EPITTÈTO

EPITTÈTO. - Filosofo stoico greco, n. ca. il 50 d. C. a Ierapoli in Frigia, m. a Nicopoli (Epiro) ca. il 138. Fu da ragazzo schiavo di Epafrodito, liberto di Nerone, e poi da lui liberato. Udl, ancora schiavo, le lezioni dello stoico C. Musonio Rufo da Bolsena, e, una volta libero, esercitò egli stesso l'insegnamento. Costretto a lasciare Roma in una delle

cacciate dei filosofi fatte da Domiziano (88 o 92 d. C.), si ritirò a Nicopoli in Epiro, dove tenne scuola fino alla morte. Le sue lezioni furono messe in scritto, forse tachigraficamente, dallo storico Arriano, suo discepolo, a quanto pare, in due raccolte: le Δια-τριβαι (Dissertationes) in 8 li. e le Ὀμιλίου in 12. A noi sono pervenuti 4 li. delle Dissertazioni a l' Ἐγχειρίβιον o Manuale, fatto con estratti delle prime, oltre un certo numero di frammenti. La forma delle Dissertazioni è quella della diatriba cinica, lo stile, popolare e assai vivace, si eleva spesso in toni di intima e solenne commozione.

E. è tra Seneca e Marco Aurelio il penultimo rappresentante dello stoicismo, e, reagendo alla tendenza eclettica di Panezio (185-199 a. C.) a di Posidonio (135-51 a. C.), ne richiamò la dottrina alla forma originaria dei primi maestri e soprattutto di Crisippo. Non sfuggì tuttavia alle influenze del cinismo e con i cinici concepisce la vita del filosofo come una missione, restringendone l'attività alla parte etica, ch'egli accentra intorno al problema della libertà. L'uomo è libero perché fornito di προχάρησις, e cioè della «facoltà di usare delle rappresentazioni», dalle quali appunto gl'impulsi (ἀρχιὰ) traggono il loro contenuto e si specificano (Diss., I, 1, 7; 12). Per la προχάρησις si definisce l'uomo (ibid., II, 10) e per essa egli è simile alla divinità (ibid., I, 12, 27). L'uomo però la usa rettamente a perviene ad attuare la sua libertà, solo se la limita alla sfera delle cose che sono in nostro potere (ἀρχὴς ἦλός) la nostra rappresentazioni, i moti del nostro animo e i nostri atti. Tutte le altre cose, a cominciare dal corpo, sono in potere d'altri (Man., 1), e verso di esse, chi vuol essere libero e raggiungere il fine che l'autore del dramma del mondo gli ha proposto (ibid., 17), deve rinunziare a ogni volontà, anzi volerle così come sono. «Tu non devi cercare che le cose vadano come tu vuoi, ma volere che esse vadano così come vanno, e la tua vita avrà facile corso» (ibid., 8). Contro quelli che l'opinione comune considera mali, una sola parola è da usare: ὀδὲν πρὸς ὑλὲ, «nihil ad me». Il motto in cui tutta la saggezza di E. si concentra, è: ἀνέχου καὶ ἀνέχου, «sustine et abstine» (Gedlio, XVII, 19, 6). Ciò non vuol dire che il saggio debba far la vita dell'enacorata, ma di quanto gli è esterno egli farà quel conto che il passeggero fa delle chiocciole e delle radici che, in una sosta della nave, va cogliendo sul lido. «Se il pilota ti chiama, corrii tosto alla nave senza voltarti a lascia stare ogni cosa» (Man., 7). La negatività di questo atteggiamento ha meno la sua ragione nel riconoscimento della debolezza dell'uomo, quanto nel fine ultimo che per E. consiste nell'imitazione di Dio e nella conformazione di tutti i propri atti all'ordine da lui istituito. La fede di E. nella provvidenza è inconcussa, e, malgrado le premesse monistiche del suo sistema, Dio gli si configura come persona e padre (Diss., I, 3, 1-3). «Ricordati di Dio e chiamalo in tuo aiuto a difesa come i naviganti i Dioscuri nella tempesta» (ibid., II, 18, 28). Ed è nel riconoscimento che tutti siam figli di quell'unico padre che egli pone la fonte dell'amore che l'uomo deve all'uomo (ibid., I, 13).

E. fu molto apprezzato dai cristiani, e i bizantini fecero anche degli estratti del Manuale da usare per l'edificazione morale. Secondo una notizia riportata da alcuni manoscritti, fu perfino creduto ch'egli fosse stato segretamente cristiano. A diretta influenza del Vangelo s'è pensato anche da alcuni moderni, ma la cosa non ha fondamento. I cristiani sono ricordati una volta in Diss., IV, 7, 6, ma in modo da escludere che E. ne avesse una conoscenza troppo precisa.

BIBLI: Edizioni: ed. principis, Venezia 1535; Epictetene philosophiae monumenta, ed. J. Schweighauer, 5 voll., Lipsia 1799-1800; E. Dissertaciones... fragmenta, enchiridion, a cura di H. Schmid, ed. marior, 2ª ed., ivi 1916; E. The Discourse... the Manual and Fragments (tutto e trad. di W. A. Oldfather), Londra 1926; E. Entretiens, Texte établi et traduit par J. Souillis, I, Parigi 1943. Traduzioni: Manuale ad opera di G. Leopardi

(cf. Opere di G. Leopardi, II, Firenze 1855), riedito da N. Festa con una scelta dalle Dissertazioni, Milano 1914; un'altra scelta dalla medesima opera è stata fatta da D. Bossi (Firenze 1915). «Fondamentali su E. sono le due opere di A. Bonhöffer, E. und die Ston, Stoccarda 1890 a Die Ethik des Stothers E., ivi 1894; Th. Colardeau, Etude sur E., Parigi 1903; E. Bosshard, Epictère, in Revue de l'heft. et de philos., nuova serie, 17 (1920), pp. 202-16; D. Peace, La morale de E., in Revista di filosofia, 30 (1920), pp. 250-64. «Per i rapporti tra E. e il cristianesimo, cf. A. Bonhöffer, E. und das Neue Testament, Giessen 1911; M. J. Lazarene, La philosophie religieuse d'E. et le christianisme, in Res. bibl., nuova serie, 9 (1912), pp. 5-21, 102-213; D. S. Sharp, E. and the New Testament, Londra 1914; G. Pepe, La filosofia religiosa d'E., in Revista di filosofia neo-scolastica, 8 (1916), pp. 2-20, 266-85.

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“EPITTÈTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 295. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/epitteto.