ELIU (EBR. 'ELĪHĀ, SETTANTA 'ELĪHĀ)

ELIU (ebr. 'Elīhā, Settanta 'Elīhā). - Interlocutore di Giobbe (Iob 32-37), che prende la parola dopo i tre amici Eliphaz, Baldad e Sophar.

Per dimostrare la sua innocenza, Giobbe invoca un giudizio in regola nel quale si propone di affrontare Dio, che crede irritato contro di lui, e confutare i tre amici, divenuti suoi implacabili accusatori (Iob 13, 18; 31, 35b-37); desidera pertanto un arbitro, un avvocato che prende le sue difese: «O se ci fosse un arbitro tra noi...» (Iob 9, 33); «Chi mi darà qualcuno che mi ascolti?» (ibid., 31, 35 a). Questo arbitro è E., che interviene con un tono affatto speciale: Giobbe non deve dire che Dio lo perseguiti; Egli invia i mali non solo per punire ma anche per preservare e purificare. Vendita così l'innocenza di Giobbe, lo illumina circa lo scopo delle sue avventure e prelude all'intervento finale in favore di lui. In tal modo i discorsi di E. hanno un posto essenziale nel quadro e nella dottrina dell'intero libro (v. GIOBDE).

BIBL.: P. Dhorme, Le livre de Job, Parigi 1926, pp. XLIV-XLVI, LXXVII-LXXVIII, 430-523; P. Szczygiel, Das Buch Job übersetzt und erklärt, Bonn 1931; W. A. Irwin, The Elitha speeches in the book of Job, in The Journal of Religion, 17 (1937), pp. 37-47; L. Dennefeld, Les discours d'Elihau (Job 32-37), in Revue biblique, 48 (1939), pp. 163-80, con esaurienza bibliografica.

[Francesco Spadafora

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“ELIU (EBR. 'ELĪHĀ, SETTANTA 'ELĪHĀ).” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 176. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/eliu-ebr-eliha-settanta-eliha.