EVANGELIZZAZIONE DELLA B. - L'Armorica, estrema propagine nord-occidentale della Gallia, dopo la conquista romana (57 a. C.) protesse tra le sue fitte foreste le ultime resistenze della religione druidica. Il cristianesimo faticò assai per mettervi piede. Fino a Martino di Tours (m. nel 397) non abbiamo notizie sicure sull'esistenza in B. di una vera e propria comunità cristiana. Il martirio dei due giovani cristiani Donaziano e Rogaziano a Nantes (cf. Martyro, Romanum, p. 264) attesta tutt'al più la presenza di qualche cristiano. Tradizioni locali, non ancora del tutto accertate, darebbero a Nantes un vescovo, Claro, già alla metà del IV sec. Comunque fu Martino di Tours (372-97), metropolita dell'intera Lugdunensis III, di cui l'Armorica era la parte settentrionale, che ne iniziò la regolare evangelizzazione. Non si può però dire se egli si sia riservato direttamente il governo di quelle cristianità ovvero abbia dato ad esse vescovi propri. Sta il fatto che all'arrivo dei Bretoni esistevano già nell'Armorica i tre vescovati galloromani di Nantes, Rennes e Vannes. Il paganesimo tuttavia continuava a predominare sulla popolazione assai scarsa, specialmente dopo le devastazioni degli Alani e dei Sassoni tra il 406 e il 416. Il cristianesimo trionfò definitivamente quando, verso la metà del sec. V, cominciarono a sciamare dalla vicina B. Maggiore nell'Armorica i Bretoni, in forza dei quali, fattisi man mano più numerosi, ben presto la penisola cambiò nome e lingua. Qualche gruppo era guidato dal proprio vescovo, ed un Mansueto vescovo dei Bretoni compare già al Concilio di Tours del 461 accanto ai suoi colleghi gallo-romani; altri erano guidati da preti e da monaci; ma tutta la loro organizzazione si raccoglieva intorno ai monasteri. Non si ebbero infatti diocesi con confini precisi; ma i vescovi governavano i fedeli dai loro monasteri come nella B. Maggiore e nell'Irlanda; influssi irlandesi non mancarono infatti di farsi sentire in quei primi secoli di organizzazione e l'elemento monastico rimase predominante. Vescovi bretoni troviamo regolarmente ad Alet, Tréguiere, Quimper, Léon (St-Pol-de-Léon), St-Brieuc, Dol, St-Malo, accanto ai loro colleghi gallo-romani. Tutto il territorio continuò a dipendere dalla metropolitana di Tours, ma un movimento di separazione si fece man mano più potente dal sec. VIII in poi, causa i contrasti politici con i sovrani carolingi. Ci fu anzi un momento che Dol tentò arrogarsi autorità metropolitana. Buona parte della legislazione delle false Decretali fu appunto diretta a regolare i rapporti religiosi della regione.
BIML.: L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2a ed., Parigi 1910, pp. 253-78, 360-92; L. Gougaud, Les chrétiens celtiques, Parigi 1914, p. 109 sg. 3; H. Leclercq, S. V. in DACL, II, 1, coll. 1245-62; E. Jarry, Bretagne armoricaine, in Catholiceisme, II (1948), coll. 243-50.