DUFAY, GUILLAUME. - Musicista, n. verso il 1400 forse nell'antica contea di Hainaut (Hannonia), m. a Cambrai il 27 nov. 1474. Nel 1420 ricevette i gradi di baccalarius in decretis e nel 1428 ebbe gli ordini sacri. Nel dic. del 1428 entrò come cantore alla cappella papale, restandovi fino al giugno del 1437 (salvo un biennio di assenza, dal 1433 al 1435, periodo in cui fu corista alla corte del duca di Savoia, dove tornò dal 1437 al 1444 ca.). Dal 1435 al 1437 fu con la cappella papale, sotto Eugenio IV, a Firenze. Nel 1436 divenne canonico della cattedrale di Cambrai; tra il 1445 e il 1450 fece parte della cappella musicale del duca di Borgogna; dopo il 1450 si ritirò a Cambrai, dove trascorse gran parte della vecchiaia.
L'attività di D. abbraccia vari campi, dal liturgico al profano, dal celebrativo all'amoroso, e le sue opere si possono, secondo C. Van Den Borren, suddividere i grandi gruppi: 1) messe e frammenti di messe; 2) manifesti; 3) motetti; 4) composizioni in testo francese; 5) composizioni in testo italiano.
1) La messa Se la face ay pale, basata sul tenor di una ballata di D. dallo stesso titolo, di cui si conservano una versione a 3 e una a 4 voci, è contenuta nei cod. 88 di Trento e 14 della Cappella Sistina, ed è stata stampata di recente (A. Orel, Denkmäler der Tonkunst in Österreich, VII, Lipsia 1913, p. 120 sgg.). Questa messa ha in sé pregi non comuni di una uniforme serenità che l'avvicinano, secondo i critici, quasi alla interpretazione della cantata del cantore gregoriano; le sfumature del colore, ottenute mediante una sobria e più dolce armonia, non hanno più l'asprezza dei secoli precedenti e non ancora il pathos dei contrasti coloristici dei secoli futuri. La sua datazione si può porre verso la metà del secolo. L'altra messa Caput si può attribuire al quinquennio 1460-65. Questa seconda messa, contenuta nel cod. 89 di Trento (ff. 264' e 265') si basa su una melodia presa assai verosimilmente dal canto gregoriano, che serve da tenore pure ad una messa di Okeghem e ad una di Obrecht con lo stesso titolo. A queste due, le uniche pubblicate in tete, vanno aggiunte la messa Ecce ancilla Domini 4 voci (cod. 14 Cappella Sistina, ff. 75-86) del 1463, di cui R. G. Kiesewetter ha pubblicato il Benedictus a 2 voci (Geschichte der europäisch abendländischen oder unserer heutiger Musik, Lipsia 1834, p. 18, Musikbeilagen), e la messa L'homme armé (cod. 14 Cappella Sistina, ff. 99' e 103, Kyrie e Gloria; cod. 49, f. 35-54, tutta). Altri frammenti di messe sono nel ms. 37 di Bologna (Liceo musicale), nel ms. 2216 dell'Università di Bologna e nei cod. 90 e 92 di Trento.
2) Dei due magnificati (sexti toni et octavi toni) il testo, musicato per intero e non a versetti alternati con il canto gregoriano, ci è conservato dai cod. 37 del Liceo musicale di Bologna, A. X. I, 11 della biblioteca Estense di Modena, dal cod. 92 di Trento e dal cod. B. 80 dell'archivio di S. Pietro in Roma (biblioteca Vaticana).
3) Tra i 24 mettetti pubblicati, C. Van Den Borren distingue: a) i mettetti d'occasione; b) le antifone; c) una sequenza; d) gli inni. Si adotta la sua classificazione per segnalare alcune tra le più salienti composizioni di D. I mettetti di circostanza sono due soli, e precisamente: Basilissa ergo gaude databile dal 1419 al 1433 è a 4 voci ed è composto sul graduale Concavipviet rex della messa del Commune Virginum; si trova nel cod. 37 del Liceo musicale di Bologna, nell'87 di Trento e nel 213 di Oxford. L'altro di 2-4 voci si intitola rosarum flores in onore di s. Maria del Fiore e fu composto per l'inaugurazione del duomo di Firenze (24 marzo 1436). Si trova nel cod. A. X. I, 11 della Biblioteca Estense di Modena e nel 92 di Trento. b) Tra le antifone sono degne di nota la Salve Regina a 4 voci (cod. 89 di Trento e nel ms. 3154 di Monaco [f. 86'], studiata particolarmente da A. Orel in Denkmäler der Tonkunst in Österreich, VII e Ave Regina coelorum a 4 voci (cod. B. 80 dell'archivio di S. Pietro in Roma). D. l'aveva composta una decina di anni prima della morte e prescelta perché fosse eseguita al momento della sua agonia, secondo quanto esprimeva nel suo testamento. c) La sequenza Veni Sancte Spiritus a 3 voci (tripulum). d) C. Van Den Borren segnala in questa categoria 13 inni a 3 voci, pubblicati nel settimo volume dei Denkmäler, ma essi non danno il migliore D., perché per la maggior parte in falsobordone, e piuttosto scarne come sostanza artistico-compositiva nel senso geniale ed espressivo.
4) Composizioni su testo francese. Di questo gruppo, suddiviso ancora secondo i generi letterari, si tralasciano i rondeaux, per ricordare le tre famose ballades Ye me complais puissement, Le jour s'endort e finalmente Se la face ay pale, «ballade equivocée», genere basato sui giuochi di parole (usato anche da J. Desprez nella Chanson se congie prens, che servi di nucleo melodico tematico alla messa omonima di D.
5) Delle composizioni su testo italiano la più interessante è senza dubbio quella sulla prima stanza della canzone del Petrarca Vergine bella, che porta lo stile del D. ad un livello altissimo per ispirazione e per plasticità di linee nei vari piani vocali e strumentali, che nella sua musica si sovrappongono e, quasi senza incisività di confini, sfumano uno nell'altro. Qui il tono mistico assume nuovi splendori di tinte e l'arte di D. fa nettamente rifulgere la sua superiorità sugli artisti precedenti e contemporanei, quali un Binchois, un Arnold de Lantins e perfino un Dunstable.
Le opere complete, oltre l'edizione iniziata da G. de Vars, sono in corso di pubblicazione a cura di H. Besserer.