EGBERTO, ARCIVESCOVO DI TREVIRI

EGBERTO, arcivescovo di TREVIRI. - Figlio del conte Teodorico di Olanda, educato nell'abbazia di Egmond, m. nel 993.

Partecipò alla politica dell'Impero e fu nel 976-77 cancelliere di Ottone III, che accompagnò in Italia nel 980-83. Ottone III perdonò al pentito E. la sua politica di cospirazioni con i guelfi e lo mandò nel 987 al re di Francia Ludovico V come mediatore di pace. Della sua residenza a Treviri fece un centro della vita letteraria ed artistica, particolarmente di miniature librarie. Le prime opere di questa scuola sono il Codex Egberti o Liber Evangeliorum conservato nella Biblioteca comunale di Treviri, e il Psalterium Egberti del 981, regalato da s. Elisabetta di Turingia alla Biblioteca del Capitolo di Cividale.

BIBL.: St. Beissel, E. V. Trier. u. die byzantinische Frage, in Stimmen aus Maria Loach, 27 (1884), pp. 260-74; 479-96; F. H. Kraus, Die Miniaturen des Codex Egberti, Friburgo in Br. 1884; K. Krammer, s. V. in LThK, III, col. 244 sq.

Lucchesis Späding

EGEA, RELIGIONE. - Il nome convenzionale di « egea » vien dato alle civiltà dei paesi bagnati dal Mare Egeo (Grecia, isole, Anatolia) dal neolitico alla fine dell'età del bronzo. Ma né la civiltà, pur presentando punti di contatto, né la religione possono essere considerate come un tutto organico; è necessario trattare separatamente i vari centri. Le fonti sono scarse, unicamente rappresentate dai risultati degli scavi, facili ad essere interpretati in modo arbitrario per la mancanza di controlli scritti. Le numerose falsificazioni di statuette e sigilli rendono dif-

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EGEA, RELIGIONE - Statuetta fitile. Idolo femminile dipinto con colomba in capo, da Knossos (tardo minoico III). Candia, Museo.
(da R. Th. Bossert, AlHureta, Berlino 1927, p. 167)
offerte nella grotta di Amnisos (vasi in terracotta) intorno a due stalattiti circondato da muro, e proseguono fino all'età romana.

Nel minoico primitivo incomincia la grotta di Arkalochori (armi, votive): nel tardo minoico III, franata la grotta di Amnisos, le offerte furono deposte all'esterno. Nel minoico medio abbiamo le grotte di Skoteino (doppie asce e figurine), di Kamares (vasi in terracotta), che prosegue fino alla fine del tardo minoico III, di Psychro (armi, figurine maschili e femminili, animali) che va fino al geometrico, e vari culti all'aperto, limitati al solo medio minoico a Zakro (figurine maschili e femminili, capre, bovi), a Petsofa e sul Monte Juktas (il luogo di culto era recinto da muro, le offerte, figurine e parti del corpo umano, erano gettate nel fuoco).

Al tardo minoico 1 risale la grotta di Phaneromeni (adoranti maschili, coltelli, doppie asce) che arriva all'età orientalizzante. Del tardo minoico III sono la grotta di Patso e il culto all'aperto nel piazzale di Haghia Triada, durati fino a tutto il geometrico con offerte svariatissime di figurine, armi, corna di consacrazione, animali, ecc. A Haghia Triada vi erano anche un altare (?) e una fossa sacrificale con ceneri, carbone e ossa combuste di piccoli animali. Meno importante fu nel tardo minoico il culto di Phaistos (figurine, animali, tavole da libazione) a qualche metro al disopra delle rovine del secondo palazzo. Un deposito votivo della fine del tardo minoico III proviene da una fonte coperta vicino a Knossos (vasi e sfingi). Non si sa quali divinità avessero culto nelle località elencate. A Amnisos in età storica era venerata Eileithyia; per Patso è stato parlato a torto di Hermes Cranios. Forse: culti di Petsofa e del Monte Juktas erano rivolti a divinità salutari perché tra le offerte erano riproduzioni di membra umane: quelli di Arkalochori, Psychro e Phaneromeni, dove fra le offerte votive erano numerose armi, a una divinità guerriera; quelli di Phaistos, Patso, Haghia Triada e Zakro a una divinità agreste protettrice degli animali e dei lavori campestri. Per Kamares e Amnisos rende ardua

ficile un giudizio. La sola Isola di Creta ha dati cultuali più abbondanti, ma non possiamo estenderli a tutto il mondo greco. Dei culti dell'Isola di Cipro, che sono fuori della r. e. propriamente detta, benché presentino dei punti di contatto con la r. e. non si fa qui parola.

CRETA. - Luoghi di culto furono le grotte, località all'aperto recinte o no da muro e sacelli: ai culti all'aperto e alle grotte si collegano dei depositi votivi più o meno ricchi, mentre non ne sono stati trovati in rapporto ai vani di culto. All'epoca neolitica risalgono le prime

una identificazione il trovare come offerte solo dei vasi. Alla fonte di Knossos sarà stata venerata una divinità delle acque, che potrebbe essere anche quella raffigurata da una figura femminile a braccia alzate entro urnetta rotonda, trovata nel deposito votivo.

Nel medio minoico si hanno le prime sicure prove di culto in vani di palazzo: nel primo palazzo di Phaistos, era un vano destinato al culto con annessi tre vani accessori e una fossa sacrificale.

