DU QUESNOY, FRANÇOIS, detto il FIAMMINGO. - Scultore, n. a Bruxelles il 12 genn. 1594, m. a Livorno il 12 luglio 1643. Ebbe la prima educazione artistica dal padre Girolamo il Vecchio nella sua città natale; nel 1618 si recò a Roma, dove strinse relazione con Nicola Poussin e si mise a studiare l'antico.
Dallo studio di alcune pitture di Tiziano (l'Offerta a Venere, il Baccanale, e Bacco e Arianna), derivò la sua particolare abilità nella rappresentazione dei putti; eseguì infatti un gran numero di putti destinati a essere fusi nel bronzo o nell'argento, e modellò figure di angeli per il baldacchino di S. Pietro; sculture ammiratissime dai contemporanei. Nel 1626 cominciò a lavorare la S. Susanna per la chiesa di S. Maria di Loreto, e nel 1628 il S. Andrea per la basilica Vaticana. Nel 1629 esegue l'epitaffio di Adriano Vryburg per S. Maria dell'Anima, nel 1633 comincia l'altro per Ferdinando van den Eynde nello stesso luogo; più tardi scolpisce l'altorilievo con il Concerto di angeli per la chiesa dei SS. Apostoli a Napoli. A Roma dovette anche essere in stretto contatto con Ercole Ferrata, nel cui studio esistevano numerosi modelli di opere sue. Invitato a recarsi in Francia da Luigi XIII come scultore reale, esita lungamente; ammalatosi e consigliato di tornare in patria, parte nel 1643 da Roma, ma muore durante il viaggio a Livorno, dove viene sepolto nella chiesa francescana della Vergine.
La sua opera migliore è la statua di S. Susanna che gli valse da Urbano VIII l'incarico per il S. Andrea in S. Pietro. Il Bellori, precursore di idealità neoclassiche e grande ammiratore dell'antico, loda moltissimo quest'opera, che dice esempio lasciato ai moderni scultori. La statua colossale di S. Andrea, meno felice della precedente, mostra anche essa nella misura dell'espressione, specialmente se confrontata con altre che ornano i piloni di S. Pietro, l'amore dell'autore per la scultura classica. Notevole è pure il Concerto d'angeli per la cappella Filomarino a Napoli.