DOGMATICHE, ISCRIZIONI

DOGMATICHE, ISCRIZIONI. - Il materiale epigrafico può molto giovare alla conoscenza della vita e del pensiero degli antichi cristiani, specie per ciò che riguarda le credenze religiose e i dogmi propriamente detti. L'epigrafia è per questo rispetto molto più eloquente ed esplicita delle altre scienze archeologiche, ad es., dell'iconografia. Ma sarebbe in errore chi, andando dietro all'idea dei vecchi archeologi, credesse di poter ricostruire una vera dogmatica archeologica. Coloro che dettarono le iscrizioni paleocristiane non avevano affatto l'intenzione di racchiudere in esse una somma della dottrina cristiana e neanche ne ebbero l'occasione, perciò sarebbe tempo perso andare a ricercare da essi quello che non ci vollero dare. Tuttavia non si può negare che l'insieme dell'epigrafia cristiana segna tutto un mondo nuovo di sentimenti e d'idee di fronte al vecchio mondo pagano, ed anche per i protestanti del sec. XVI, specialmente per gli aspetti più crudi di quel movimento, come il calviniano e l'anabattista, il contatto con il mondo delle catacombe dovette produrre il sentimento confuso di una vita religiosa troppo diversa da quella che si pretendeva instaurare proprio richiamandosi alle origini.

L'unità di Dio era credenza pacifica per i cristiani, ed è quindi raro vederla affermata sulle lapidi come Cassus Vitalio... qui in una Deu crededit, in pace (Diehl, n. 1596). Solo in Siria ed Egitto è frequente l'acclamazione εἰς θεός, spesso con l'aggiunta ὁ βοηθών, talora con altre come μύνος, ὁ ζῶν e simili (E. Peterson, ΕΙΣ ΘΕΟΣ, Epigraphische Untersuchungen, Gottinga 1926). Il contesto indica chiaramente il suo senso monoteistico, sebbene essa sia l'adattamento di simile formola adoperata dai pagani specialmente in onore di Serapide, con senso enoteistico. Non rare sono pure le professioni di fede nella S.ma Trinità, sia nelle singole persone, come in tutte e tre insieme, ad es., l'iscrizione del tempietto del Clitunno che mette in rilievo la loro attività specifica, sanctus deus angelorum qui fecit resurrectionem, sanctus deus profetarum qui fecit redemptionem, sanctus deus apostolorum qui fecit remissionem (Diehl, n. 1606) e quella bella di Emmaus ἐν ὀνόματι Πατρὸς καὶ Τίοῦ καὶ ἁγίου Πνεύματος, καλή ἡ πόλις χριστιανῶν (Revue biblique, 10 [1913], p. 100). Di Gesù si celebra infinite volte sia la divinità come la messianità e le altre maggiori attribuzioni, come nel famoso monogramma Ἰησοῦς Χριστοῦς Θ(εοῦ) Τ(ιὸς) Σ(ωτὴρ) e nella bella iscrizione asportata recentemente dalla catacomba romana di Priscilla Ἐρμάννη γλῶτι[τέστην]... ἐν Θεῷ Ἰησοῦ Χριστοῦς Ἰαπλε[τ] (Riv. di arch. crist., 21 [1915], p. 168). Nell'iscrizione che papa Damaso dedicò in onore dei martiri Felice e Filippo pure in Priscilla ricorre una buona parte del credo cristologico in versi qui natum passumque deum repetitus paternas[ sedes atque iterum venturum ex aethere credit, iudicet ut vivos redibus pariterque sepultos, martyribus sanctis pateat quod regia caeli[ respicit interior (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Roma 1942, n. 39); in un'iscrizione della Pannonia (CIL, III, 13382) si è riconosciuto di recente il più antico esempio di Gesù proclamato φῶς e ζωή. I dogmi che più di frequente si affermano nelle iscrizioni sono

