EUFEMIA DI CALCEDONIA, SANTA, MARTIRE

EUFEMIA di CALCEDONIA, santa, martire. - Gli atti giunti a noi non sono autentici (BHCG, 619 sgg.; BHL, 2708-14). E, era una vergine consacrata a Dio; durante la persecuzione di Diocleziano gli furono spezzati i denti con un martello e quindi fu gettata nel rogo. I Fosti Vindobonenses priores assegnano il suo martirio al 16 sett. dell'a. 303 (MGH, «Autores antiquissimi», IX, p. 290). La venerazione della martire si estese ben presto sia in Oriente che in Occidente, come è attestato più volte dai Sinassari greci, dal Martirologio geronimiano, dai calendari di Cartagine e di Napoli, dai Sacramentari, ecc. In Oriente ebbe una basilica in Antiochia (Moscibus, Pratum, 88; PG 87, 2945).

A Costantinopoli più chiuso furono dedicate a S. E. (R. Janin, Les églises de St. Ephémie à Constantinople, in Ethos d'Oriente, 37 [1934], pp. 270-73). In Egitto è ricordata nel calendario di Oxyrhynchos (B. P. Grenfell-A. S. Hunt, The Oxyrhynchus Papyri, parte 9a, n. 1337, pp. 19-43). In Africa nella chiesa di Kherbet-el-Ma-el-Abid, tra Costantin e Setif, vennero deposte memoria di S. E. (A. 474 (P. Monceaux, Enquête sur l'épigraphie chrétienne d'Afrique, in Mémoires de l'Académie des Inscriptions et Belles Lettres, XII, 1 [1907], p. 112). Ad Aquileia si commemorava al 3 sett. In dedicazione della Basilica l'ingresso religioso di un gruppo di santi, tra cui S. E.; sotto la stessa data veniva ricordata in Grado la dedicazione della basilica di S. E. costruita dal patriarca Elia. A Milano, forse fin dal tempo di s. Ambrogio, vennero portate reliquie di S. E. e se ne faceva la commemorazione al 27 nov. A Rouen il vescovo Vittricio mise in venerazione reliquie di s. E. (De laude Sanctorum: PL 20, 418). A Ravenna si contano ben cinque chiese dedicate a S. E. Una in città edificata al 5 sopra di una chiesa più antica; una seconda a Classe detta ad mare, cioè battistero della basilica Probi, trasformato dal vescovo Massimiano in chiesa di S. E., ma già demolito al tempo di Agnello; una terza che Agnello chiama «in Calcinio»; una quarta fuori porta Aurea; una quinta fuori porta S. Lorenzo. Sempre a Ravenna nel 550 il vescovo Massimiano depose reliquie di s. E. nella chiesa S. Stefano. A Roma il suo culto fu localizzato in una basilica situata nella IV regione urbana, cioè nella Suburra; essa è ricordata da Gregorio di Tours (ca. 537-94) come un punto di riunione delle vedove nella processione della grande litania settiforme. L'edificio era senza tetto al tempo di Sergio I (687-701), il quale lo restaurò (Lib. pont., I, 375). Non si sa quando la basilica sia stata eretta, ma certo essa doveva essere anteriore a quella che il papa Gelasio aveva dedicato a S. E. In Tivoli tra gli 42-96 (Lib. pont., I, p. 255). Presso Albano una basilica in onore di S. E. fu eretta da papa Dono (676-678). In Calcedonia, nella basilica eretta sul suo sepolcro, si ammiravano preziose stoffe, sulle quali, testimonianza di Astero di Amaseo, erano rappresentati gli episodi del suo martirio (BHCG 2, 623; Evagrio, Hist. ecc., II, 3; J. Pagore, L'église St. Euphémie et Rufinianaes, in Ethos d'Orient, 14 [1911], pp. 107-111).

La martire fu rappresentata in Ravenna in uno dei medaglioni a museo nella cappella di S. Pier Crisologo (CIL, XI, 261) e chiude il corteo delle martiri in S. Martino «Caelo Aureo»; oggi S. Apollinare nuovo (CIL, XI, 261); in Parenzo in uno dei medaglioni in museo nell'interno dell'arco trionfale della basilica del vescovo Eusebio (O. Marucchi, Le recenti scoperte nel duomo di Parenzo, in Nuovo bul., di arch. crist., 2 [1866], p. 16). Fu pure effigiatà in un affresco di una nicchia absidata nell'antica basilica di S. Clemente, ne resta la parte superiore, di aspetto giovanile, con ricco diadema di perle sul capo e la scritta SCÆ EUF [emia] (Wilpert, Mozaiken, tav. 213, 4; p. 1035); si ha pure la figura di s. E. in un affresco in S. Lorenzo fuori le mura del sec. XII.

