DOMINICUM. - I luoghi più antichi dove i cristiani tenevano le loro adunanze e celebravano i divini misteri furono le domus private, che erano denominate in vario modo: oikos, domus Ecclesiae, domus Dei, domus orationis.
D. (χυραχάω = «che appartiene al Signore») forse sottintende la parola conventiculum o altra simile. Come la parola ἐκκλησία, significa adunanza e, in seguito, il luogo della riunione. Il concetto che esprime è quello stesso della domus Dei. Tale significato viene a cessare alla fine del sec. IV, quando il nome è usato per indicare tutto ciò che è proprietà dell’Imperatore ed è a lui pertinente. S. Cipriano, nel trattato De opere et eleemosyna (Opera, I, Vienna 1868, p. 384), scrive: «In dominio sine sacrificio venis». L’Itinerarium Hierosolymitanum (CSEL, XXXIX, p. 23) scritto verso il 333, a proposito della basilica costantiniana del S. Sepolcro reca: «Ibi modo iussu Constantinii imperatoris basilica facta est, id est d., mirae pulchritudinis» (per spiegare la parola basilica, si ricorre al sinonimo più conosciuto). Ancora nel Chronicon di s. Girolamo (PL 27, 678 e 682) si legge: «in Antiochia d., quod vocatur aureum, aedificari coeptum».
Unico esempio nel campo della epigrafia, è da ricordare, nei riguardi del vocabolo, un’iscrizione romana incisa sul collare di uno schiavo, attribuita dal De Rossi alla prima metà del sec. IV.
DIBL.: C. M. Kaufmann, Manuale di archeologia cristiana, Roma 1908, p. 127; H. Leclercq, s. V. in DACL, IV, coll. 1385-1386; F. Grossi Gondi, I monumenti cristiani iconografici e archi
tetonici, Roma 1923, p. 398-411. E. Dichl. Inscriptions Latinae Christianae veteres. I, Berlino 1925, n. 1250.
Luigi Maria Catteruccia