Article illustration
(da Nuovo Iullettino Arch. cristiana, 17 [1921], p. 166)
DOGMATICHE, ISCRIZIONI - Iscrizione con riferimento alla S.ma
Eucaristia - Verus in altari cruor est vinumque videtur - (sec. v-
vi) - Roma, basilica di S. Lorenzo fuori le mura.

quelli che riguardano i novissimi. Anzitutto la speranza
nella Resurrezione dei corpi espressa, ad es., in vari epitaffi
di Venna (in Francia) con la clausola resurrecturus in
Christo, cum sanctis, cum dies domini advenereit (Diehl,
nn. 3468 A-4375), in quello bellissimo del diacono Se-
vero: corpus pace quietum/ hic est sepultum donec resurgat
ab ipso, / qui animam rapuit Spiritu Sancto suo/ quamque
iterum dominus spiritali gloria reddet (Diehl, n. 3458);
e il papa Damaso nel proprio epitaffio non fa che enume-
rare alcune meraviglie operate dal Signore per conclu-
dere post cineres Damasum faciet quia surgere credo (A.
Ferrua, op. cit., n. 12). Mentre che le anime dei giusti
attendono di ricongiungersi con i corpi nella Resurrezione
finale, sono già ammesse in Paradiso o trattenute in una
specie di limbo? Negli scrittori ecclesiastici si avverte
una grave incertezza in proposito; ma l'epigrafia di-
mostra che la massa dei fedeli era per la remunerazione
immediata. Essi parlano sempre dei loro morti come se
fossero già beati o dovessero divenirlo presto in Deo,
ad Deum, in Christo, apud Deum, come Giunio Basso
prefetto di Roma nel 359 che neofitus iit ad Deum, e ad
un Gentianus fidelis si dice roges pro nobis quia scimus
te in Christo (Diehl, n. 90 e 2350). Dei semplici fedeli si
parla come dei martiri ai quali tutti concedevano l'imme-
diata visione beatifica, onde si dicono vivere con i santi, es-
sere nella regia caeli, godere praemia lucis, essere arrivati al
cielo, ai regni celesti, o, come dice Damaso di suo padre,
non timni mortem caelos quod liber adiret (A. Ferrua, op. cit.,
n. 11), e di questo soggiorno si danno talora tali descri-
zioni che non possono valere solo del limbo. In occasione
dei morti si esprime ripetutamente la credenza nella co-
munione dei santi e nell'efficacia delle preghiere d'inter-
cessione. Si domandano preghiere ai defunti presso Dio e
si prega Dio e i santi martiri per essi e per sé; p. es.:
Vincentia in Christo; petas pro Phoebe et pro virginio
eius (Diehl, n. 2336); domina Bassilla commendamus tibi
Crescentinus et Micina filia nostra (Diehl, n. 2379) ed
una defunta del cimitero di Priscilla lasciò scritto: vos
precor, o fratres, orare hoc quando venitis/ et precibus
totis Patrem Natumque rogatis,/ sit vestrae mentis Agapes
carae meminisse, /ut Deus omnipotens Agapeu in succula
servet (Diehl, n. 2392). Esempi di preghiere ai santi mar-
tiri, di fiducia nella loro intercessione, nella vicinanza
alle loro reliquie, ne ha raccolti moltissimi il p. Delehaye
(Les origines du culte des martyrs, 2e ed., Bruxelles 1933,
pp. 100-40; cf. pure Diehl, nn. 2323-82 e 2126-87).

Dagli stessi testi e altri simili rimane pure illustrato
il culto assai vivo dimostrato dai fedeli verso i santi mar-
tiri e le loro reliquie, ed anche verso gli angeli. In parti-
colare l'epigrafia ci commenta anche l'uso delle medaglie,
delle crocette, dei reliquiari portati sulla persona. Per il
culto degli angeli sono grandemente indicative una lunga
iscrizione del teatro di Mileto con preghiere ai sette ar-
cangeli e la clausola ἀρχάγγελοι φυλάσσετε ἡ πόλις
Μιλισίων καὶ πάντες οἱ κατ[ο]κοντες, e le molte
iscrizioni funebri dell'isola di Tera, ognuna dedicata ad
un angelo (A. Ferrua, Gli angeli di Tera, in Orient. Christ.
periodica, 13 [1943], pp. 149-67).

