che li facevano fruttare entrarono in tal modo nel ceto degli impiegati pontifici accanto agli ecclesiastici e formarono delle milizie rurali che al bisogno erano in grado di prendere le armi a difesa del Papa. Le d. c., che sotto Zaccaria erano 5, crebbero poi, specie sotto Adriano I (m. nel 795), di numero ed assicurarono alla proprietà ecclesiastica maggiore stabilità e più cospicuo rendimento per far fronte alle difficoltà interne del potere temporale. Erano situate nella Campania romana e nella Tuscia meridionale.

BIBL.: L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat pontifical, Parigi 1904; G. Tomassetti, La campagna romana antica, I, Roma 1910, pp. 110-12; II-IV, ivi 1926, passim; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, Bologna 1941, p. 509 sg. Pio Paschini
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“DOMUS CULTA.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 1068. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/domus-culta.