FERENTINO, DIOCESI di. - In provincia di Frosinone, immediatamente soggetta alla S. Sede; superficie lamq. 353; popolazione 55.000 ab. di cui ca. 15.500 nel comune di F.; parrocchie 29; sacerdoti secolari 44 e 32 religiosi; comunità religiose maschili 21, femminili 86; seminario minore (1948); patrono s. Ambrogio martire.
F. fu città degli Ernici, conquistata da Roma negli aa. 413 e 361 a. C., alla quale si mantenne fedele. Venne saccheggiata dai Saraceni, ma presto passò sotto il dominio della Chiesa. Dopo il 1900 vi si sviluppò il comune e fu spesso dimora dei papi, particolarmente di Alessandro III. Onorio III vi convocò nel 1225 un congresso con il re di Gerusalemme e Federico II, il quale promise di partire per la Crociata ma poi differì la spedizione.
Non è certo quando il cristianesimo fu introdotto a F. ed il primo vescovo storicamente certo è Basso, che fu presente ai Sinodi romani del 487 e del 492. Si noti che i compilatori dei cataloghi hanno spesso confuso i presuli di Ferento d'Etruria con quelli di F. Il vescovo Bono, il 16 apr. 556, consacrò Pelagio I. S. Gregorio narra che Redento, vescovo Ferentino civitatis, durante la sua visita pastorale si fermò una sera a rifocillarsi presso la chiesa del martire Eutichio, che gli apparve durante la notte (Dial., III, 38; PL. 77, 316). Si notano ancora: Trasmondo (1150), morto in prigione; Ubaldo (1148), legato di Adriano IV ai principi cristiani per la Crociata e già consacrante dell'antipapa Vittore IV; Giacomo (1255), legato di Giovanni XXI all'imperatore Michele Paleologo; Landolfo de' Rossi (1298), che rese ottimi servizi a Bonifacio VIII; Francesco Filipperi (1499), legato di Giulio II all'imperatore Massimiliano.
Di F. fu Novidio Flacco (ca. 1476), poeta ed autore dei Fasti cristiani, ad imitazione di quelli di Ovidio.
MONUMENTI
Pederose mura poligonali, ben conservate e munite di parte, della prima età sillana; teatro del II sec.; un probabile tempio sotto il palazzo vescovile; il testamento di Aulo Quintilio, che al tempo di Traiano doveva a F. denaro e terre; la chiesa romanico-ogivale di S. Francesco (1277-82); quella di S. Valentino con campanileto a bifore; di S. Maria Maggiore (sec. XIII) con interno a croce latina ed ispirata a Fossanova; il Duomo romanico, dedicato al ss. Giovanni e Paolo, con pavimento di Paolo marmorario (1116 ca.), ciborio di Drudo de Trivio (sec. XIII) e negli scantinati del palazzo vescovile il ciborio scomposto del sec. IX.
In diocesi fiorì il celebre monastero di S. Maria in Fiume, eretto nel 1196 dal conte Giovanni e dal card. Giordano dei conti di Ceccano. - Vedi tav. LXXVI.
Bibliografia5 opere
1905; P. F. Kehr, Ital. Pontif., II, Berlino 1907, pp. 146-47; G. Falco, I comuni della Campagna e della Marittima nel medioevo, in Archivio della R. Soc. Rom. di storia patria, 92 (1910), p. 549 sgn.; Lanzoni, pp. 167-68; Cottinetti, I, col. 1124; G. Battelli, Il comune di F. e i Francescani nel sec. XIII a XIV, in Arch. Deputat. Soc. Rom. di storia patria, 67 (1944), pp. 361-69.
Alberto Galietti

