ELÜL. - Sesto mese (contando da nīšār) del calendario ebraico, di 29 giorni (ag.-sett.). Il nome deriva dall'assiro ulūlu. I nomi arabi odierni in Palestina sono: presso i cristiani ölün, élül; i muaul-mani: tahr eş-şalib; i beduini: auzval şafar. Secondo la Mišnāh (Rō'f haš-šāndh, I, 1) «il primo di 'è. è il capo d'anno per la prelevazione della decima degli animali». I Gaoniti ricordano l'uso mesopotamico di seminare in un cesto pieno di terra dei legumi ai 7 e 14 di 'è.; il cesto veniva gettato alla vigilia del capo d'anno (1 tišrī) nell'acqua come sacrificio di sostituzione (Rašī a Sabbāth, 81 b). Il 20 'è. scade il termine per la consegna ufficiale della legna da ardere nel tempio.
Dal 2 di 'è. sino all'ultimo (29), escluso però il 29, vigilia di capo d'anno, si suona nella sinagoga la buccina (tīphār). Dopo la preghiera mattutina e serale si recita il salmo 27. Durante la notte che segue l'ultimo sabato prima del capo d'anno (a mezzanotte o prima dell'alba) si recitano le preghiere di perdono (sālibāth). La vigilia del capo d'anno ha luogo l'assoluzione dei voti (hattorath nīdhārīm) per dimenticanza non adempiuti. Se il capo d'anno cade nei giorni di giovedì e venerdì (dimodoché si è costretti a cuocere i cibi per il sabato, giorno in cui tale lavoro è proibito), si compie alla vigilia della festa (29 'è.) il rito della «mescolanza dei cibi cotti» (vērḥbi tabhālīn).