FERENTUM

FERENTUM. - La etrusca Ferento, tra i profondi burroni dei fossi dell'Acqua e Vezzarella, fu città prospera ai tempi di Augusto e patria dell'imperatore Ottone e di Flavia Domitilla, madre di Tito.
FERENTUM. - La etrusca Ferento, tra i profondi burroni dei fossi dell'Acqua e Vezzarella, fu città prospera ai tempi di Augusto e patria dell'imperatore Ottone e di Flavia Domitilla, madre di Tito.

Il cimitero cristiano di S. Eutizio, con iscrizione del 359 (CIL, XI, 1, 1034 - 3056) e, se appartengono a Ferento, un sigillo ed un anello cristiani, riferiti dal De Rossi al sec. III o IV e trovati nel territorio di Viterbo (Bull. d'Arch. Crist., 2 [1871], pp. 35-37), sono le più remote testimonianze cristiane, poiché il primo vescovo certo, Maximus Ferentinus, appare nel Concilio del 487. Nel Sinodo romano del 649 sottoscrive un vescovo di F. Polymathium ed in quelli del 680-81 si ha un prelato di Polymathium, corrispondente di Bo-marzo, sottoposto alla dominazione bizantina, ove, nel sec. VI o VII, secondo il Duchesne, si sarebbe ritirato il vescovo di F., caussa l'invasione dei Longobardi, conservando nella sua obbedienza la parte della diocesi restata romana. In seguito seguì le sorti dell'esposato di Bomarzo, che a sua volta nel sec. XI fu unito a quello di Bagnorogio.

Nel 1172 F. fu distrutto dai Viterbesi, che accusava i Ferentani dell'eresia di Cerdone. Restano il teatro, un ippodromo sul declivio del colle avanzi della chiesa del sec. IX-X, dedicata a S. Bonifacio vescovo di F. (Greg., Dial., I, 9). Nei cataloghi episcopali non di rado si fa confusione tra F. e Ferentinum in provincia di Frosinone.

Bial.: Cappelletti, V, p. 613; B. Cam. Seriet epistol., Rainsona 1873, p. 677; P. Germano, Memorie archeologiche e critiche sopra gli atti e il cimitero di S. Eutizio di Ferento, Roma 1886; L. Duchesne, Le sedi episcopali ecc., in Archivio della R. Sec. Rom., di storia patria, 11 (1892), p. 225; L. F. Kher, Italo Pontif., II, Berlino 1907, p. 215; Lanzoni, I, pp. 533-536.