Testi innumerevoli ci illustrano la costituzione della
Chiesa. Abercio (v.) ce ne attesta l'unità
nella sua diffusione con la stessa fede e la stessa Eucaris-
tia, e l'incomparabile preminenza della Sede Romana;
la divina fecondità dell'Ecclesia mater così è espressa dal-
l'iscrizione del Battistero Lateranense: virgineo faetu ge-
netrix Ecclesia natos, quos spirante Deo concipit amne parit
(Diehl, nn. 1513 e 1582); essa è fondata su s. Pietro cui
dominus legem dat, come già a Mosè sul Sinai e il sommo
potere delle chiavi, così illustrato in un'epigrafe dal
vescovo Spes di Spoleto: solve iubente Deo terrarum
Petre catenae/ qui facis ut pateant caelestia regna beatis
(G. B. De Rossi, Inscr. Christ., II, Roma 1888, p. 80,
n. 12), e in altra della basilica di S. Paolo fuori le mura:
ianitor hic caeli est, fidei petra, culmen honoris (Diehl,
n. 1761). La venuta e morte di s. Pietro a Roma è ancora
stata confermata ultimamente dai graffiti venuti alla luce
sotto la basilica di S. Sebastiano e dalle scoperte vaticane.
La gerarchia ecclesiastica appare nell'epigrafia in tutti
i suoi gradi fin dall'età più antica, anche in quelli infe-
riori degli Ordini minori e in alcuni uffici femminili,
come delle diaconesse (Diehl, nn. 951-1326; C. Kauf-
mann, Handbuch der altchristlichen Epigraphik, Friburgo
in Br. 1917, pp. 233-94); lo stesso si dica delle istituzioni
monastiche maschili e femminili, e del grado superiore
delle virgines consecratae.

Ma forse i dogmi più spesso professati nelle
iscrizioni, dopo i novissimi, sono i Sacramenti, in
particolare quello del Battesimo. Dell'Eucaristia si
hanno eloquenti testimonianze sia sull'epitaffio di
Abercio, già citato, come in quello di Pettorio di
Autun (M. Guarducci, L'iscrizione di Pettorio, in
Rend. Pont. Acc. di arch., 23 [1947-48]) e ancor più
in un'epigrafe ora affissa nel soffitto della cripta
di S. Lorenzo: verus in altari cruor est vinum(que)
videtur (in Nuovo Bull. di arch. christ., 17 [1921],
p. 106). Il Battesimo è spessissimo menzionato con
le formole accipere, consequi, percipere Dei gratiam
e altre svariatissime più proprie della cerimonia.
Da esse si apprende l'uso di battezzare i bambini
in tenera età e quello di farsi battezzare adulti sul
letto di morte, coesistenti in tutta l'antichità. Così
Giunio Basso in ipsa praefectura urbi neofitus iit
ad Deum, e il fanciulletto Maurus annorum quinque...
bimus trimus consecutus est P (Diehl, nn. 9 e 1527).
Il Battesimo era specialmente considerato un'illu-
minazione, onde quelli che in latino erano per lo
più detti neophyti, in greco si dicevano νεοφώ-
τιστοι. Parecchie iscrizioni poste nei battisteri de-
scrivono mirabilmente la teologia e gli effetti del
Battesimo. Quella già citata del Battistero Latera-
nense (Diehl, n. 1513) è certo la più eloquente, e
così si esprime sul peccato originale: insons esse
volens isto mundare lavacro/seu patrio premeris cri-
mine seu proprio. La Cresima è spesso menzionata
con il Battesimo con cui si riceveva, ed è appellata
signum Christi, σφραγίς, consignaris, σφραγοθῆναι.
Una Picentia Legitima si gloria di essere stata con-
signata a Liberio papa; di Giulio Catervio ex prae-
fecto praetorio e sua moglie Severina si dice quos
Dei sacerdos Probianus lavit et unxit (Diehl, nn. 965

