FELICE III, PAPA. - A rigore dovrebbe dirsi F. II, perché il precedente fu antipapa. Pontefice dal 483 al 492. Suo padre, anch'egli di nome Felice, era prete del titolo di Fasciola (SS. Nerone e Achilleo). Fin dal primo anno del suo pontificato assistette alla tempesta suscitata in Africa dai Vangeli contro i cattolici, e dopo la persecuzione stabilì in un sinodo le norme per la riammissione dei «Japsi» nella Chiesa.
Ma l'avvenimento più importante del suo pontificato fu la consumazione dello scisma orientale, detto, dall'altro, acciaio. Salito alla cattedra di S. Pietro, ricavato la notizia della pubblicazione dell'Anticato dell'imperatore Zenone, e degli intrighi per affidare la Chiesa di Alessandria all'eredità Pietro Mongo. Giovanni Talai, vescovo cattolico cacciato da Alessandria, venne Roma per aver giustizia dal Pontefice. F. senza esitare inviò immediatamente una missione con numerose lettere per Zenone e Accio allo scopo di difendere il Concilio di Calcedonia e la lettera dogmatica di s. Leone Magno, citando al suo tribunale il patriarca di Costantinopoli i cantoni a rispondere delle accuse messaggi da Giovanni Talai. La missione era difficile e delicata: i due vescovi legati vennero meno al loro mandato per denaro e per paura si lasciarono trascinare dagli scismatici, assistendo alla solenne liturgia celebrata da Accio, nella quale nome di Pietro Mongo fu inserito solennemente nei diritti. F., informato dai monaci accenti fedeli a Roma della defezione dei legati, convocò un Sinodo di 77 vescovi nel quale depose i fediraghi e scomunicò Accio. A porrare la sentenza di scomunica a Costantinopoli fu incaricato il difensore Tutto, che giunto in Oriente si mise in relazione con i monaci; questi avendo saputo che Accio si rifiutava di accettare il documento pontificato, glielo affissero al mantello mentre si recava al tempio. Parecchi di quei monaci pagarono la loro sudacia con la vita. Altri con il carcere. Anche Tutto più tardi si lasciò corrompere e, passato agli scismatici, fu dal Papa deposito e scomunicato. Accio espunse dai dittici F., lo scisma venne a dividere la Chiesa orientale da Roma. L'agire di F. era giustificato, poiché le mene dei vescovi orientali, intriganti ambiziosi e fautori dell'eresia non-fisita, costituivano un pericolo perenne per la pace unita. F. morì il 1° marzo 492 e fu sepolto nella basilica di S. Paolo, per gli stretti legami della sua famiglia con la basilica.
Agostino Amore