EUSTAZIO, vescovo di Sebaste. - N. agli inizi del sec. IV, m. dopo il 377. Nel campo dogmatico fu irrequieto, sconfinando nel seminariensimo e più tardi negando la divinità dello Spirito Santo. Questi errori procurarono a E. gli ammonimenti del suo amico e poi avversario s. Basilio Magno. Dopo la rottura con lui E. diventò capo dei macedoniani. E. ebbe tuttavia il merito di introdurre in Cappadoia la maniera di vivere dei monaci, semi che i Basilio raccolse per dar loro consistenza definitiva con la sua opera e le sue leggi. Biel.: S. Salvith, Eustathius, in DTHC, V, coll. 1561-77; L. Duchesne, Storia della Chiesa antica, II, Roma
1911. EUSTAZIO, vescovo di Tessalonica
Vissuto antico, scrisse diversa opere filosofiche e teologiche nella seconda metà del sec. XII. È una delle più importanti figure del periodo bizantino; fu dicono di S. Sofia di Costantinopoli ed in seguito vescovo di Tessalonica; come diacono, scrisse opere di carattere profano (commenti ad Omero, a Pindaro, ecc.), mentre come vescovo entrò nella vita pratica e le sue opere assunsero carattere di attualità. In esse si notano gli sforzi dell'autore per riformare la vita monastica ed elevare il livello morale e culturale dei conventi. Non raggiunse però lo scopo che si proponeva, perché, proprio a causa di questa sua attività informatrice, fu costretto ad allontanarsi per qualche tempo da Tessalonica. Tra le opere del secondo periodo, oltre le Lettere, le Omelia e i Discorsi, si ricorda una serie di scritti, dai quali risultano le sue tendenze ed i suoi propositi di riformatore (PG, 135-36). Il suo commento ad Omero è stato pubblicato da Stallbaum (7 voll., Lipsia 1825-30). Biel.: K. Krumbacher, Geschichte der byzantinischen Lit. teratur, Monaco 1897, p.1912. EUSTACHIO, santa
Terzogenita dell'illustre matrona romana Paola ed senatore Tossizio, si consacrò ancor giovanissima a Dio. Le prime notizie che la riguardano si ricollegano direttamente al secondo soggiorno romano di S. Girolamo (382-85). Fu appunto nella casa di Marcella sull'Aventino, divenuta ormai il centro spirituale dell'Urbe, che la fanciulla incontrò per la prima volta il santo dottore, giunto da poco dall'Oriente con s. Epifanio e s. Paolino d'Antiochia. E. divenne ben presto il centro delle cure di Girolamo che per lei, dietro invito della madre, scrisse la mirabile lettera 22° De custodia virginitatis, definita a ragione il canone della verginità. Nella primavera del 386, insieme alla madre, lasciò Roma per l'Oriente: raggiunsero Girolamo ad Antiochia e dopo aver visitato i più famosi monasteri d'Egitto e i Luoghi Santi della Palestina, si stabilirono definitivamente a Betlemme, conducendovi una via strettamente ascetica. E. che conosceva a perfezione la lingua greca e la latina, in breve tempo riuscì ad impadronirsi anche dell'ebraica, cosicché Girolamo poté aver in lui un valido aiuto nella trascrizione dei codici. In seguito il maestro lo dedicò i commentari su Isaia e su Ezechiel. Dopo la morte di Paola (404), di cui Girolamo scrisse un affettuoso epitaffio, ella stessa assunse il governo del monastero femminile fondato dalla madre, che resse per lo spazio di quindici anni. Finalmente nel 419, appena un anno prima della morte del maestro, anch'ella si spegneva serenamente nella terra che aveva veduto i natali del Redentore. Biel.: S. Girolamo, Ep. 22, V. anche le Ep. 40, 54, 107, 108; in PL 23: