EDUCAZIONE DEL C

EDUCAZIONE DEL C. - In pedagogia il termine c. può essere inteso in due sensi. In senso largo e più universale, come l'orientazione predominante della volontà dell'uomo, il suo modo particolare di volere e di agire; in questo senso, ogni uomo ha un

suo proprio c. In significato più stretto, come l'abitudine di operare secondo fermi principi basilari, forniti dall'intelligenza, attenendovisi così tenacemente da produrre la coerenza di tutte le violazioni e le azioni. Uomo di c. sarà, perciò, chi possiede questa proprietà della volontà, di aderire ai principi pratici posti dalla ragione.
La nota fondamentale del c. è data quindi dall'unità interiore, dalla costanza e dalla decisione; e l'elemento principale, al di sopra del temperamento proveniente dall'eredità e dalle circostanze fisiche e fisiologiche, che hanno potuto agire sulla costituzione organica, e dell'influsso psichico esercitato dall'ambiente sociale in cui si vive, sta soprattutto in modo assai prevalente nelle disposizioni della volontà; dalla qualità e dalla potenza di queste dipende tutto il valore del c.
1) Il c. non è immutabile. — Si vorrebbe da alcuni definire la teoria, secondo cui il c. rimarrebbe invariabile tutta la vita, quale si è ricevuto dalla natura, senza possibilità di modificazioni da parte di ogni eterodecuzione od autodecuzione. La teoria, spinta agli estremi, ha creato la figura del «delinquente nato» di C. Lombroso; individuo fatalmente votato alla delinquenza, nonostante tutti gli sforzi contrari tentati dall'educazione, dalle repressioni sociali, dalle resistenze interne dello stesso delinquente. E se ne adduce in prova l'esperienza comune popolare, che ha foggiatore il proverbio: «Il lupo cambia il pelo, ma non il vizio», o la scusa «non c'è nulla da fare, s'è fatti così», o il pretesto: «prendetemi come sono, non posso essere diverso». Certo si deve ammettere che nell'educazione del c. s'incontrano dei limiti invalicabili: ogni sforzo volontario non può esercitarsi che entro la linea e i limiti di una disposizione innata e non si può né distruggere né modificare sostanzialmente la costituzione organica, psicofisica originaria. Anche in questo però una certa educazione si può esercitare con buon esito. Perché le disposizioni innate sono come altrettanti materiali offerti alla nostra attività; questa non potrà mutare le possibilità elementari contenute in essi, ma potrà respingere alcuni, scegliere altri, trasformarli e rassodarli in abitudini. Nel campo, ad es., dell'affettività (emozione, entusiasmo, aggressività, indifferenza, ecc.), se la volontà non può apportare modificazioni nel loro intimo fondo, può però applicarle ad oggetti diversi e così evitare eccessi o deviazioni e colmare lacune.
2) Il c. ha la sua plasticità. — L'esperienza e la coscienza dimostrano in molti modi come il c. possa e venga di fatto modificato da diversi fattori: a) fisiologici: età, cresenza, regime di vita, esercizi fisici, clima; b) sociali: si resta sempre, sotto certi aspetti, uomini del proprio tempo, paese, ambiente familiare, professionale; c) psicologici: le abitudini rinforzano o inibiscono gli istinti e si possono sovrapporre ad altre abitudini fino a farle scomparire; ogni idea è efficace, ha in sé una forza che non va perduta ed esercita il suo influsso; due persone di temperamento e di intelligenza più o meno simili, avranno c. differentissimi a seconda dei principi diversi che li dirigono: delle idee politiche, religiose, economiche, morali, da cui sono governati; ogni azione lascia una traccia che facilita l'azione successiva; l'autocontrollo, che ciascuno può imporsi, rende padroni del modo di agire fin nelle sfumature più lievi.
Tutto questo pertanto forma il campo in cui può svolgersi efficacemente l'attività educativa; e si può dire che l'uomo è artefice della propria fortuna, riesce a trasformare se stesso e può cooperare a trasformare gli altri; può non soltanto imparare a dirigere verso il bene delle forze suscettibili, originariamente, di volgersi al male; ma anche giungere ad aumentare o diminuire queste stesse forze; stoncare energie e slanci o crearli.
3) Mezzi per l'educazione del c. — Da quanto è stato detto, si deduce che quattro mezzi occorrono ad educare il c.: a) rendere forte la volontà, spingendola a volere sempre e fortemente, e passando all'esecuzione reale e continua di atti volontari; b) assoggettare le violazioni ad una massima di condotta stabile e permanente; non bastano violazioni, per quanto pronte e intense, se esse restano sparpagliate e per così dire dipendenti da motivi momentane e passeggeri; ma ci vuole una massima fissa, che formi l'ideale da tenere sempre e costantemente dinanzi agli occhi; c) questo ideale, quanto sarà più alto tanto più darà energia e slancio; d) dovrà però essere sempre conforme alla legge morale.
Ad attuare in pratica questi mezzi generali, serviranno: a) una profonda e vigilata conoscenza di se stessi, che conosca tendenze e inclinazioni, esperimenti e rimedi da applicare e li applichi realmente; b) conquista della capacità di vibrare interiormente al maggior numero di vibrazioni degli altri, in modo da sfuggire alla unilaterale, che rende ottusi alla comprensione di molte passioni e di molti movimenti delle azioni umane; c) lo sforzo quotidiano di progredire nella battaglia contro l'inertia e la pigrizia della natura e l'amore alle comodità e il lasciare andare l'onda per la propria china; d) l'abnegazione, che sia imporsi un «no», anche nelle cose più semplici e lecite in se stesse, per avere poi la forza di ripetere il «no», quando si andrebbe altrimenti contro la legge morale; e) il saper cogliere il valore e l'efficacia della sofferenza, nelle molteplici sue forme. Per una parte la sofferenza può portare alla ribellione o almeno alla sfiducia e all'inazione; ma per l'altra, chi ben la comprende e la sfrutti, può condurre alla costanza, allo spirito di decisione, all'eroismo.