ELIOGABALO (IMP. M. AURELIUS ANTONINUS), IMPERATORIS ROMANO

Image from page 169
Image from page 169

ELIOGABALO (Imp. M. Aurelius Antoninus), Imperatoris Romano. - N. ad Emesa nel 204, m. a Roma l'11 marzo 222. Figlio di Vario Marcello e Giulio Scomia, si chiamava Vario Avito, ma è più comune mente conosciuto con il nome di E., dal dio di cui fu sacerdote ad Emesa durante l'esilio della famiglia dei Severi cui apparteneva. Per gli intrighi della nonna Giulia Mese che lo fece credere figlio di Caracalla, nella primavera del 218 fu proclamato imperatore in seguito ad una rivolta di soldati. Giovane depravato, in cui erano compendiati tutti i vizi e le stravaganze orientali, tentò di sostituire agli dei della Olimpia il culto del suo dio. Elagabalo con gli an-nesi riti oriastici e sanguinari.

nell'aindività sincretistica di Atun-Ri'e Harache, e incluso nella enneade eliopolitana, di cui fu il ca-postipite.

Ca. il 2000 a. C. Amenemhè'e I (din. XII) innalza a lui un tempio sontuoso sulle rovine di uno precedente; lo migliora il figlio Zenovsere I (il Sessatri dei Greci). Il tempio diventa presto un centro di scienza sacerdotale; Strabone (XVII, 27-28) visita ieri ancora le stanze, dove sarebbero stati alloggiati Platone ed Eudossio, ma vi trova soprattutto le tracce delle devastazioni di Cam-bise e constata ormai la decadenza della scienza sacerdotale antica; nota invece la presenza di obelischi, di cui uno ancora sopravvive (arabo el-misallah) di granito di Syene, alto più di 20 m., con iscrizione geroglifica di Zenovsere, posta in acciazione della festa Sed, cioè del giubileo; un altro obelisco cadde nel sec. XII; sopravvivo ora, accanto all'obelisco, rovine della città e, a 5 km., una necropoli. Nella Bibbia 'On è citata cinque volte: dapprima in Gen. 41, 45-50 e 46, 20 come patria del suocero di Giuseppe, in Ex. 1, 11 come una delle città costruite dagli Israeliti su ordine del Faraone.

A ca. I km a sud delle rovine di E., verso sud, in direzione del Cairo è oggi il villaggio di el-Ma-tarijjah, dove sorge il cosiddetto «albero di Maria», cioè un sicomoro piantato nel 1672 e caduto nel 1906; di esso resta un solo ramo verde.

La leggenda racconta che la S. Famiglia visse qui durante l'esilio di che Maria Vergine con il bambino Gesù risposò qui all'ombra della pianta; una fonte tuttora esi-stente si dice fatta sgorgare da Gesù e non è salita come le altre dei dintorni. È qui ora una cappella officiata dai Gesuiti. Alcuni apocrifi si indugiano a narrare del soggiorno di Gesù in Egitto, come il cosiddetto Vangelo di Tommaso e lo Spedro-Mattai; in essi si narra tra l'altro che Gesù sarebbe entrato in un tempio (di E.?) e vi avrebbe compiuto prodigi.

Bibl.: Description de l'Egypte, V. Parigi 1820, pp. 66-67; E. Le Camus, Egypte, in DB, III, col. 371; Pieper, Italopolii, in Pauly-Wissowa, VIII, coll. 49-50; A. Erman-M. Ranke, Egypten und asyptisches Leben, 2a ed., Tubinga 1923, pp. 31, 41 ecc.; A. Moret, Le Nil et la civilisation égyptienne, Parigi 1926, p. 168 sq.; A. Erman-M. Grapp, Wörterbuch der asyptischen Sprache, I, Lipsia 1926, p. 54; H. Gauthier, Dictionnaire des noms géographiques contenus dans les textes hérolyphiques, I, Cairo 1928, p. 54; K. Baedeker, Egypten, Lipsia 1928, pp. 123-124; R. Bartoccini, s.V. ENOCH. Ital., XIII (1932), p. 511; D. Rops, 'États en son temps', 2a ed., Parigi 1947, pp. 135-136; G. Bonacorsi, Vangeli apocrifi, I, Firenze 1948, pp. 148 sq., 168-201.