Acta SS. Septembris, VII, Parigi 1868, pp. 580-603; G. Grützmacher, Hieronymus, Lipsia 1901, passim; F. Cavallera, St. Férone, Lovanio 1922, passim. Emanuele Romanelli EUSTORGIO, santo. - Sarebbe stato vescovo di Milano tra il 343-50. È ricordato con lode da s. Atanasio e s. Ambrogio come zelante e fervente ortodosso; ma purtroppo non si conosce nessuna altra notizia sicura. Esiste una biografia scritta da Landolfo nel sec. XI, secondo la quale E. fu mandato dall'Oriente come governatore di Milano. Alla morte di Protasio fu acclamato vescovo, ma non volle accettare la dignità senza il beneplacito e l'approvazione dell'Imperatore. Si recò perciò a Costantinopoli donde ritornò con privilegi per la città e trasportando i corpi dei ss. Re Magi. Durante il suo vescovato si tennero a Milano i due sinodi contro Fotino nel 346 e nel 348. È commemorato il 8 sett. Biel.: Tillmont, VI, Venezia 1732, pp. 31, 703; Acta SS. Septembris, V, Parigi 1866, pp. 774-80; F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia, La Lombardia, Milano, Firenze 1913, pp. 108-14, 718-20; Martyr. Hieronymus, p. 315; Martyr. Romanum, p. 404 sq. Agostino Amor EUSTRAZIO. - Metropolita di Nicea, vissuto nei secc. XI-XII, m. dopo il 1177. Dissidente e antiatino, scrisse diverse opere filosofiche e teologiche e polemizzò con l'arcivescovo di Milano, Pietro Grossolani. Fu deposto per i suoi errori intorno alla cristologia. I suoi scritti sono editi in parte da Demetrakopoulos, 'Εκτὰ βιβλιοθήκη, I, Lipsia 1866, p. 47 sq. Gli atti del suo processo in 'Αθηνάτω, 4 (1875), pp. 227-33. Biel.: F. Delger, Eustathius, in LTHK, III, col.1913. EUSTRAZIO, patriarca di Costantinopoli
Successore di Eutichio (m. nel 582). È autore di un trattato contro gli aderenti della dottrina del sonno dell'anima fino alla risurrezione (v. Fazio, Bibl. cod., 171), pubblicato da Leo Allatius, De utriusque Ecclesiae occidentalis atque orientalis perpétua in dogmate de Purgatorio consensione (Roma 1655, pp. 319-580; manca in PG). Precedentemente aveva scritto un'opera perduta): Sull'anima e gli angeli santi. È autore di una vita del patriarca Eutichio (PG 86, II, 2273-2390). Biel.: Bardenhever, V, p. 130 sq.; G. Graf, Geschichte der christlichen arabischen Literatur, I (Südi e Testi, 118), Città del Vaticano 1949, p.1914. Erik Peterson EUTANASIA
Da eò bene e s'èvaxo, 'morte'. Nel senso attualmente corrente vuol significare: 'pietosa uccisione non dolorosa di un malato ritenuto ormai inguaribile' tormentato da sofferenze intollerabili; 'può essere applicata per volontaria richiesta del soggetto o per coercizione altrui. Il problema può essere considerato in modo particolare dal punto di vista della deontologia medica, della criminologia, della psicologia, della morale cristiana. Dall'angolo prospettico della deontologia medica, essendo il fine della medicina quello di conservare il più a lungo possibile la vita umana opporsi alla morte, l'omicidio liberatore dalle sofferenze non può ammettersi, comeessenzialmente opposto al suddetto line; inoltre, non può
aversi l'assoluta certezza della inguaribilità del male, posta
la possibilità d'una diagnosi errata, le impensate risorse
dell'organismo, il continuo progresso dei mezzi di cura.
D'altro lato, la medicina è in possesso dei migliori mezzi
per alleviare le sofferenze, usabili con ampia larghezza,
senza apprezzabile danno per la vita dell'infermo.