Sicure raffigurazioni di divinità si hanno solo alla fine del medio minoico. Le figurine femminili nelle tombe del minoico primitivo e i vasi a protome femminile, nei quali si è voluto vedere immagini della Dea Madre minoica, sono solo offerte funebri; anche per due statuette femminili con serpenti da Knossos è incerto se siano divinità. Fin dalla fine del medio minoico troviamo raffigurata su sigilli, gemme e cretule una dea signora degli animali fra due leoni, cani o grifoni, un'altra con berretto appuntito e lancia pure accompagnata da un leone o un cane. Altri sigilli mostrano un identico schema per una divinità maschile: un dio fra due animali (grifoni, cani o leoni), un altro con berretto a punta, lancia, scudo quadrangolare, il quale è pure accompagnato da un leone o cane.

Il dio non sembra avere posizione di inferiorità riguardo alla divinità femminile, non si può quindi parlare di paredro. Sigilli con supposte divinità marine o guerriere non offrono elementi sicuri. Statue di culto si trovano solo nel tardo minoico terzo: sono divinità femminili a braccia alzate, hanno in testa un diademo con svariati emblemi (uccelli, corna di consacrazione, papaveri, ecc.). Alcune hanno in mano dei serpenti. Non si sa se raffigurino una stessa divinità con attributi diversi o varie dee. Le dee con serpenti non possono essere divinità domestiche, come fu supposto, perché furono trovate in santuari separati da ogni abitazione. Le divinità femminili non appaiono mai nude: una figura graffita su brocca di Mallia, e una statuetta da Haghia Triada rappresenteranno, se sono realmente dee, concetti e culti stranieri.

Si è parlato di culto della doppia ascia, del pilastro, della colonna, delle corna di consacrazione, degli alberi: solo il culto di questi ultimi sembra provato da gemme. Demoni e mostri, ibride fusioni di uomo e animale, hanno funzioni secondarie.

GRECIA. - Nessuna traccia di culti fino all'inizio dell'influenza artistica minoica, ma allora non è facile distinguere se le scene di culto rappresentino o no concetti importati. In una tomba a fossa di Micene erano due figure femminili nude con colombe, forse dee; il tipo è estraneo a Creta, ma può essere stato importato dall'Oriente. Una lastra di Micene mostra una figura femminile, quasi interamente coperta da un grande scudo bilobato, la quale potrebbe essere una divinità guerriera greca. Nel tardo miceneo numerose figurine femminili

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EGEA, RELIGIONE - Pinax dipinto. Figura femminile coperta da scudo (divinità?) fra due donne (principio del sec. xiv a. C.) - Atene, Museo nazionale.
(da H. Th. Bossert, AlHureta, Berlino 1927, p. 35)
sono uscite da sepolcri, case e luoghi di culto: quelle nei sepolcri saranno offerte funebri, le altre possono essere tanto dee quanto adoranti.

I luoghi di culto non sono anteriori al tardo miceneo: a Klenies è stata trovata una grotta con offerte votive; a Haghia Triada nell'Argolide era un culto all'aporto con mige votiva; a Delfi sotto al tempio di Apollo erano cenari a avanzi di sacrifici, sotto a quello di Athena Prensis, una leera con altare e figurine femminili. Si trovano anche dei vani destinati al culto nel palazzo di Micene e a Becheti. Ad Asine un vano di una casa aveva un banco di pietre che sorreggeva vasi e statuette; esso ricorda quelli dei vani-santuario cretesi, ma la divinità venerata è maschile (contrariamente a quelle cretesi) e si è voluto riconoscerli - ma senza prove - Zeus o Posidone. Nel cortile di Trinte era un altare. Sotto a numerosi santuari greci sono state trovate costruzioni micenee, (Eleusi, Atene, Argo, Delo, ecc.); ma nessuna sicura traccia di culto.

ISOLLE DELL'EGEO. - Benché varie divinità e luoghi di culto si facciano risalire ad età preellenica, non sono state trovate tracce di culti anteriori all'epoca greca. Nelle figurine di marmo dei sepolcri delle Cicladi si è voluto riconoscere una den della fertilità, ma l'ipotesi è molto discussa.

BIBL.: G. Karo, Religion des äglichen Kreises (Bilderatlas zur Religionsgeschichte, 7), Lipsia 1925; M. Nilsson, The Minoan-Myrencan Religion and its survival in Greek Religion, 2nd ed., Lund 1910; id., Gesch. der griech. Religion, I, Monaco 1941, p. 237 seg.; Ch. Picard, Les religions préhéliques, Paris 1948. In particolare per CREA: E. Heckenrath, Mykenische Kultizonen, in American Journal of Archaeology, 41 (1937), p. 411 seg.; Sp. Marinatos, The Cult of the Cretan Caver, in Review of Religion, 2 (1940-41), p. 129 seg.; L. Banti, Diminità femminili e Creta nel tardo minico III, in Studi e materiali di viaria delle religioni, 17 (1940), p. 17 seg. (con lista delle più comuni falsificazioni di carattere sacrale); id., I culti minico e greci di Haghia Triada (Creta), in Annuario della R. Scuola archeologica di Atene, nuova serie, 3-4 (1941-42), p. 9 seg. - Per la Grecia: A. Evans, The earlier religion of Greece in the light of Cretan discoveries, 1931; G. Karo, Mykenische Kultur, in Pauly-Wissowa, Suppl., VI (1933), col. 509 seg. (occelemente e chara sintesi); A. Persson - A. Åkerström, Zwei wykenische Monolitäre in Becheti, Ambrettter 1937-38, p. 59 seg.; Ch. Picard, op. cit., soprattutto p. 221 seg. e ricchissima bibliografia ivi citata. Luisa Banti
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“EGBERTO, ARCIVESCOVO DI TREVIRI.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 105. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/egberto-arcivescovo-di-treviri.