DULGENZA. — La chiesetta della Porziuncola (detta pure, nel sec. XIII, S. Maria degli Angeli), dipendeva dai Benedettini di Assisi, e fu l'ultima FRANCESCANE (v.) che presso di essa fondò l'Ordine dei Frati Minori ed ebbe la prima dimora abituale; qui celebrò i Capitoli generali dell'Ordine e volle morirvi nel 1226. Per essa, contenuta nella grande basilica di S. Maria degli Angeli al centro della crociera, sotto la cupola, s. Francesco ottenne la celebre indulgenza del P. di A. Le narrazioni storiche raccontano come Francesco avesse domandato a Cristo, durante una visione, un'indulgenza plenaria per chiunque avesse visitato la cappella. Cristo la concesse, inviando tuttavia al pontefice Onorio III, allora in Perugia (1216), il quale dopo qualche esitazione l'avrebbe concessa, ma senza la rispettiva bolla che Francesco non volle.
II. L'INDULGENZA NELLE CONCESSIONI PONTIFICIE E LA DISCIPLINA ATTUALE
Nonostante le varie interezze storiche sull'origine dell'indulgenza, molti pontifici la confermarono e ne allargarono le concessioni.All'inizio si lucrava solo nella Porziuncola il 2 a.g., cominciando dai primi vespri fino al tramonto del sole del giorno della festa e una sola volta; Martino IV nuovamente la confermava, vivace vocis oraculo, al card. Matteo d'Acquasparta, allora maestro del S. Palazzo. Abbastanza presto s'introdusse l'uso di applicarla ai defunti; ma il primo decreto pontificio al riguardo si ha solo nel 1687, con il breve Alias felicis di Innocenzo XI. Nella seconda metà del sec. XIV era già comune l'uso di acquistarla toties quoties (e quindi anche l'idea di applicarla ai defunti), come è attestato dal giurista Bonifacio de Amanatis, ma sempre per il solo giorno del 2 a.g.; tuttavia solo nel 1700 e 1723 due documenti della Congregazione Concilio ne dàmo riconoscimento ufficiale. L'estensione del toties quoties a tutti i giorni dell'anno, introdottasi nella prassi, sarebbe stata approvata e nuovamente concessa vivace vocis oraculo da Paolo III nel 1544, secondo una deposizione ufficiale notarile del vescovo di Chiusi, Masseo Bardi, presente all'atto, e stesa poi nel 1588. La Chiesa tuttavia anche in seguito si mostrò poco favorevole a questa indulgenza quotidiana, e sulla fine del sec. XVII furono condannati alcuni libri che la difendevano e fu fatto radere dalla cappella un verso che vi accennava. Solo col breve Constat apprime di Benedetto XV (16 apr. 1921), se ne ebbe concessione solenne.
Si cominciò presto ad estendere tale indulgenza anche ad altre chiese. La prima ricordata è la chiesa di S. Domenico a Perugia, che l'avrebbe ottenuta da Benedetto XI probabilmente nel 1304. Dopo numerosissime altre concessioni a chiese e regioni particolari, fu estesa da Leone X (e forse già da Sisto IV ca. il 1480) nel 1517 a tutte le chiese francescane per i membri del Primo e del Secondo ordine; Gregorio XV nel 1622 la concesse a tutti i fedeli che visitassero una chiesa francescana. Urbano VIII nel 1643 la estese anche a tutte le chiese del Terz'ordine; Clemente X nel 1670 alle chiese dei Conventuali, mentre i Cappuccini l'avevano ottenuta dal 1622. In seguito fu estesa anche ad altre chiese, purché situate a una distanza determinata da chiese francescane. Con decreto della S. Penitenzieria del 1924 il privilegio fu esteso alle chiese per le quali i vescovi ne facessero domanda, purché distanti almeno tre chilometri da una chiesa francescana, con facoltà di trasferirla nella domenica successiva, se il 2 a.g. cade durante la settimana. Si esigono le condizioni solite: la visita alla chiesa, la Confessione, la Comunione e la recita di 6 Pater, Ave, Gloria ad ogni visita. Tale indulgenza, fuori della Porziuncola, può essere lucrata dal mezzogiorno del 1° a.g. alla mezzanotte del 2 a.g. (o rispettivamente della domenica determinata dal vescovo).