Sotto l'aspetto criminologico, il problema assume in-
numeri aspetti, e conduce a conclusioni nettamente ne-
gative rispetto alla pratica dell'è, e ad una possibile sua
legalizzazione. In quasi tutte le legislazioni passate e pre-
senti le ipotesi, sia di partecipazione al suicidio e sia di
omicidio del consentimento, sono ritenute punibili, pur
con attenuazione di pena in riguardo ai motivi determi-
nanti. Anche prescindendo genericamente dalle condi-
zioni di malattia della vittima, se il tipo di infermità è
tale da invalidare l'autoconsenso, questo diviene ineffi-
cace, non essendo espressione di libera volontà. L'ete-
roconsenso, negli incapaci, è cosa illecita per la mancante
volontà del paziente da una parte, dall'altra per il grave
rischio di fini occulti egoistici e criminosi degli interessati.
Addivenire a considerare l'è motivo di non punibilità
del soggetto attivo (come da alcuni è oggi voluto e pro-
clamato e anche attuato in clamorosi processi, il che è
indice di una odierna aborrenza tendenza) sarebbe social-
mente improvvido e all'estremo pericoloso. Infatti, è in-
tuitabile quanto spesso, con leggi simili, l'apparente fine
di bene diverrebbe un precetto maschera di più trupi
interessi, cioè quanto spesso la pietosa morte infitta
sarebbe l'arbitraria anticipazione, nel campo rigoglioso
della delinquenza evoluta, di una morte altrimenti troppo
tarda a venire per il desiderio degli interessati.
All'esame psicologico, indagando i motivi determi-
nanti, il più delle volte non può considerarsi altruistico
il fine dell'è, considerato nell'apparente desiderio pie-
toso d'interrompere le intollerabili sofferenze del pa-
ziente; a un esame più profondo, il movente appare ma-
teriale dal raffronto egoismo di non voler parlare il pati-
mento altrui, o volersi liberare dal peso di una penosa
assistenza. La carità cristiana viene così distrutta e la
filantropia sociale si risolve nel più banale egoismo.
Dal lato della morale cristiana, l'è, è inaccetta-
bile, come violazione del quinto comandamento:
«non uccidere» che si erge, come barriera insupera-
bile, ad ammonire che Dio solo è padrone assoluto
della vita e non è lecito dar morte a sé o ad altri. I
pagani stessi (Pitagora, Cicerone) ebbero chiaro nella
mente ed espressero nelle loro opere il concetto,
che è illecito allontanarsi dalla vita senza il comando
di Colui che l'ha data, (Cicerone, De senectute,
20, 73; Somnium Scipionis, 3, 7).
Nei riguardi d'un'anestesia a fondo, essa è moral-
mente lecita, purche non valga ad accelerare la morte e
consenta all'infermo, almeno a intervalli, quella lu-
cidità che gli permetta di curare i supremi interessi
dell'anima e di regolare i suoi doveri di giustizia
(v. ANESTESIA).
Dal punto di vista pratico attualmente in America si
tenta ogni maniera di ottenere la legalizzazione dell'è,
sia volontaria che coercitiva; a Nuova York esiste una
«Euthanasia Society» forte anche di un numeroso gruppo
di medici aderenti; essa ha organizzato un «American
Advisory Council» composto di cento membri, tra cui
numerosi appartenenti al clero protestante, uomini po-
litici in vista (il senatore dello stato di Nebraska John
H. Comstock, che già nel 1937 aveva proposto al vota
nel suo stato una legge che legalizzasse la «volontaria»),
massimi esponenti della propaganda eugenica negativa
(Margaret Sanger); essi attivamente lavorano e premono
perché venga portata all'assemblea di stato di Nuova York
un «proposed bill to legalize euthanasia».
Bial, E. Morselli, L'uccisione pietosa, Torino 1943; G. Del
Vecchio, La morte benefica, ivi 1928; M. Pineau-Valenciano,
La mort par pitié, Parigi 1931; Ch. Kiesstein, L'enthousiasie,
Leggi 1935; L. Seremin, Appunti di morale professionale per i
medici, Roma 1947, pp. 118-27, 342-54; J. V. Sullivan, Catholic
teachings on the morality of euthanasia, Washington D. C. 1949;
G. Flesch, L'è, di fronte alla scienza e alla morale, in Redenzione.
1952; A. Oddone, L'uccisione pietosa, in Citt. Catt., 1950, I,
pp. 245-57.