Bibl.: Marty. Hieronymianum, p. 187, 251, 270, 447, 511; J. Croquissoni, Une fête liturgique mystérieuse. La mémoire de St. Euphémie de Chalcedoine à la date du 13 avril, in Ethos d'Orient, 35 (1936), pp. 168-82; E. Donckel, Auvergnatische Hei
Article illustration
EUFEMIA di CALCEDONIA, santa, martire - Diptino di Andrea
Mantegna (t. 154; dopo l'restauro). - Napoli, Pinacoteca.

EUFRAITE (sumerico Buranunu; accadico Pura-
munu o Purattu, il cui significato più probabile è
«Gran fiume», ebraico Pērāth; il termine greco
Εὐφράτης deriva dal persiano Ufrātho pppure Frat, cf.
armeno Efrat.). - Uno dei più grandi fiumi dell'Asia.

Nasce nelle montagne dell'Armenia dall'unione del
Kara Su, che ha origine dal Dumlu Dağ a nord di Er-
zerum, e del Murat Su (= Arsaias dei Greci, detto
anche E. orientale), che origina dall'Ala Dağ un poco
a nord del lago Van. La congiunzione avviene sotto Har-
put. A ca. 160 km dalla foce del Golfo Persico, l'E. si uni-
sce con l'altro grande fiume, Tigri (v.), formando lo Šaqt
el-Arab. L'E. è lungo 2780 km, ed ha un corso molto ir-
regolare, specialmente fra le catene montuose del Turo,
ove procede con ampie insenature e con fosse profonde,
che occasionano alte e belle cascate. Nella pianura me-
sopotamica il suo letto si allarga, raggiungendo anche i
400 m. e la profondità di 5-6 m. La portata d'acqua varia
con le stagioni; ma le sue piene (marzo-giugno) di so-
lito sono molto regolari, dipendendo dallo scioglimento
delle nevi. Ad esse è subordinata la navigabilità del fiume,
che ora è sfruttata poco, dato il sorgere delle ferrovie
lungo il Golfo Persico. È da notare che nel periodo previ-
storico, ed anche in quello storico sebbene manchino
testimonianze perspicue, l'E. si gettava direttamente
nel mare con foce separata da quella del Tigri. I suoi
affluenti principali sono: Nahr Belih e Nahr Zabbur.
Fra le città bagnate anticamente erano famose Chraca-
mis (cf. Ier. 46, 2) e Babilonia (cf. Apoc. 9, 14; 19, 12).
Al tempo dell'Impero babilonese l'E. forniva gran parte
dell'acqua che, attraverso un'ottima rete di canali, ir-
rigava la vasta pianura.

Nella Bibbia si parla spesso dell'E., che compare
fin dal principio (cf. Gen. 2, 14) come uno dei fiumi del
Paradiso terrestre. Talvolta esso simboleggia la poten-
za babilonese (cf. Ier. 2, 18; 13, 4; 9, 7; 27, 12).
Sovente l'E. è ricordato nelle delimitazioni di confine.
Secondo la promessa fatta ad Abramo (Gen. 15, 18; cf.
Ex. 23, 3; Deut. 1, 7; 11, 24; Jos. 1, 4 ecc.) il limite set-
tentrionale del dominio ebraico sarebbe segnato da certo
fiume. All'inizio del regno israelitico, almeno nominati-
mente ed in occasioni particolari, sembra sia stato rag-
giunto tale confine (cf. II Sam. 8, 3; I Reg. 4, 24). Nel
periodo persiano l'E. segnava il limite della satrapia Abar
Nahara (ebraico 'ebiler han-nāhar 'al di là del fiume');
cf. Esd. 8, 36; Neh. 2, 7, 9), che comprendeva lo zona
estendente fra esso ed il Mediterraneo.

Bibl.: F. R. Chesney, Expedition for the survey of the river Eufrates and Tigris, Londra 1850; E. Sachau, Amm. Bibl. 2, 20, 26-30; Weissbach, Euphrates, in Pauly Wissowa, VI, vol. 1, 195-215; G. Caraci, s. V. ENOCH. Ital., XIV (1922), pp. 355-56.