e 98) e Marea, il vicario di papa Vigilio si dice asser-
tore dell'initerabilità del Sacramento, tuque sacer-
dotes docuisti crismate sancto/ tangere bis nullum
indice posse Deo (Diehl, n. 989). Della Penitenza
ed Estrema Unzione si hanno solo rare e tarde men-
zioni; dell'Ordine si è detto parlando della gerar-
chia; il Matrimonio come sacramento ha poche ma
interessanti testimonianze epigrafiche, come quella
per i suddetti coniugi Catervio e Severina: « quos
paribus meritis iun-
xit matrimonio dul-
ci/ omnipotens do-
minus, tumulum cu-
stodit in aevium.

Un certo in-
teresse dogmatico
hanno pure le iscri-
zioni in cui si fa
professione di ere-
sia. Di esse sono
comparse un certo
numero in Africa
(donatisti e monta-
nisti), Roma (gno-
stici e montanisti),
Asia Minore (no-
vazianisti), Siria
(monofisiti).

BIBL.: A. Fr. Zaccaria, De veterum Christianarum inscrip- tionum in rebus theologicis usu dissertatio, in Thesaurus theolo- gicarum dissertationum, I, Prodromus ad theologiam dogmatico- scholasticam, Venezia 1762, pp. 325-96; I. B. Gener, Theologia dogmatico-scholastica perpetuis prolusionibus polemicis historico- criticis nec non sacrae antiquitatis monumentis illustrata, 6 voll., Ro- ma 1767-77, passim; F. Piper, Einleitung in die monumentale Theologie, Gotha 1867, pp. 817-908, e Über den kirchengeschicht- lichen Gewinn aus Inschriften, vornehmlich des christlichen Al- tertums, in Jahrbuch für deutsche Theologie, 21 (1876), pp. 37- 103; A. L. Delattre, Le culte de la Vierge en Afrique, Parigi 1907, passim; S. Scaglia, Notiones archaeologiae Christianae di- sciplinis theologicis coordinatae, II, parte 1ª; Epigraphia, Roma 1909, passim; id., I « novissimi » nei monumenti primitivi della Chiesa, ivi 1910; O. Marucchi, Le catacombe e il protestantesimo, ivi 1911; L. Jalabert, Epigraphie, in DFC, I, coll. 1404-57; C. M. Kaufmann, Handbuch der altchristlichen Epigraphik, Friburgo in Br. 1917, pp. 160-204; F. Grossi Gondi, Trattato di epigrafia cristiana latina e greca del mondo romano occidentale, Roma 1920, passim; W. M. Calder, The Epigraphy of the Anatolian Here- sies, in Anatolian Studies presented to Sir W. M. Ramsay, Man- chester 1923, pp. 59-91; E. Diehl, Inscriptiones latinae Christianae veteres, III, Berlino 1923-31, passim; A. Ferrua, Di una coun- mità montanista sull'Aurelia alla fine del IV sec., in Civ. Catt., 1936, II, pp. 216-27; G. Wilpert, La fede della Chiesa nascente secondo i monumenti dell'arte funeraria antica, Roma 1938, passim; C. Cecchelli, Monumenti cristiano-eretici di Roma, Roma 1944, passim; A. Ferrua, Questioni di epigrafia eretica romana, in Riv. di arch. cristiana, 21 (1945), pp. 165-221; id., Gli angeli di Tera, in Orientalia Christiana periodica, 13 (1947), pp. 149-67. Antonio Ferrua
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“DOGMATICHE, ISCRIZIONI.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 1038. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/dogmatiche-iscrizioni.