EPHREE (EGIZ. W'H-JB-R'; EBR. EPHRA'U', PRESSO I GRECI APRIES O UAP'HRIS)

EPHREE (egiz. W'h-jb-r'; ebr. Ephra'u', presso i Greci Apries o Uap'hris). - Faraone d'Egitto dal 588 al 566 a. C., della 26a dinastia (663-525), fondata da Psammetico I (figlio di Nechao); fu successore, se non figlio, di Psammetico II. È ricordato da Ier. 44, 30; in parecchi luoghi del resto di Ier. - di Ez. si tratta di lui, essendo E. contemporaneo di Na-buchodonosor e dell'ultimo re di Giuda Sedecia.

Abbandono la politica di non intervento in Asia, fin allora seguita, entrando subito in relazione con il partito anibaltonese, fortissimo in Gerusalemme, ed eccitandone gli spiriti alla rivolta contro Nabuchodonosor. Giuda con la Fenicia e Amman si schierò contro al re di Babilonia; ma la città di Gerusalemme, dopo 18 mesi di assedio, cadde il giorno 9 di 'ab dell'11° anno di Sedecia (587).

La distruzione del Regno di Giuda fece tramontare la speranza di E., che ai Giudei prestò l'unico reale aiuto di accogliere i fuggiaschi campati in Egitto dopo l'uccisione di Godolia. Una rivolta militare, dovuta all'in-successo delle imprese guerresche e all'aiuto dato agli stranieri, elisse a faraone di fatto Amasis (569), che lo diventò di diritto dopo l'uccisione di E. (566).

Vincenzo M. Jacono