III. TESTIMONIANZE STORICHE E CONTROVESIE
La difficoltà più grande intorno all'indulgenza della Porziuncola sta nel fatto che nessuna delle antiche fonti più accreditate della vita di S. Francesco, quali il Celano e S. Bonaventura, ne fanno parola; prima la leggenda Trium sociorum ha un capitolo sull'argomento, ma è tardiva (v. QUESTIONE FRANCESCANA). La prassi stessa dei pellegrinaggi sembra non aver conosciuto tale indulgenza prima del 1260 ca. Nell'ultimo quarto del sec. XIII si ha una serie di testimonianze notarili, provocate in parte dal provinciale dell'Umbria, frate Angelo, particolarmente quella di Benedetto d'Arezzo (1277) che l'udì da frate Masseo, che era stato con S. Francesco quando si recò dal Papa a chiedere l'indulgenza; quella di Giacomo Coppoli, che riporta Leone d'Assisi (v.); quella di Pietro Zalfani, che dice di essere stato presente alla promulgazione fatta da S. Francesco. Della fine di questo secolo è anche una Questione di Pietro di Giovanni Olivi sull'indulgenza, assai importante dal lato dottrinale. Verso il 1310, oltre ad altre testimonianze importantissime, vi è l'atto ufficiale del vescovo Teobaldo d'Assisi che raccoglie la narrazione aggiungendovi la sua autorità. Accanto a queste deposizioni ufficiali, sobrie e serie, fiorisce la leggenda; e soprattutto il trattato di Francesco Bartholi dove la tradizione popolare è ampiamente esposta e arricchita con l'aggiunta di molti miracoli. Tolte le opposizioni all'indulgenza, nel sec. XIII e principio del XIV, si ebbero, alla fine del sec. XVII e inizio del XVIII, quelle relative soprattutto alla quotidianità dell'indulgenza. La vera e profonda controversia critica sorse nel 1900 quando P. Sabatier, dopo aver negato fede al racconto nella Vie de st François (1894), esaminando nuovamente i documenti per la pubblicazione del Tractatus de indulgentia di Francesco Bartholi si convinse della sua autenticità. Ne seguì fra gli studiosi una duplice reazione: tra i protestanti ci fu chi inclinò ad ammetterla (K. Müller, Zockler), mentre molti cattolici (Van Ortroy, P. A. Kirsch, N. Paulus) l'abbandonarono. Poco più tardi, particolarmente nell'ambiente franciscano, con il Lemmens, Oliger, Holzapfel, René de Nantes e anche mons. Faloci-Pulignani, si sostenne la tesi secondo l'impostazione sabatieriana, pur con diverse opinioni circa l'estensione dell'indulgenza concessa a S. Francesco. Le obiezioni che si portano sono: il silenzio delle fonti più antiche e genuine; la consuetudine contraria, nel sec. XIII, a concessioni del genere; i forti dubbi contro i documenti allegati, specialmente perché si sentì il bisogno di dare ad essi forma ufficiale, ecc. Si rispose: le fonti come il Celano e S. Bonaventura tacciono anche di molti altri avvenimenti più importanti della vita di S. Francesco; non esula completamente dalle concessioni papali nel sec. XIII (Fierens), e d'altra parte vi può essere bene un'eccezione; la forma ufficiale dei documenti era richiesta dalle pubbliche opposizioni del tempo.In complesso sembra che non si possa negare fede ad una concessione imprecisata, per ora, nell'estensione e nel contenuto di un'indulgenza da parte del pontefice Onorio III a S. Francesco.