FELICE, vescovo di URGEL. - In carica a Urgel (ca. 782) nella Marca Hispanica, m. nell'818. Fu, insieme a Elipando, il principale propugnatore dell'adozioneismo, che difese con grande erudizione e zelo. Giudicato nel Concilio di Ratisbona del 792, convocato da Carlomagno, rinunziò pubblicamente ai suoi errori, che ancora una volta abiurò poco dopo a Roma dinanzi a papa Adriano I.
Ricaduto però nei medesimi, scrisse un'opera eruditissima, oggi scomparsa, refutata poi da Alcuino, da Paolino di Aquileia a da Agobardo di Lione. In un Sinodo del 798, a Roma, Leone III pronunciò l'accetema contro F. Una disputa pubblica fra F. e Alcuino dinanzi a Carlomagno (ott. 798) indusse F. a riconoscere la sua eresia. Allora rivolse ai suoi colleghi di Urgel una Confessio fidei, in cui li esorta alla fede cattolica. Recentemente è stata identificata come opera di F. il Liber de variis quaestionibus adversus fudaeos ac ceteros infidelus seu qualibus haereticos, prima attribuito falsamente a s. Isidoro di Siviglia.