DOROTEO

DOROTEO. - Diacono antiocheno, seguì Melezio nella triste vicenda che travagliò la Chiesa di Antiochia nella seconda metà del sec. IV, in cui i cattolici furono divisi tra i due vescovi Paolino e Melezio. S. Basilio se ne servì per ricondurre la pace in quella Chiesa, mandandolo con lettere ad Alessandria e a Roma. Il primo viaggio D. lo fece nel 371 ad Alessandria recando a s. Atanasio un appello accorato di s. Basilio chiedente aiuto in favore degli Orientali. Nel 375 si recò per la prima volta a Roma da papa Damaso, ma ottenne ben poco. Vi ritornò una seconda volta nel 377 sempre per la questione di Antiochia; vi trovò radunato un sinodo nel quale dovette difendere la ortodossia del suo vescovo Melezio. Ma anche questa volta, a causa delle diffidenze tra Oriente ed Occidente, dovette ritornare ad Antiochia con poche speranze.

Bibl.: Tillemont, IX, ed. Venezia 1732, pp. 139 sgg., 221 sgg.; F. Cavallera, *Le schisme d'Antioche*, Parigi 1905, p. 145 sgg.; L. Duchesne, *Histoire ancienne de l'Eglise*, II, 4 ed., ivi 1910, pp. 399-414; P. Batiffol, *La siège apostolique*, 3 ed., ivi 1924, p. 105 sgg.; G. Bardy, in *Fliche-Martin-Frutz*, IV, pp. 274-81.

DOROTEO. - Vescovo ariano, originario della Tracia, successe ad Ipaziano nella sede di Eraclea verso il 365. Fu uno dei principali sostenitori di Demolio, vescovo di Costantinopoli. Nel 376, durante lo scisma meleziano, la setta ariana di Antiochia lo elesse suo vescovo. Chiamato a Costantinopoli dagli ariani, vi rimase fino al 381, quando una legge di Teodosio vietò le assemblee di tutti coloro che non accettavano la fede di Nicea, e stabilì che le loro chiese fossero date ai cattolici. Fu richiamato a Costantinopoli nel 386 alla morte di Demolio, in sostituzione di Marino precedentemente eletto dagli stessi ariani. Una disputa avuta tra D. e Marino diede origine DOROTEEI (v.).

Bibl.: Socrate, *Hist. eccl.*, 4, 35; 5, 23; Sozomeno, *Hist. eccl.*, 7, 17; Tillemont, VI, ed. Venezia 1732, p. 629 sgg.

DOROTEO. - Arcivescovo di Tessalonica, insediato in 500. Continuiò, al pari del suo antecessore, nello scisma acciaio, anzi perseguitò i vescovi di Epiro che avveno aderito a Roma. D. non volle sottoscrivere la formula di fede inviatagli dal papa Ormisda per mezzo di una delegazione, che fu maltrattata e in parte trucidata. D. nondimeno non fu deposto.

Bibl.: J. P. Kirsch, s. V. in *LTHK*, III, col. 426.