DOMUS AETERNA

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DOMUS AETERNA. - La mancanza di sepoltura, la violazione o la distruzione della tomba erano ritenute dagli antichi le peggiori ingiurie che potessero capitare al defunto. Perciò quasi tutti i viventi si preoccupavano di costruire sepolcri capaci di sfidare il tempo e lo proclamavano apertamente, quasi a tener lontani gli eventi avversi e le offese degli uomini. In tal senso vanno considerate le formule frequenti nella epigrafia funeraria: da... domus aeternalis, sedes aeterna, tumultus aeternae domus.

L'espressione d. ae. non è estranea all'epigrafia cristiana e risale nel concetto a due passi del Vecchio Testamento (Eccle., 12, 5: «Ibit homo in domum aeternitatis suae»; Ps. 48, 12: «Sepulchra eorum domus illorum in aeternum»). L'epigrafia greca offre assai frequentemente la formula αἰώνιος οἶνος negli epitaffi tanto pagani che cristiani. Molto numerose sono in Africa le iscrizioni cristiane di tal genere, e s. Agostino riprova la formula per il suo senso troppo materialistico. L'espressione pagana si colora però nel «credo» cristiano di un significato più elevato: la tomba è custodita del corpo fino al giorno della resurrezione.

BIBL.: S. Agostino, Enarrationes in psalmos (In ps. XLVIII. PL 36, 554); H. Leclercq, s. V. in DACL, IV, 11, coll. 1443-50; E. Diehl, Inscriptiones Latinae Christianae veteres, I, Berlino 1925, nn. 317-18. Luigi Maria Catteruccia