DU QUESNOY, FRANÇOIS, detto il FIAMMINGO. - Scultore, n. a Bruxelles il 12 genn. 1594, m. a Livorno il 12 luglio 1643. Ebbe la prima educazione artistica dal padre Girolamo il Vecchio nella sua città natale; nel 1618 si recò a Roma, dove strinse relazione con Nicola Poussin e si mise a studiare l'antico.
(1st. Alinari)
Duquesno, S. P. - S. Andrea - Basilica di S. Pietro.
ficio scavato, che era il grande tempio delle divinità palmirene, e tracciò all'incirca i contorni della città e delle fortificazioni. Il Breasted riferì le scoperte all'Académie des Inscriptions et Belles Lettres di Parigi, la quale decise di intraprendere sul posto una sistematica campagna di scavi, essendo frattanto la zona passata sotto mandato francese. Gli scavi furono compiuti nel 1922-23 sotto la direzione di F. Cumont e poi furono ripresi nel 1927 da una missione mista dell'Università americana di Yale e dell'Accademia francese fino al 1937.
Dagli scavi è risultato che la cittadina mesopotamica fu ben presto, forse fin dal primo periodo della colonia greco-macedone, completamente circondata da un'alta cinta di mura, che ha in alcuni lati un andamento a denti di sega. I Romani resero più forte la posizione mediante due terrapieni a scarpata. Racchiusa entro il cerchio di queste fortificazioni, su di un lato delle quali - quello verso il deserto - si apriva una grandiosa porta, D. E. appare, dal punto di vista urbanistico, disegnata secondo lo schema ippodamco, con le vie incrocianti ad angolo retto. Il centro era occupato dall'agorà e da vari edifici pubblici. Gli isolati, formati dall'incrocio delle vie talvolta faucheggiate da colonne, erano occupati da case private, spesso vaste e riccamente decorate, di tipo orientale, oppure da grandi templi, nella maggior parte dei casi di tipo babilonese, con ampi cortili e piccole cappelle.
Durante l'occupazione romana ca. un quarto dell'abitato, quello della parte nord-ovest, fu trasformato in accampamento militare: vi sorse alcune caserme, un pretorio monumentale, un anfiteatro castrense, delle terme sontuose e diversi santuari militari, fra cui un mitre decorato con pitture rinvenute quasi intatte, le quali sono particolarmente importanti sotto l'aspetto tematico, giacché vi sono rappresentate le due figure, ignote alla decorazione degli altri templi militari, di Zoroastro e di Ostane, nonché quella di Mitra a cavallo come cacciatore. Fra i numerosi templi dedicati alle divinità dei quattro Olimpici, babilonesi, siriache, greche e romane, sono degni di nota quello del dio guerriero Aphlad; quello di una divinità forse locale, Artemide Azzanathkona; quello di Zeus Kyrios; quello di Artemide Nanaia e quello di Bel, Jarbibol e Agilbol, che fu affrescato in età partica con pitture rappresentanti scene di sacrifici fatti dai fedeli alla presenza della famiglia

DURA EUROPOS - Pianta della chiesa cristiana (sec. III).
Dura Europos - Pianta della chiesa cristiana (sec. III).
2001
offerente, ed in età romana, verso la fine del II o agli inizi del III sec., con una grande scena raffigurante il tribuno romano Giulio Terenzio, che, accompagnato da otto ufficiali, da un vessellifero e dalla ventesima coorte degli arcieri indigeni, compie un rito-sacrificio e alla triade palmirena ed alle Tychae di D. e di Palmira.
In mezzo a tanti edifici di culto si trovano anche una chiesa cristiana ed una sinagoga, che sono di particolare importanza perché la prima ha conservato i più antichi affreschi battisteriali con scene tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento, la seconda costituisce l'unico esempio di tempio ebraico con decorazione pittorica. L'edificio in cui ha trovato posto la chiesa cristiana con l'annesso battistero non differisce in nulla planimetricamente dalle altre costruzioni civili di D. Si tratta di una grande casa d'abitazione (m. 18 x 20) costruita nel I o nel II sec., la quale per poter essere adibita ad uso di culto subì successivamente delle trasformazioni. Al centro dell'edificio trovavasi un ampio cortile quadrato.
Una porta aperta sul lato sud immetteva in una grande sala rettangolare, la cui lunghezza di m. 12 risulta dall'unione di due stanze, come dimostrano delle tracce tuttora conservate d'un antico muro divisorio, che venne abbattuto quando si volle formare un solo vasto ambiente. Tale trasformazione dovette avvenire probabilmente nel 232-33, all'epoca cioè di un'iscrizione graffita con questa data nello stucco ancor fresco di questa sala. Presso il muro di fondo sono stati trovati i resti di un largo podio, sul quale con grande verosimiglianza doveva sorgere l'altare o la cattedra del vescovo. In questa aula si deve riconoscere una sala liturgica. Dal lato nord del cortile si entra in una piccola stanza rettangolare, che fu trasformata in battistero con l'aggiunta di una piscina, la quale venne coperta da una specie di baldacchino tutto decorato, sostenuto da due pilastri e da due colonne. Le pareti di questa stanza furono affrescate con scene del Buon Pastore, di Adamo ed Eva accanto all'albero del paradiso terrestre, della lotta di David con Golia, della Samaritana al pozzo,
